FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Dopo la Catalogna l’Europa politica è morta

Non sono mai stato particolarmente euroscettico ma devo ammettere che ultimamente considero l’unità politica europea come un qualcosa di morto.

Personalmente mi rivedo molto nell’idea jeffersoniana di «commercio con tutte le nazioni, alleanza con nessuna» ma bisogna anche essere pragmatici: L’unità economica europea, almeno finché non si troverà qualcosa di più grande, è un bene. Magari non piace a chi ha una concessione balneare e paga 2000€ l’anno, ma ha portato considerevoli vantaggi a tutti.

Contesto l’unità politica. L’Europa ha scelto di essere un banale faccendiere degli Stati. Se quando si contestavano, per esempio, le violazioni dello stato di diritto nell’Est si poteva pensare “se l’Europa avesse più potere, beh, potrebbe impedirle!” sulla Spagna cosa potremmo pensare, che se l’Unione avesse più potere manderebbe l’Europol a manganellare i catalani assieme alla Guardia Civil?

Ricordiamoci che il primo ottobre si evitò la strage non grazie all’Unione Europea, che definì il tutto “affare interno” ma grazie ad una telefonata della Merkel. In sostanza grazie a uno Stato potente, non agli Stati nel complesso.

In generale, comunque, è ingenuo credere che gli stessi Stati che osteggiano qualunque perdita di sovranità verso il basso vadano a perdere la propria sovranità verso l’alto, visto che banalmente, nel momento in cui non sei più sovrano l’Europa potrebbe metterti il diritto di secessione o farne una per legge, come accadde per esempio in Svizzera col Canton Giura.

Certo è che gli Stati non reprimono l’europeismo per il semplice fatto che l’Europa, alla fine, la controllano loro. Ma viene da chiedersi come gli europeisti entusiasti pensino di coniugare Stati uni, eterni ed indivisibili ed Europa federale.

Non si può. E, a questo punto, se mai si decidesse di fare il punto per la cosiddetta “Europa a più velocità” e scegliere chi vuole – ovviamente a parole – più unità e chi vuole solo commerciare liberamente non vedo perché non aderire alla seconda scuola di pensiero. Alla fine è la vita che fanno in Liechtenstein e in Norvegia, non si sta male. Ed è sicuramente più realistico che attendere un’Europa unita di Stati che, di unirsi, non hanno la minima intenzione.

In tutto ciò vorrei far notare una cosa: Sono stato in ambienti fortemente euroscettici senza mai avere dubbi sull’unità europea. Ma mi è bastato vedere l’incoerenza e l’ignavia dell’Unione, tanto pronta a bacchettare certi Stati quanto propensa a perdonarne altri per convincermi dell’infattibilità di un progetto di unità europea. Questa non è una scusa per cedere alle sirene sovraniste dei confini chiusi, dell’economia nazionale autarchica e del debito pubblico come panacea, sia chiaro, ma è un avvertimento che dev’essere chiaro a chiunque creda veramente nell’unità europea: Con gli Stati attuali si arriverà solo ed esclusivamente a un EFTA/SEE esteso.

Solo Stati piccoli, dinamici, che si fanno concorrenza (anche la tanto vituperata concorrenza fiscale) e cercano la propria strada avranno un beneficio non solo economico ma anche politico nell’unità europea. E se davvero si crede nell’Europa unita non si può non sostenere che Stati come l’Italia, la Spagna o la Francia debbano uscire fortemente ridimensionati dal punto di vista costituzionale, anche se in linea di massima si può sostenere la loro unità, ma non la loro infallibilità.

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.

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