Un islamista ventunenne libanese ma cittadino tedesco, tale Abdul Ballout, noto alle cronache giudiziarie per aver provato ad unirsi all’ISIS e rilasciato dopo una detenzione giovanile nelle altrimenti rispettabili galere tedesche, ha deciso di compiere un attentato contro la parata lesboomobitransinteressuale della capitale tedesca, uccidendo una persona e ferendone una trentina.
La stessa parte sociopolitica che ad ogni aggressione – o peggio – ai danni di un omosessuale in poche ore ha già fatto primo grado, appello e Cassazione, deciso i moventi e decretato quali misure la società deve intraprendere sulla base delle caratteristiche dell’aggressore è stranamente silente: la polizia sta indagando, non si conosce il movente e quasi non importa chi sia l’aggressore e perché l’abbia fatto. D’altronde, è ben possibile che volesse dimostrare il proprio grande amore per la comunità LGBTI con un carro artigianale del quale ha perso il controllo per l’euforia di essere finalmente nell’amata parata.
Di questo attentato si parla poco, relativamente parlando: se un TIR fosse piombato su una normale piazza facendo gli stessi numeri ci sarebbe una mobilitazione molto maggiore tra tutta la società civile. D’altronde, si tratta di un ritorno di una forma di terrorismo che credevamo archiviata in un periodo più buio della nostra storia.
Nei fatti, sembra che sia diventata una questione interna alla comunità sociopolitica associata al pride: la priorità diventa come ottenere maggior consenso politico dalla tragedia senza che però che il fatto che un allogeno islamista l’autore della strage possa favorire il consenso della destra.
Se è vero che non tutti i musulmani son terroristi e non tutti i terroristi son musulmani, l’attitudine media islamica nei riguardi dell’omosessualità è ben più dura di quella dell’europeo medio, anche conservatore. Per esempio, ci dicono i sondaggi, non pochi musulmani in Europa sarebbero favorevoli a criminalizzare l’omosessualità. Perché non dovrebbero, d’altronde? La criminalizzazione dell’omosessualità – soprattutto passiva – è un qualcosa di diffuso in tantissime culture, forse una delle poche cose a mettere d’accordo governi islamici, cristiani, pagani e comunisti atei, e molti sostenitori illuministi della depenalizzazione lo erano non tanto perché ritenevano che “love is love”, ma perché credevano fosse meglio tenere tutto sotto silenzio ed evitare pubblici scandali che avrebbero anzi aumentato il numero di atti, ritenuti a lungo scandalosi e ripugnanti dalla società umana. L’idea che ciò che fanno adulti consenzienti nel proprio letto non è affar nostro è assolutamente recente e non certamente un valore universale e per chi viene da una cultura tradizionalista il pride è pura e semplice degenerazione, esempio del perché lo stato dovrebbe usare la propria forza per contrastare queste condotte.
Ci si trova davanti a un evidente paradosso: se io sostengo, come l’umanità ha sempre sostenuto fino a pochi anni fa, che alla base del matrimonio vi è la diversità del sesso dei coniugi sono un intollerante omofobo, ma se dico che forse dovremmo valutare le conseguenze di accogliere chi pensa che il comportamento consensuale di due adulti nel proprio letto sia d’interesse generale e da reprimere con l’azione penale sono un intollerante islamofobo.
Qualcuno prova a buttarla in caciara sostenendo che estrema destra e islamisti siano uguali, in base a elementi etici secondari quali la contrarietà ad aborto, eutanasia e gay pride. Tralasciando che l’islam non vieta in ogni caso l’aborto, il diritto assoluto alla vita è una concezione radicalmente cristiana, io conosco persone da un paese che non ha né aborto, né eutanasia né una visione troppo tollerante dell’omosessualità: la Polonia, e anche amici che partecipano alla locale parata del pride – decisamente più rispettabile delle nostre dove si manifesta per la qualunque dalla poligamia alle zone 30 – si farebbero due grasse risate ad essere paragonati all’Iran dove gli omosessuali vengono appesi dalle gru.
La realtà è che il nostro conservatorismo è, appunto, nostro, e vive nella nostra scala dei valori. Come facevo notare parlando di remigrazione è vero che l’esteuropeo medio è generalmente più conservatore dell’europeo occidentale medio, ma lo è nel nostro sistema valoriale, dato dalla storia comune europea. Mentre invece la cultura islamica si è sviluppata su un altro binario, con morale e leggi differenti, spesso con una grande ostilità storica nei nostri riguardi: anche i paesi islamici secolarizzati – come Turchia, Tunisia o Marocco – lo sono in modo diverso da noi, con una forte ostilità verso l’omosessualità che spesso sfocia in repressione penale, o elementi legislativi completamente incompatibili con i nostri.
Ratzinger, che dal punto di vista politico è un gigante dell’europeismo filosofico, diceva correttamente che l’Occidente odia sé stesso in modo patologico. Davanti alla violenza islamista c’è sempre chi commenta “eh ma le Crociate”, ignorando che – con tutti i problemi che hanno avuto – senza quelle guerre staremmo tutti sotto il dominio di qualche califfato. Così come davanti al normalissimo conservatorismo europeo, che guarda con nostalgia l’Europa di cinquant’anni fa, si urla “Talebani”, mentre davanti ai veri Talebani si urla “accoglienza”, “no islamofobia” e “stop intolleranza” se ci si fa due domande. Penso di non offendere nessuno se dico che in questa parte sociopolitica tanti odiano l’Occidente in modo patologico, e qualunque cosa è buona per smantellarlo, che sia il nonbinarismo di genere o l’islamismo radicale, anche quando il secondo butterebbe giù il primo dai grattacieli.
Concludo notando la tristezza della reazione all’attentato: se solitamente c’è quantomeno il momento di silenzio prima dello sciacallaggio, qui invece si è partiti in pompa magna, tra la comuinità sociopolitica arcobalenista che, quasi dispiaciuta che l’attentatore non fosse un cristiano europeo, si è subito messa in moto per spiegarci che comunque è colpa dell’uomo bianco europeo conservatore omofobo e della destra intollerante, e che anzi dobbiamo sentirci quasi dispiaciuti per il povero attentatore, non sufficientemente integrato e discriminato nella cattiva Germania che non sostiene abbastanza la Palestina, e quella di destra che non ha perso occasione per sfottere i pride per sventolare la bandiera palestinese: se è vero che chi al pride gridava “globalize the intifada” non si aspettava di essere globalizzato sotto un camion, si può essere contrari al macello compiuto da Netanyahu pur non sostenendo le politiche omofobe di Hamas e delle autorità cisgiordane.
