FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

La sinistra e le regionali lombarde: qualche considerazione

Il sindaco di Milano Beppe Sala ha detto, sabato, ciò:

In vista delle elezioni regionali in Lombardia nel 2023 è chiaro che per battere Fontana la sinistra deve partire abbastanza in fretta. Il fronte largo è l’unica possibilità, ma non è facile. È il momento di riprovarci con la legge Zan, Milano è il luogo giusto per poter ricominciare.

Ovviamente, da cittadino milanese che non vede così male Sala (per quanto non l’abbia votato) e lombardo trovo interesse a leggere, e commentare con voi, queste dichiarazioni.

Prima di tutto, è indubbio che per la sinistra sia difficile vincere in Lombardia, così com’è difficile per la destra vincere in Emilia-Romagna. Ma non è che nel DNA lombardo ci sono i bracci tesi e in quello emiliano e romagnolo ci sono i pugni chiusi, una serie di eventi ha portato allo sviluppo di una certa cultura politica, anche grazie al – piaccia o meno, nel bene e nel male – governo serio di Errani e Formigoni.

Proprio per la supposta non competitività delle due Regioni le locali forze non si sono mai concentrate a vincere a livello regionale ma hanno invece usato le elezioni per lanciare altri messaggi o per risolvere altre problematiche ad altro livello, bilanciare questioni interne o cose del genere…

Pensateci, in Lombardia il centrosinistra ha sempre odiato tutto ciò che è lombardo, per un po’ la priorità dei sindaci del centrosinistra è stata togliere i segnali in dialetto e quella del centrosinistra regionale trovare la fonte più imbarazzante per dire che la lingua lombarda non esiste, d’altronde, chissenefrega se l’Organizzazione Internazionale per la Standardizzazione ritiene che ci siano sufficienti dati per dire che c’è, se un laureato in storia della lingua dice che non c’è, non c’è. Anche voi con questi pseudoconcetti, dai 😉

Parimenti, in Emilia-Romagna, la destra ha spesso portato avanti battaglie questionabili, spesso attaccando il sistema sanitario regionale provando a dipingerelo come chissà quale inferno, quando in realtà sappiamo bene che l’Emilia Romagna ha un sistema adatto alle proprie necessità e rispettabile.

Ovviamente:

  1. Son sempre esistite persone rispettabili da ambo le parti, ma sono state essenzialmente zittite da chi urlava: d’altronde, se non puoi vincere, è meglio utilizzare posizioni polarizzanti, che elettrizzano l’elettorato, che andar dietro al compromesso come chi vuol vincere
  2. I tempi cambiano, così cambiano i partiti: in Emilia-Romagna la sanità apre ai privati ad esempio, mentre in Lombardia si assegna quella territoriale in esclusiva al pubblico. Pure sul tema delle culture locali, se prima il centrosinistra in Lombardia ogni tanto sembrava un circolo di nostalgici della RSI, ora hanno fatto un upgrade all’Alleanza Nazionale, mentre il centrodestra ha iniziato anche lui a mettersi contro (si veda la questione Galli vs lingua lombarda).

Non sono però affatto d’accordo con la visione, oserei dire lettiana, del fronte largo: il fatto che il PD nazionale sia ormai informe e si differenzi dal Movimento 5 Stelle solo per non dover rispondere ad un elettorato filorusso non rende ciò necessariamente utile in ogni situazione.

L’idea di fronte largo si basa sul sommare i voti per superare l’altro schieramento, ma bisogna contare anche un secondo fattore: i voti che si possono ottenere. Ciò si fa ammiccando ai moderati, solitamente.

Ma siamo sicuri che ammiccare ai moderati si faccia avendo nella stessa coalizione i pro nucleare di Azione ed Europa Verde la cui portavoce nazionale non distingue GW e GWh? O avendo nella stessa coalizione il PD che vuole chiudere col monopolio a Trenord mettendo a gara il servizio e qualche formazione di sinistra sinistra vera sinistra che vorrebbe nazionalizzare il servizio? Per non parlare della sanità, come coniugare le posizioni dei liberali, presenti ad esempio in Azione, Più Europa e, in misura minore, nel PD, con quelle delle componenti a sinistra del PD e delle listine rosse che credono nella favola del “quarant’anni fa avevamo la migliore sanità del mondo, poi i tagli, il neoliberismo e le regionalizzazioni l’hanno distrutta?”.

A me, se proponessero una coalizione del genere verrebbe da prendere la matita in mano, ma per scrivere ai passanti di chiamare il sindaco e fare un TSO: non è una coalizione sensata, è un’ammucchiata fatta per provare a vincere e basta.

D’altronde, chi mi garantisce che non mi trovo un NIMBY che considera la Lombardia il proprio backyard a gestire le infrastrutture lombarde? O che magari per non suicidarsi dando la sanità a un picio diano l’istruzione a qualche ex okkupante di filosofia di quelli che distruggono gli IeFP perchè “la scuola deve formare il cittadino e l’uomo no il lavoratore” e non apprezza il fatto che ci siano troppi tirocini in quel mondo?

E sia chiaro: tra i moderati c’è spazio. La gestione Covid della giunta Fontana ha fatto arrabbiare tantissimi imprenditori e liberi professionisti, categorie solitamente vicine al centrodestra. E non perché non è stata fatta una salvifica zona rossa che, secondo l’influencer lecca-Conte di turno avrebbe salvato il mondo, ma perché, invece, non ha difeso a sufficienza il lavoro! D’altronde, dopo che Fontana si era inventato il coprifuoco (comunque voluto anche dai sindaci di centrosinistra, tanto si sa, le libertà fondamentali sono un po’ come il sugo, se non viene buono oggi lo rifai domani, o dopo 8 mesi…), non è che ristoratori fossero così contenti.

La sinistra romana, perdonate il francese, si è pulita il culo con il lavoro di milioni di persone ed è difficile credere che in una Lombardia che ama il lavoro si possa vincere idolatrandola.

Verrebbe quasi da dire che, invece, una coalizione alternativa al centrodestra debba riconoscere l’abbandono di molti temi tipici da parte di quest’ultimo e attaccare lì per vincere: cose come l’Europa, la cultura locale, l’impresa, il welfare di qualità, l’autonomia – regionale e comunale – e lo sviluppo, temi centrali nei vecchi programmi di centrodestra ma ormai, complice la nazionalizzazione della Lega, un po’ obsoleti.

D’altronde, parlare di “eliminare trent’anni di malgoverno della destra”, per quanto fa effetto tra chi già vota da una parte, fa il medesimo effetto tra chi magari la destra l’ha votata, non l’ha ritenuta un malgoverno ma si sente abbandonato dal nuovo corso che decide candidati, programmi e assessori a Roma?

Diciamocelo chiaramente: in Lombardia (e in generale nel Nord) ciò che non funziona, a livello regionale, è l’eccezione. Siamo sicuri che l’elettore medio voglia sentirsi essenzialmente dire “ricostruiamo tutto, dopo anni, senza aver mai messo mano, con una coalizione che ha dentro la qualunque e in Dio speriamo” e non un più tranquillizzante “queste cose funzionano e non le toccheremo, ma vogliamo fare in modo che le cose che non funzionano più tornino a funzionare come prima e magari meglio?”

La menzione del DDL Zan, però, mi fa temere che alla fine si vedrà la solita “armata Brancaleone elettorale” che serve più agli equilibri interni della coalizione che a provare effettivamente a vincere. D’altronde il DDL in questione, come già dicevo qui e qui, è purtroppo diventato una sorta di ring per la sinistra, dove l’inserimento di una nuova categoria cara a questo o quel senatore valeva più del passaggio della legge e dove ogni compromesso veniva accolto dai sostenitori della legge con sdegno.

Cioè, secondo voi, è normale che il tema sia trattato così ridicolmente che l’ex presidente della Camera dei Deputati se ne esce con questa roba che fa male al cuore di chiunque abbia anche solo appreso le basi del diritto, confondendo allegramente reati, aggravanti e dando l’idea che picchiare una persona non sia reato se questa è omosessuale?

Siamo sicuri, comunque, che per vincere qui si debba parlare di un disegno di legge fermo a Roma, in un classico pantano che solo Roma può avere, e non di come creare un’alternativa per la Lombardia che non preveda l’essere un oblast sovietico/cubano o finire commissariati dopo 3 mesi perché la giunta cade su un qualcosa di banale perché il fronte largo alla fine va al largo?

Io, da moderato, attendo. E ricordo che, specie dopo 30 anni, è ben più facile turarsi il naso per votare i soliti che conosci che scegliere l’ignoto, specie un ignoto così… Confusionario.

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.

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