FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Tutelare friulano e sardo ma non lombardo e siciliano è una forma di razzismo

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche“. Questo dice l’articolo sei della costituzione italiana. Poi l’Italia ha anche firmato, senza ratificarla, la Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie. Notare “o”, in sostanza son sinonimi. Questo dice anche la Treccani, in un articolo dell’Enciclopedia dell’Italiano ad opera del compianto Fiorenzo Toso:

Per minoranze linguistiche si intendono gruppi di popolazione che parlano una lingua materna diversa da quella di una maggioranza: quest’ultima si identifica normalmente coi parlanti che hanno come lingua materna la lingua ufficiale dello Stato di cui sono cittadini

Toso, dopo aver spiegato che dunque anche le lingue regionali e quelle dei migranti (queste però, a titolo informativo, sono esplicitamente escluse dalla Carta Europea) sono teoricamente incluse, prova a razionalizzare la scelta italiana nel campo dicendo che:

Diversamente da quanto avviene in altri paesi occidentali, però, il concetto di minoranza linguistica ha assunto in Italia un’accezione più ristretta (Toso 2006), sovrapponendosi a quello di alloglossia, che identifica varietà minoritarie aventi un’origine nettamente distinta rispetto alla lingua ufficiale e al diasistema dei dialetti italiani. Il concetto di alloglossia viene spesso associato al carattere presuntamente ‘allogeno’ delle popolazioni

Lo studioso genovese ha, a mio parere, spiegato bene il ragionamento dietro alle scelte politiche sulle lingue da tutelare. Ma si tratta, ovviamente, di un ragionamento fallato e con numerosi bias.

Infatti, parliamo un po’ di lingue tutelate: ci sono il tedesco, il francese e lo sloveno, ossia le lingue di popolazioni straniere finite, per una qualsiasi ragione, nei confini italiani.

Poi vediamo anche greco, albanese, catalano e croato: queste lingue sono tecnicamente (più o meno) di migranti, ma sono migranti presenti in Italia da prima che esistesse qualsiasi concetto politico di Italia, quindi benvengano.

Poi troviamo francoprovenzale e occitano: per lo standard italiano sarebbero dialetti francesi, non si capisce perché debbano essere tutelati se l’Italia stessa non tutela le proprie lingue. Ma, quantomeno, alcuni occitanofoni e arpitanofoni non hanno come lingua tetto il francese, ma il piemontese, quindi tolleriamolo. Ah, tra l’altro molti occitani, in realtà, son piemontesi che dichiarano di essere occitani per i fondi, ma dei problemi dell’attuale legge parleremo più avanti.

Poi troviamo… il friulano. Ossia una lingua parlata da italiani, in Italia. Però, dicono, dato che appartiene al gruppo retoromanzo, che è differente da quello italiano, e tale gruppo ha un rappresentante all’estero – il romancio- in qualche modo merita la tutela.

Eppure storicamente friulano, ladino (altra lingua retoromanza, parlata in Veneto e in Trentino Alto Adige) e romancio son stati considerati dialetti italiani, tanto da portare a pretese irredentiste sul Grigioni, e se è vero che il retoromanzo è un gruppo distinto da quello dell’italiano ciò vale anche per le lingue del Nord Italia, divise dall’italiano dalla nota linea Massa-Senigallia e più vicine genealogicamente al francese che all’italiano. L’argomento del gruppo, che è un argomento sciocco, può valere giusto nei confronti di siciliano e napoletano, che sono effettivamente imparentate con l’italiano.

Per non parlare del fatto che a lungo la lingua tetto del friulano è stata… IL VENETO. I friulani si sono a lungo vergognati della propria lingua e spesso – specie in presenza di forestieri – preferivano parlare in veneto tra di loro. Quindi, volendo essere fedeli ai dettami della sociolinguistica italiana si potrebbe dire che il friulano è un dialetto di un dialetto, altro che una lingua.

Poi, l’idea che il romancio in qualche modo “redima” il gruppo è ridicola: il monegasco è riconosciuto all’estero e gallo-italico, ciò rende il gallo-italico intero un gruppo da tutelare? Se il Canton Ticino riconoscesse il lombardo dovremmo improvvisamente cambiare la legge?

Poi vabbè c’è il… sardo! Che è parlato solo in Italia, da italiani, non appartiene nemmeno a un gruppo separato che ha rappresentanza all’estero! Sicuramente c’era un maggiore sentimento identitario dei sardofoni che ha portato all’inclusione, ma questa non è – teoricamente – una valida ragione per l’inclusione: d’altronde in Veneto c’è un ampio sentimento pro lingua veneta ma se viene proposto di inserirla nella legge viene fuori un casino immane, perdonate il tecnicismo.

Esistono altre minoranze molto piccole, vi invito anche ad approfondire l’argomento, che non sono utili però alla nostra analisi: la questione banalmente è che nel momento in cui smetti di intendere minoranza linguistica come “stranieri capitati in Italia che devo tutelare” non regge alcuna distinzione tra lingue autoctone d’Italia e devi tutelarle tutte. Non esiste alcuna valida ragione per definire degno di tutela il friulano ma non il lombardo o il veneto, così come non c’è ragione per tutelare il ladino ma non il romagnolo o il napoletano, altrettanto non ha senso tutelare il sardo per poi fregarsene del napoletano o del piemontese.

Anzi, dire “questa sì e quella no” è, a tutti gli effetti, una forma di razzismo. E non lo dico io, ma il Parlamento europeo, che equipara la discriminazione nei confronti delle lingue regionali o minoritarie al razzismo. Non c’è dunque differenza tra il vostro salviniano preferito che commenta contro l’accoglienza dei negri

L’approccio alle minoranze italiano è perfetto? Certo che no. Il finanziamento è dato dallo Stato, quindi le minoranze esistenti si pongono spesso in modo ostile verso quelle nuove che toglierebbero loro i soldi, spesso tali finanziamenti nemmeno vanno alla lingua ma ad altre manifestazioni folkloristiche, la definizione di comune di minoranza viene data fondamentalmente su criteri autocertificativi, cosa che porta appunto dei comuni a dichiararsi falsamente appartenenti ad una lingua protetta per avere soldi, si creano situazioni paradossali come quella dei nonesi e dei solandri che vogliono fare i ladini per godere dei benefici di legge nonostante vi siano dialetti lombardi alpini più vicini al ladino di loro, secondo la dialettometria (Bauer, “Verifica dialettometrica della Ladinia di Graziadio Isaia Ascoli (a 100 anni dalla sua morte)” , per chi fosse interessato)

Per non parlare della scuola, dove il rapporto tra enti è confuso, praticamente a godere di una reale scuola bilingue (o trilingue…) son solo le due regioni autonome di lingua straniera: la Valle d’Aosta (e su di loro c’è molto da dire) e il Sudtirolo. Altrove si fa giusto qualche lezione ogni tanto e qualche attività in CLIL.

Più che da riformare a spizzichi e bocconi, la 482/99, è da riscrivere da zero, tenendo conto di una semplice realtà: l’Italia è un Paese ampiamente plurilingue, ma costituito da differenti plurilinguismi. Le necessità della comunità sudtirolese che ha subito un vero e proprio tentativo di genocidio linguistico dopo una conquista in una guerra d’aggressione non saranno mai le stesse delle regioni di lingua napoletana dove si vive in una situazione quasi di diglossia. Bisogna sicuramente fornire un quadro a livello statale (o, ancora meglio, europeo) per definire i confini tra lingue, le collaborazioni tra comunità linguistiche divise tra regioni, le regole per regioni con più comunità e cose del genere, ma probabilmente un approccio di laissez faire nei confronti degli enti locali sarebbe la cosa migliore.

Ma bisogna assolutamente cambiare questa legge, magari non oggi, ma entro la fine della legislatura. Comodo dire “non è la priorità”, nulla lo è mai (mentre se a dirlo son quelli che qualsiasi roba woke gli passi per la testa la chiamano priorità è idiozia pura, non comodità), come se poi non ci fosse il governo per le cose urgenti (anche se ormai fa qualsiasi cosa) e se il Parlamento non fosse in grado di gestire più procedimenti legislativi in parallelo.

Non si può tollerare una discriminazione così palese, così contraria allo spirito costituzionale ed europeo, soprattutto se esiste da decenni. E il fatto che sia sistemica non rende meno grave il fatto che ci sia, anzi, rende più urgente il suo superamento.

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.