Questa notte la Russia, secondo l’ormai provato manuale del “salviamo la cristianità mandando i porci ceceni a stuprare le ragazze ucraine”, ha devastato con un attacco la cattedrale della Dormizione di Kyiv, patrimonio dell’UNESCO.
La colpa è anche nostra: certo, principalmente di Putin e zoo itinerante, ma anche nostra, perché chi può impedire un male ma non lo fa è complice.
All’inizio della guerra avevamo il beneficio del dubbio: credevamo che la Russia fosse fortissima, che uno scontro diretto sarebbe stato insostenibile e che non c’era speranza per l’Ucraina, tanto vale offrire un volo a Zelens’kij per evacuarlo e accettare il triste destino del regime change a guida moscovita.
Ma Zelens’kij aveva bisogno di uomini, non di un passaggio, e ora il Paese combatte da quattro anni. Con il nostro supporto, certo, ma fin troppo poco supporto. Nel mentre, ovviamente, gli ucraini muoiono, e a conflitto finito ci sarà da ricostruire un paese devastato, che ha perso centinaia di migliaia di menti e di braccia lasciando una piramide demografica sballata.
La Russia si è dimostrata un orso di cartapesta, capace di spaventare e basta: se avessimo ascoltato le loro vuote minacce, con gli aiuti dati, dovremmo essere già in guerra da quattro anni. Non lo siamo, perché la Russia uno scontro diretto non può proprio permetterselo, a meno di giocarsi quel poco di futuro che si è costruita a forza di rapire bambini ucraini e di caucasici poligami che figliano sotto un ritratto di Kadyrov nel nome di Allah.
In Ucraina, nei fatti, avremmo campo libero e al massimo da Mosca potrebbe arrivare qualche altra vuota minaccia o, tutt’al più, qualche stunt che possiamo fare pagare caramente a colpi d’arma sul campo. È ora che il ritmo del conflitto non sia definito dall’aggressione che dice “se fate questo, accade quello”, ma che siano le forze della libertà a imporre le condizioni e le conseguenze se si sgarra.
Considerando che ormai è chiaro che la Russia è un ISIS qualunque che bombarda civili e cattedrali, sarebbe quantomeno il caso (specie per chi parla tanto di cristiani perseguitati, e la Russia non è cristiana oggi, ma segue un Cesaropapismo di guerra che si vende per ortodossia) di schierare le nostre difese antiaeree in Ucraina, così che queste minacce, incluse quelle che poi entrano nei confini della NATO, vengano neutralizzate.
Farlo vorrebbe anche dire aumentare le capacità offensive dell’Ucraina, che così potrebbe concentrarsi su obiettivi in Russia, riducendone le capacità offensive e infine rendere meno necessario lo scudo NATO nel tempo, il tutto senza causare nemmeno uno scontro diretto tra NATO e Russia con attacchi NATO nel suo territorio. Inoltre, se l’Ucraina riesce ad attaccare sempre di più dentro la Russia sapendo che gli attacchi russi di rappresaglia verranno rallentati dalla NATO, la realtà della guerra diventerà sempre più comune in Russia e possiamo tranqullamente dire che se quello che Kyiv sta passando da quattro anni diventasse realtà a Mosca anche per un solo mese, difficilmente Putin rimarrebbe al Cremlino dopo quei trenta giorni.
L’Europa oggi non ha tanto paura che ci sia l’escalation che dovrebbe esserci da quattro anni ma nessuno l’ha ancora vista, ha paura di ammettere che il mondo della pace a costo zero è finito: l’integrazione europea ci ha dato 80 anni di pace nel continente, ma con i nemici al di fuori di esso funziona ancora che vince chi ha il cannone più lungo, e se è molto lungo nemmeno ci pensano ad attaccare. La NATO scendendo in campo a fianco dell’Ucraina può dimostrare la sua serietà e capacità e dire chiaramente “se questo è quello che facciamo per un amico pensate cosa faremmo per un alleato”.
Certo, bisogna cambiare rotta: sì al riarmo (e se tagliamo gli sprechi di stato paghiamo sia quello sia la sanità, la scuola e tutto quello che viene citato contro il riarmo) e basta all’idea che l’esercito sia cosa separata che ci protegge, tutti dovrebbero saper maneggiare un’arma, è stata la base della resistenza nella storia e il disarmo diffuso, figlio proprio dell’idea di pace gratis, ha minato tutto ciò. Non serve la leva obbligatoria, almeno in Europa occidentale, basterebbe fare ciò che propose Carlo Cattaneo: iniziare dalle scuole e che la nuova generazione sia “tutta iniziata alle libere armi come ai liberi pensieri”. I docenti contrari all’idea che ciò possono pensare a quanta libertà d’insegnamento avrebbero in un paese soggetto a Putin.
E mandare mezzi e uomini della NATO in Ucraina, anche senza cercare lo scontro diretto coi russi, vuol dire che alcuni di essi perderanno la vita, anzi, Mosca farà il possibile perché ciò accada così da permettere a pacifinti e a gente a libro paga/registro dei volontari di proporre la ritirata (e proprio per questo bisognerebbe rispondere con la massima durezza contro obiettivi russi in Ucraina quando succede): non è forse questo il mestiere del soldato? O ci si arruola forse solo per Strade Sicure, per inseguire i pericolosi runner in pandemia o per fare le foto mentre si distribuiscono caramelle in Kosovo ad un evento dove bambini albanesi e serbi fanno finta di non volersi accoppare a vicenda?
Chiamatemi pure guerrafondaio ma sì, le guerre giuste esistono, e vanno combattute: ogni giorno sprecato in cui non si rimette l’orso di cartapesta nella sua tana è un giorno buttato in cui muoiono inutilmente persone e in cui perdiamo credibilità e legittimità.
