FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Quando un gay viene ucciso i pride… ballano?!

Il delitto di Camaiore è, ovviamente, una tragedia. Tuttavia non sappiamo ancora veramente cosa sia successo, e da un punto di vista penale poco conta: un duplice omicidio pluriaggravato come questo altra pena non può avere se non l’ergastolo.

Sicuramente era una famiglia lacerata, dove l’omosessualità del figlio non era accettata dal padre, ma dove erano presenti tanti altri problemi d’ordine economico e sociale: decidere che si tratta di delitto omofobo è al momento una supposizione, anche rischiosa, dato che è ben possibile che tale fattore non sia stato determinante nell’omicidio. Si rischia di fare una figura come quella su Filippo Turetta, giudicato nei primi giorni dopo l’orrendo delitto Cecchettin “il bravo ragazzo dimostrazione che tutti gli uomini possono essere femminicidi” salvo poi scoprire che aveva più red flags di una parata militare dell’Esercito sovietico a indagini fatte.

Come per ogni notizia di cronaca nera, si è visto dello sciacallaggio. In primis quello ordinario degli anti-armi e degli anti-caccia, per cui ogni omicidio compiuto con arma da fuoco, per di più da un cacciatore, è indice di chissà quale americanizzazione è che la soluzione è disarmare il cittadino lasciando le armi solo alle forze dell’ordine, che finché stanno lontane dal boschetto di Rogoredo sono le uniche di cui possiamo fidarci. Ma anche da parte più conservatrice, tra chi prova a giustificare il padre perché il figlio “ha fatto un TSO” a chi invece direttamente sostiene che se l’avessero “curato” dall’omosessualità – cosa tra l’altro impossibile – questa tragedia non sarebbe successa, e nel mentre qualcuno accusa la “rossa Toscana” del delitto e fa insinuazioni sulla conseguente rossaggine politica della famiglia.

Ma ce n’è uno ancor più paradossale ed è quello della… comunità LGBT militante e della politica che tra essa pesca voti! Sia chiaro, non è che qualunque considerazione relativa alla necessità di accettare la sessualità dei propri figli e alla gravità di dire al proprio che è meglio vederlo morto che gay è woke o sciacallaggio, altrimenti dovremmo accusare persino l’Avvenire di ciò, ma c’è differenza tra invitare all’accettazione e alla tolleranza, tra dire che “serve una Legge” per cambiare il mondo e tra il riproporre il programma del pride di turno e accusare chiunque non lo condivida di avere le mani sporche di sangue.

Eppure l’ultima opzione è quella che alcuni pride e attivisti hanno seguito. Una slide o un paragrafo di testo sul turpe crimine e dieci slide di pretese tutte derivanti dal programma del pride. Di chi è la colpa del delitto? Del padre? No, della “cultura patriarcale”, di chi pensa che il matrimonio sia tra uomo e donna e di chi non vuole che il primo scappato di casa – che lo mandi l’assocazione bigottissima contraria persino al Natural Family Planning e che vuole “figliare come conigli” o l’associazione promiscuissima per cui uno può cambiare partner sessuale ogni giorno e lo stato deve pagare preservativi e PrEP – a insegnare educazione sessuale nelle scuole senza che i genitori abbiano voce in capitolo.

E la soluzione? Rafforzare i servizi sociali e psicologici? Capire se c’è qualcosa che si poteva fare e non è stato fatto? Nossignori: adozioni e utero in affitto per tuttə, poliamore nel codice civile e le solite cose da programma del pride. È brutto a dirsi, ma nei fatti quando un omosessuale viene aggredito o ancora peggio ucciso questi movimenti hanno un raro momento di rilevanza che vada oltre l’aspetto festoso/carnevalesco della parata, e lo sfruttano per promuovere il loro programma politico.

Questa cosa la denunciai già ai tempi del DDL Zan: l’Italia poteva avere una legge contro l’omofobia, ma ad averla affossata sono state principalmente le questioni politiche e identitarie interne alla comunità LGBT. Fa più comodo tenere il mondo LGBT dipendente così che ti voti, convincendolo che è sotto costante attacco dal nemico di turno, che essere realisti, riconoscere che ormai l’uguaglianza formale c’è da tempo, l’unica piccola discriminazione legale è il fatto che l’unione civile non preveda l’obbligo di fedeltà, ma notare che l’uguaglianza sostanziale è un cammino più lungo, che incontra ostacoli sia da parte sociale (l’omofobia esiste) sia da parte statale (si pensi alla difficoltà ad accedere ai percorsi di cambio di sesso nel SSN) e che si debba fare un percorso verso questa uguaglianza.

Non è una situazione dissimile da quella delle donne: lungamente discriminate, le azioni eclatanti hanno sicuramente favorito l’ottenimento della parità legale, poi ci si è resi conto che la parità formale non è quella sostanziale e il raggiungimento di essa è un procedimento ancora in corso e che, in tutta onestà, non sappiamo nemmeno se finirà. Nonostante ciò è lecito criticare iniziative ritenute a favore di questa parità, un esempio recente è il reato di femminicidio criticato anche da tante giuriste, e le manifestazioni femministe sono spesso oggetto di critica per i modi e, al di fuori dei circoli incel, nessuno ritiene che esse rappresentino “le femministe” in toto o addirittura tutte le donne, cosa che invece è differente per il pride, che viene assunto a “la comunità LGBT” e la cui critica è sostanzialmente atto politico che in certe aree è visto come forma di blasfermia.

Sta di fatto che, escludendo pochi esempi lodevoli, basta leggere molti dei post melensi sul caso Camaiore per rendersi conto quanto poco si parli della tragedia o delle aspirazioni spezzate del ragazzo e della madre, e di quanto tanto invece si propongano programmi politici triti e ritriti, con scarsa correlazione con l’avvenuto e con l’obiettivo di farne promozione, spesso anche accusando chi non li condivide di essere complice di delitti del genere: considerando il già citato ruolo del mondo LGBT militante nell’affossare il DDL Zan, è forse un’ammissione di colpa?

In ogni caso, tra chi davanti a una tragedia del genere inizia a immaginare come poterla usare per aver la maggior risonanza possibile e chi invece giustifica il padre perché tutto sommato se la gente fingesse di non essere omosessuale queste cose non succederebbero, l’opinione più moderata, condivisibile e che non richiede supposizioni spacciate per verità assolute è arrivata dal quotidiano dei vescovi. 

Come cambiano i tempi.

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.

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