FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

La campana di Sanremo non controlla nessuno, ma fa parlare le coscienze

L’ultimo attacco al diritto all’aborto del 2025 viene dalla Liguria, dove a Sanremo il vescovo Suetta ha installato una campana per i bambini non nati che suonerà tutte le sere alle 20. Proteste, presidi (uno dei Radicali proprio ieri, in cui si è messo in chiaro che qualsiasi commemoriazione dei bambini non nati non va bene), esposti, tante iniziative sono state fatte e verranno fatte contro questo attacco a un diritto fondamentale.

Ma come fa un pezzo di metallo anonimo che suona ad una determinata ora del giorno a mettere in pericolo un diritto? Non lo fa, molto banalmente. È anzi quasi offensivo per un diritto dire che basta così poco per metterlo in pericolo.

Ma quella campana ricorda una cosa ovvia e innegabile, ancora di più se aggiungiamo un semplice aggettivo dopo la parola aborto, e questo aggettivo è “spontaneo”: un aborto pone fine a una vita.

Ciò non dice nulla sul fatto che l’aborto volontario debba essere legale o meno, persino il comandamento biblico dice “non ammazzare” invece di “non uccidere”, aprendo alla possibilità che in certi casi uccidere sia lecito, o addirittura doveroso, come nei casi di legittima difesa. Figuriamoci la legge civile.

Ma sempre di morte si tratta: uccidere in una guerra giusta è doveroso, ma sempre morte è. Una donna che subisce un aborto spontaneo vede il proprio figlio morire in grembo e nessuno lo mette in dubbio. Perché se invece di essere la natura è un medico con uno strumento chirurgico a fare la stessa cosa non si può dire cos’è successo?

Un ricordo per i “bambini non nati” sarebbe una lodevole iniziativa se si parlasse di chi è morto nel ventre materno per cause naturali o per mano di terzi, ma diventa controversa se la morte è avvenuta per scelta della madre, perché in quel caso ci rendiamo conto che siamo noi la ragione per cui quelli sono bambini non nati.

Quella campana suona nelle coscienze di chi si rende conto che avere un aborto volontario non è una semplice procedura medica, ma è causare volontariamente la morte del figlio che si sta portando nell’utero, ma per qualche ragione lo vuole negare, probabilmente perché se ammettesse cos’è veramente per rimanere coerente con la propria coscienza dovrebbe esserne contrario.

Ma va detta una cosa: l’aborto volontario non è obbligatorio, non lo è né per le gestanti né per gli operatori sanitari. Chi è turbato da quella campana è liberissimo di seguire ciò che sentite e non avere aborti o praticare l’obiezione di coscienza, mentre per chi non è turbato è un pezzo di metallo rumoroso in una città dove i rumori non mancano certamente.

La legge garantisce libertà di scelta e di coscienza, ma nessuno può garantire libertà dalla coscienza: si dice che questa campana colpevolizzi, ma come può un pezzo di metallo colpevolizzare? Che metta in discussione le scelte, ma come fa un pezzo di metallo a mettere in discussione le scelte? Che poi scelte lecite vengono spesso messe in discussione, talvolta anche per il bene della società: lasciare la moglie che ha appena partorito per andare con l’amante è lecito se si paga il mantenimento, ma è altrettanto lecito – se non doveroso –  biasimare chi lo fa.

Si può certamente sostenere la legalità dell’aborto, ricordiamoci che per la stragrande maggioranza della storia umana era legale e socialmente accettato uccidere i neonati, figuriamoci feti ed embrioni, non è una posizione inerentemente sociopatica o nazista come sostiene qualche frangia pro vita un po’ estrema: quello che non si può negare è che si tolga una vita.

Vero è che per tanti è una scelta difficile, ma se è una scelta difficile lo è per le ragioni che abbiamo visto e sarebbe ancora più paradossale censurare chiunque dia motivo di pensare che sia una scelta difficile. Non possiamo vietare di mostrare immagini di embrioni o feti, di sostenere la maternità o di discutere di bioetica perché qualcuno potrebbe cambiare idea, è la morte della libertà di pensiero e del dibattito che fa progredire la conoscenza umana. Né possiamo vietare qualunque forma di dissenso verso un qualcosa che effettivamente avviene.

Personalmente non penso che sia chissà che grande idea questa campana. Non so nemmeno i costi di questa operazione, ma penso che fare una donazione regolare a un Centro di Aiuto alla Vita sarebbe stato molto più utile e significativo. Se tanti aborti sono anticoncezionali tanti altri sono figli di disperazione o addirittura di coercizione, e un aiuto concreto sarebbe decisamente preferibile, per come vedo io il mondo, rispetto a una campana.

Allo stesso tempo non posso condannare una blanda manifestazione del pensiero, tra l’altro coerente con tutto ciò che sostiene la Chiesa cattolica in materia di vita, che sia quella di un migrante in mare, di un condannato nel braccio della morte, del malato che si sta preparando a morire o del figlio nel ventre materno.

Il vero paradosso della campana, chiamiamolo cosi, è che solo una persona che è contraria all’aborto nella sua coscienza può sentirsi chiamata in causa, solo chi ha già firmato la sua condanna può sentirsi giudicato da chi semplicemente batte il martelletto in tribunale per richiamare all’ordine. Infatti ho un paio di amici dichiaratamente pro aborto la cui reazione alla notizia è stata, perdonatemi la citazione volgare, “e sticazzi?”

Non hanno alcun bisogno di negare cosa sia un aborto o che un feto abortito sia un bambino non nato, per loro genuinamente non c’è nulla di male a praticarlo. Un pro-vita che suona una campana contro l’aborto per loro è folkloristico quanto un vegano che mostra una bistecca convinto di fare proseliti o un ipotetico pro-rughe che manifesta contro il Botox.

Ma a quanto pare per tanti, invece, l’aborto è un caso a parte: fa orrore, anche a chi si definisce favorevole. Dunque, per quale ragione dovremmo sostenere una censura sociale in cui si deve omettere ogni dettaglio su cos’è per fare in modo che sia meglio tollerato, arrivando addirittura a estremi inumani e relativisti per cui non si deve eccedere nel dolore per l’aborto spontaneo per non turbare chi ha scelto quello volontario?

Non stiamo parlando di legalità, ma di moralità: riadattando un vecchio slogan “se non ti piace l’aborto, non abortire. Ma non puoi pretendere di zittire chi ti dice le cose che non ti fanno piacere l’aborto”. A maggior ragione se queste cose nemmeno vengono dette, ma sono un rumoroso batacchio.

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.