Lo ammetto, personalmente non credo molto al concetto di “ingerenza religiosa”: esistono sicuramente delle aderenze non molto sagge e poco utili per il bene sia delle religioni che dello stato, ma nella stragrande maggioranza dei casi quando qualcuno urla all’ingerenza religiosa intende dire che una confessione religiosa ha espresso in pubblico un’idea che non gli piace, il tutto senza considerare certi atei militanti, tanto incattiviti da far sembrare un chiechetto il maresciallo Tito, che urlano all’ingerenza ogni qual volta vedano il sindaco andare alla Messa nel giorno del patrono o un finanziamento per le paritarie, mai sia che un ente vicino alla Chiesa possa ricevere soldi pubblici per un servizio pubblico!
Io penso che le confessioni religiose abbiano il diritto di esprimere la propria opinione su temi di interesse pubblico, a cui chiaramente non corrisponde un dovere della società di rendere queste opinioni legge dello Stato. Poi non si può negare che l’opinione della Chiesa cattolica sia più influente di altre, anche solo per il fatto che l’Italia è un paese storicamente cattolico, la nostra etica è fortemente influenzata da quasi due millenni di etica cattolica – per quanto vi sia un tentativo secolare di allontanarsi parzialmente e spesso incoerentemente da essa – e, almeno nominalmente, rappresenta una grande percentuale della popolazione.
Ma tanti applicano tutto ciò a convenienza, e si nota soprattutto a sinistra: se la Chiesa parla di temi etici deve stare zitta perché lo Stato è laico, ma se supporta qualcosa che piace alla sinistra il presule di turno diventa il vice-Che Guevara.
È successo proprio l’altro giorno con il cardinal Zuppi, che ha lanciato un appello sul referendum giustizia che, a sinistra, è stato interpretato come un invito a votare no: giubilo (o forse giubileo?), grande festa, Zuppi preso ad esempio su ogni pagina che i vostri amici più petalosi amano condividere. Ma si tratta di un fenomeno internazionale, si vedano gli Stati Uniti dove il mondo cattolico si sta fermamente opponendo alle derive disumane della repressione dell’immigrazione di Donald Trump e qualcuno, tra i liberal, parla di un’alleanza cattolici-sinistra come futuro della politica.
Tutto ciò riconosce nella Chiesa cattolica un valido interlocutore politico, che può dire cose che non ci piacciono, ma che ha diritto di dirle: questo diritto non può apparire e scomparire in base a ciò che viene detto, ingerenza se non ci piace e grande bussola morale se ci piace.
Non ci si può appellare alla laicità quando la posizione della chiesa ci è scomoda mentre quasi indignarsi se non viene presa in ossequiosa considerazione quando ci è comoda. Aggiungo che personalmente preferisco che la religione parli per sommi capi etici e non per punti precisi, che faccia da bussola etica e non da preciso navigatore, perché banalmente lo fa meglio: se la Chiesa dice che il matrimonio è una cosa definita in certi termini mi va bene, se la Chiesa mi dice come dovrebbe funzionare un apparato statale mi sembra un po’ troppo.
La cheguevarizzazione non è certo una novità, ne parlavo già ai tempi della morte della buonanima di Bergoglio, e in un certo senso è figlia di una incoerenza ideologica non da poco: siamo laici, ma solo un po’, i diritti fondamentali che propugnamo sono fondamentali, ma non così fondamentali da ritenere chi vi si oppone un nemico dei diritti umani, Chiesa e Stato sono separati, ma non così tanto separati.
Chiaramente Zuppi è cittadino della Repubblica Italiana e come tale ha tutto il diritto di dire quello che vuole nei limiti della legge, così come altri cittadini italiani hanno il diritto di condividere queste parole con una grande fanfara. Sarebbe però opportuno farlo con coerenza per quel che riguarda lo zucchetto che indossa.
