FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Qui qualcuno è straniero!

Ho sempre trovato lo slogan “qui nessuno è straniero” molto vuoto e, anzi, dannoso. Infatti, dire che “qui nessuno è straniero” sembra presupporre che essere stranieri sia un male, e che si sia meglio non esserlo.

Eppure, io a tanti stranieri voglio e ho voluto bene. Amici vicini, amici lontani, anche qualcosa in più… E fingere che l’identità nazionale e culturale di un individuo non influenzi ciò che è vuol dire essere o ciechi o in malafede.

Dire che “nessuno è straniero” ricorda molto nei modi ciò che sostiene una certa destra, per cui ci siamo noi e ci sono loro, divisi da un muro, ed essere loro è quasi un marchio d’infamia.

Ecco, io non penso che sia così: lo straniero deve poter vivere da straniero in un Paese senza vessazioni, senza che gli venga imposto l’abbandono dei propri costumi nel nome dell’integrazione, se i valori sono comuni. Anzi, benvenga l’arrivo di nuove voci, nuovi alimenti, nuove tradizioni, nuovi modi di pensare…

Non sono qui a fare il girotondo scalzo e a dire che l’immigrazione è tutta rose e fiori. Tutt’altro, insieme ai tanti amichetti stranieri delle scuole elementari e medie ho visto anche ragazzini, specie del Pakistan, che mai avevano contatti con il resto della classe salvo le strette necessità scolastiche.

Dove le identità non sono fondate su valori comuni ma contrastanti, lo scontro è inevitabile, ed è quello che vediamo in varie città, ormai anche in Italia, con certe “seconde generazioni” che sembrano avere problemi di convivenza civile che superano i semplici problemi individuali. Ma anche dove i valori comuni ci sono e le identità possono sommarsi invece di scontrarsi le difficoltà ci sono, per il semplice fatto che il legittimo desiderio di mantenersi collegati con la propria terra d’origine si pone in contrasto con il vivere in un Paese con un’altra cultura.

Quanti giovani romeni parlano romeno solo in casa coi genitori e parleranno italiano con i propri figli? Non pochi, soprattutto tra chi non sposerà un connazionale. E quanti ragazzi, magari integratissimi, di quelli che vengono presi ad esempio, si sentono in difficoltà a coniungare la loro identità nativa con quella d’adozione?

Queste sono domande serie e importanti alle quali non ho risposta, ma sono certo che buttare tutte queste esperienze nello stesso calderone non sia la soluzione ma, anzi, una pericolosa banalizzazione.

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.

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