FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Ma serve davvero un liceo del Made in Italy?

Siamo in par condicio, quindi bisogna parlar, qualcuno direbbe male, di tutti: dopo aver commentato la proposta di scuola obbligatoria sino a 18 anni del PD e del terzo polo parlerò di una proposta, reiterata più volte, di Giorgia Meloni, leader in pectore del centrodestra: il liceo del Made in Italy.

Secondo la politica romana tale scuola:

formi i giovani per dare continuità ad una serie di settori della nostra economia che rischiano di essere totalmente perduti

L’obiettivo è potenzialmente nobile, ma lo strumento è quantomeno discutibile.

Infatti, già oggi esistono istituti professionali e ITS dedicati esplicitamente al made in Italy e, indovinate un po’… son settoriali!

Perché il made in Italy non è un concetto astratto, ma la somma di tutti i prodotti fatti in Italia. Il formaggio a pasta filata di Salerno è made in Italy, com’è made in Italy una moto prodotta in Romagna o una rondella di alta qualità prodotta a Brescia.

Abbastanza ovviamente sono richieste competenze diverse, l’operatore elettrico che fa funzionare la fabbrica di Brescia non ha la più pallida idea di come far formaggi, così come il tecnico meccatronico che lavora sulle moto non sarebbe in grado di far funzionare l’altoforno bresciano e il formaggiaio campano non è certamente tenuto a saper come si guida una moto, figuriamoci costruirla.

I licei, invece, son generalisti: nei Paesi normali son due o tre e ti preparano all’università, in Italia – per uno strano feticismo – abbiamo quindici licei (escluse sperimentazioni) tra indirizzi e partizioni interne, ma resta il punto: in un liceo, dove il programma è essenzialmente uguale per tutti, che figura utile all’economia puoi formare?

Già è sbagliato l’assunto di formare una persona economicamente utile in un liceo, figuriamoci in un campo così largo come l’intera economia di un Paese!

Non dimentichiamo che, comunque, un liceo per essere tale alcune materie deve avercele, oltre alle classiche italiano, matematica, storia, ginnastica e inglese: filosofia, fisica, scienze naturali e storia dell’arte, ad esempio!

Considerando che storicamente i licei hanno meno ore dei tecnici è ben probabile che, non appena inserite queste lezioni standard, resti davvero poco spazio per dare uno spin “madeinitalystico” a tale scuola.

Anche immaginandosi l’eliminazione, o la netta riduzione, delle materie tipiche, così da poter aver più meno libera, e anche arrivando alle 32 ore degli istituti tecnici, quali materie potrebbero esserci in una scuola del genere? Mi immagino diritto, economia aziendale, storia del prodotto made in Italy, arte e cultura italiana, magari una terza lingua e roba del genere.

Pensate a un quadro orario simile a questo:

Sicuramente non sarebbe una scuola pessima, magari in storia del Made in Italy ci inserisci anche dei bei principi di educazione tecnica parlando di come vengono prodotte certe cose: dovessi scegliere tra questo e lo scientifico tradizionale sceglierei francamente questo liceo.

Poi, per carità, è un liceo sui generis: son sicuro che molti avrebbero da ridire dell’assenza di filosofia e fisica al triennio, sarebbe anche difficile istituirlo: se il liceo farsa, pardon, delle scienze applicate lo istituisci in un qualsiasi ITI per sfruttare laboratori e docenti di informatica (ai tempi del liceo scientifico tecnologico era decisamente più importante la dipendenza dagli ITI, per più informazioni guardate pure questo video) qui avresti bisogno di docenti da IT in generale (diritto ed economia), ITT (informatica) e ITE (terza lingua, economia aziendale, arte e cultura italiana). Con la burocrazia semisovietica della scuola italiana… Buona fortuna.

Ma avrebbe una reale utilità nel sistema scolastico? Beh, no. Non forma alcuna figura utile, qualsiasi istituto tecnico o professionale è ben più utile al mondo del lavoro di una scuola generalista del genere. Si arriva allo stesso punto del liceo TED, ci sono sicuramente buoni spunti per un miglioramento dei licei, magari uscendoli (usiamo un termine docenti di lettere-friendly) dall’era post-gentiliana, ma di per sé è una scuola inutile nel panorama scolastico, peggio di qualsiasi scuola già esistente nel fare ciò che dovrebbe fare.

Nel migliore dei casi strappa qualche studente dai licei più tradizionali e il suo impatto è essenzialmente neutro, nel peggiore strappa studenti dagli istituti tecnici e professionali (mi immagino già i prof che “ma cosa vai a fare al professionale! Vai al liceo del made in Italy, così impari le stesse cose!”, specie se com’è più probabile mettono la filosofia e, magari, due anni di latino stile lingusitico), con buona pace delle imprese.

Il programma stesso del centrodestra parla di “Valorizzazione e promozione delle scuole tecniche professionali volte all’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro”, Salvini ha tirato varie stoccate a Calenda per la questione “tutti al liceo“, Tajani ha detto che non ha senso che tutti debbano studiare filosofia, la Meloni invece sembra molto concentrata su questa idea, francamente molto italiana, del “un liceo per tutti”, quasi come se frequentare un istituto tecnico o professionale fosse una vergogna da evitare alla maggior parte degli studenti, una mentalità in contrasto col programma medesimo del centrodestra.

In sostanza, non serve un liceo del made in Italy per una semplice ragione: il made in Italy lo fanno i settori produttivi, che necessitano primariamente di diplomati tecnici e professionali. Ciò non vuol dire che in generale si debbano dimenticare i licei (comunque, tranquilli, con i politici italiani non corriamo questo rischio) che servono per formare persone in campi umanistici importanti che possono favorire il turismo e la ricerca, ma non ha senso favorire i settori produttivi con un liceo.

Se poi ci sono degli spunti utili che tale ipotetico liceo può dare si prendano per una riforma generale dell’elefantiaco sistema dei licei, ormai insostenibile e costruito su fondamenta ancor più vecchie dell’unità italiana.

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.

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