FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

E se a Roma c’è il più grande diplomificio del mondo…

Oggi iniziano, per tanti, gli esami di maturità. Vi propongo quindi una sfida: pensate a un diplomificio.

State pensando a una scuola paritaria? Grande errore! Quelle sono spesso scuole di qualità, alle volte superiore rispetto alle pubbliche paragonabili sul territorio.

Sia chiaro, anche loro diplomano a pedate del sedere e se entri alla maturità fan di tutto per darti almeno 60, ma quello si fa anche nelle statali e, francamente, finché non si manda avanti gente palesemente inadatta, non è nemmeno un enorme scandalo.

Se pensate al recupero anni, beh, ripensateci! Un recupero anni non può diplomarvi, deve mandarvi in una scuola, che sia statale o paritaria. Si suppone, quindi, che l’esame sia equo. Si può magari gabolare qualcosina sull’ammissione ma da un esame del genere non si esce senza sapere un po’ di fatto proprio.

Esistono, invece, scuole truffa, che chiedono una fracca di soldi per il recupero anni, insegnano poco e nulla e mandano gli alunni allo sbaraglio all’esame, che spesso non passano, ma appunto non regalano diplomi.

Pensate invece alle scuole pubbliche statali. Non è un mistero che molte siano… particolarmente generose e che facciano fioccare i 100 e lode quando nelle prove standardizzate abbiano risultati paragonabili al Sud America.

In tal modo, viene da chiedersi: che credibilità ha un diploma se, evidentemente, il modo in cui è rilasciato non è standardizzato?

E la crisi del Covid ha peggiorato le cose e non poco. L’esame del 2020 è stato una farsa, semplificato oltremodo perché la scuola ha fallito nel fornire un’alternativa digitale, mentre nel 2021 si è scelto di eliminare lo scritto, per ragioni che non capisco dato che le università li fanno tranquillamente, in favore di esami scolastici fatti con modalità essenzialmente randomiche, alcuni difficili oltremodo, altri ultrasemplificati.

Ora, non se la prendano i liceali all’ascolto, ma esistono dei diplomi “utili” e dei diplomi “inutili”, almeno ai fini dell’accesso diretto al mondo del lavoro: è difficile che io cerchi una persona diplomata allo scientifico per un qualcosa collegato al suo diploma, mentre è facile che io cerchi un informatico per il suo diploma.

Ecco, onestamente, con un sistema del genere COME CAZZO FACCIO A FIDARMI DI UN DIPLOMA RILASCIATO COSÌ, scusatemi il francese?

Com’è possibile che con la scusa del Covid si diplomino migliaia di informatici che non sanno un tubo, non san programmare, non sanno amministrare sistemi, sanno disegnare qualche rete qui e lì dimenticandosi pezzi, in sostanza che se messi a fare un qualsiasi compito non sapranno che fare?

Già l’ITI ha il problema di essere organizzato, mi si perdoni ancora il francese, col culo, con un’enorme rete di sicurezza di due anni in cui si studia un po’ poco di tutto, partendo seriamente solo al terzo anno. In sostanza, per gli informatici, si passano due anni a fare Excel e, se va bene, un po’ di HTML e a imparare qualcosina, che si dimentica subito, di chimica e fisica, tutto ciò per permettere una più agevole transizione tra vari indirizzi, con il risultato che in pratica studi la materia di indirizzo per 3 anni e non per cinque e ciò che hai studiato nei primi due anni lo dimentichi.

Perché fare cinque anni di materia d’indirizzo, uscirne con le contropalline e avere due ore di scienza, magari applicata all’informatica così da non credere al Bluetooth nei vaccini, sarebbe troppo intelligente.

Nonostante ciò, questi diplomi sono stati fortemente professionalizzanti per anni, perché con un minimo di “garzone” e un po’ di passione si riusciva a cavare un ragno dal buco.

Ma oggi, dopo due anni di diplomi dati a caso, quanti inizieranno a non fidarsi così tanto di “Ministero dell’Istruzione – Repubblica Italiana” come ente di certificazione, preferendo Cisco, Microsoft o analoghi per altre discipline?

Perché, magari, la questione territoriale la risolvi dando un occhio specifico a qualche curriculum durante la prova, ma quando l’intero apparato è marcio puoi davvero fidarti?

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.

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