FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Magazine di Approfondimento Politico

I soldi degli altri prima o poi finiscono, caro Svimez

Lo Svimez, una fondazione che si occupa dello sviluppo del Sud, evidentemente con scarsi risultati dato che esiste dal 1946 e il Sud è sempre più strangolato tra statalismo e clientelismo, allerta che l’autonomia differenziata, ossia una blanda forma di decentramento, delle regioni del Nord sarebbe l’inizio di un sistema confederale che porterebbe a diritti differenti per i cittadini italiani e quindi alla secessione.

Quando ho mandato questa affermazione ad alcuni amici sotto la Massa-Senigallia hanno risposto “ma magari”. Devo però ammetterlo, sono tutti liberisti.

È da tempo che credo che la questione settentrionale sia ascrivibile al solito liberalismo vs socialismo economico. In fin dei conti al Nord abbiamo chi sostiene il merito e le medesime opportunità, mentre la politica del Sud dice che alla fine mica sia necessario svilupparsi, tanto basta prendere i soldi del Nord e girarli al Sud.

Il problema è, come diceva Margaret Thatcher, che i soldi degli altri prima o poi finiscono. O, magari, si stancano di pagare e votano in senso Individualista/autonomista, come accadde nel Regno Unito con l’elezione, proprio, della Lady di ferro. È un problema comune a tutti i sistemi che, invece di creare competenze e benessere, provano meramente a distribuirle.

È da anni che il modello di crescita del Sud è essenzialmente soldi a fondo perduto, e abbiamo ben visto i risultati. Tuttavia il meridionalismo, altro parallelismo col socialismo d’epoca thatcheriana, non cerca il proprio miglioramento ma si lamenta se altri fanno meglio. Per parafrasare la Baronessa, preferirebbero che le regioni disagiate fossero più disagiate a patto che le regioni benestanti fossero meno benestanti.

Uno Stato funzionante porterebbe treni veloci e confortevoli al Sud, non centinaia di migliaia di posti di lavoro artificiali

Ma, in questa maniera, non si crea benessere, si creano povertà e degrado. La via per il Sud è una sola, si chiama libertà economica, si chiama Stato liberale.

Uno Stato che costruisce infrastrutture essenziali al commercio, uno Stato che assicura l’ordine pubblico e che nessuno crepi per strada di fame e di sete. E basta.

Basta sussidi elargiti a persone che stanno meglio di tutti, basta lavoro artificiale creato dal settore pubblico, basta burocrazia, basta contratti collettivi nazionali che devono per forza livellare una Grecia con una Germania, strozzando lo sviluppo di entrambe.

Solo così il Sud potrà sviluppare la propria classe imprenditoriale e liberarsi dai vincoli dello statalismo e del clientelismo, e il Nord avrà ancora più libertà di investire, anche al Sud, e di crescere.

Ma ovviamente col lavoro vero non compri i voti. E non lo diceva Bossi, lo diceva Olivetti.

Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.

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