FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

La rapina sanitaria al Nord: così lo Stato spende il doppio per le sanità del Sud

Un mito ricorrente riguardante i servizi pubblici al Sud è questo: ovvio che al Nord siano migliori, lo Stato spende più al Nord che al Sud!

Si sente spesso sulla sanità: la causa dell’enorme differenza è il fatto che lo Stato spenda circa 2000€ a cittadino al Nord mentre soli 1800€ al Sud, l’ennesimo caso vergognoso di Sud derubato (dei soldi del Nord) dal Nord.

Ma c’è un fattore che, come al solito in tutte le analisi meridionaliste, manca: quello della produttività.

Infatti, per quanto sia di per sé un dato poco indicativo, la comparazione tra spese sanitarie si fa sempre… Su PIL, per ovvie ragioni: valutare il contesto economico.

Spendere 1000€ pro capite in sanità è ovviamente ben diverso in un Paese dove lo stipendio medio è 1000€ e in un Paese dove lo stipendio medio è 4000€.

Sia chiaro: esistono ottime sanità che spendono poco come quello di Singapore e, soprattutto, Israele.

Al contempo, però, se un sistema spende tanto su PIL ma offre scarsi risultati c’è un problema evidente. Gli Stati Uniti ne sanno qualcosa. Ma anche il Regno Unito non scherza.

La sanità rapinata del Nord

Se ora fossimo meridionalisti diremmo che la sanità del Nord viene costantemente rapinata!

Infatti, se andiamo a vedere la spesa su PIL nelle regioni settentrionali è veramente bassa!

La Lombardia, ad esempio, non supera di poco il 6% del proprio PIL e le altre regioni del Nord seguono vicine: si sta sempre sul 6 o 7%.

Molto diversa la situazione al Sud dove si arriva tranquillamente anche al 10% del PIL regionale solo sulla spesa sanitaria.

Ecco, visto! Lo Stato spende il doppio al Sud che al Nord! Vergogna! Furto con scasso e con destrezza.

Non così in fretta

C’è chiaramente del merito, da parte della classe sanitaria e amministrativa settentrionale, nell’aver costruito un sistema che – seppur migliorabile – funziona spendendo veramente poco rispetto ad altri sistemi blasonati.

Non siamo soli, chiaramente, anche la Repubblica Ceca offre una sanità di qualità per una relativamente bassa percentuale del proprio PIL, il 7%. Potete stare ben sicuri che gli inglesi, se l’NHS non fosse una religione, sarebbero ben felici di scambiare il proprio sistema da quasi 10% di PIL con quello ceco, che funziona meglio praticamente in ogni dove.

Seguissimo il cieco (questa volta con la i) egualitarismo fiscale meridionalista ora chiederemmo un raddoppio dei fondi per la sanità del Nord, perché un cittadino milanese non abbia una sanità pagata metà di quella di un reggino.

Bisognerebbe invece chiedersi: perché le sanità del Nord funzionano decentemente mentre quelle meridionali generalmente cadono a pezzi?

Il problema meridionale

Il Meridione soffre di problemi storici di gestione: mentre i nostri politici costituivano sistemi sanitari e permettevano anche alle eccellenze di svilupparsi mentre si regalavano qualche giro in barca laggiù era la sagra dello spreco, portando a debiti enormi e alla necessità di tagli molto duri per ripagarli.

Parafrasando Turati mentre qui ci sono le oasi di malasanità in un mare di sanità laggiù, per anni, ci sono state oasi di sanità in un mare di malasanità.

I primi artefici del declino della sanità meridionale sono i politici meridionali, non ci sono cazzi, scusate il francese.

Le cose stanno fortunatamente cambiando: le sanità del Meridione si stanno avvicinando sempre più a quel minimo di qualità per poterle definire europee, alcune regioni stanno uscendo dai debiti e gli scandali, per quanto esistenti, sembrano tutto sommato contenuti.

Con eccezioni. Tipo la Calabria, che pare ancora messa molto male, ma Campania e Puglia, ad esempio, stanno raggiungendo livelli migliori.

Non tutto è oro quel che luccica

Ma ci sono ancora problemi non da poco.

Stipendi

Il primo è quello della contrattazione nazionale: se obblighi a pagare gli stessi stipendi a Milano e a Gioia Tauro quest’ultima finirà i soldi ben prima di Milano perché, ovviamente, ne ha di meno in valore assoluto e deve pagare in base a un valore non suo, ma intermedio tra le varie realtà nazionali.

Per capirci è come se venisse deciso che il prezzo nazionale del caffè è di un euro. Magari sarebbe vantaggioso per me visto che il bar dove vado di solito lo fa pagare 1,10€ ma per il meridionale che paga un caffè 80 centesimi sarebbe un aumento non da poco che diminuirebbe il suo potere d’acquisto.

La stessa cosa accade coi salari: se la Calabria deve pagare stipendi adeguati al livello milanese non avrà soldi per interventi strutturali nemmeno se volesse.

Pensateci: in Repubblica Ceca un medico di media prende sui 3000€ al mese, in aumento netto rispetto agli anni precedenti, in Germania anche più di 6000€.

Se si decidesse un salario unico europeo le opzioni sarebbero principalmente due: adeguarlo a quello ceco, così rendendo il lavoro medico decisamente poco attrattivo in Germania e negli altri Paesi ricchi, oppure a quello tedesco, terminando però il budget dei Paesi più poveri solo per i salari.

La stessa cosa succede in Italia, ovviamente.

Spese (e clientele)

Non è un mistero che, spesso, gli acquisti nella sanità del Sud abbiano costi più elevati rispetto a quelli del Nord.

Le soluzioni, ovviamente, possono variare visto che variano le cause: si va infatti da semplice ridotta capacità della centrale acquisti locale a malaffare clientelare.

Ma è chiaro che se quel poco che resta dai salari elevati viene mangiato in spese inutili… Le cose non finiranno bene.

Privati

Capisci che una cosa è importante se riesci persino a dare ragione a Boccia. In effetti, se il Sud vuole raggiungere un livello paragonabile al Nord, dovrà vedere investimenti dei privati non da poco, in modo che quei rari centri d’eccellenza che ci sono oggi diventino qualcosa di relativamente ordinario, anche nel pubblico grazie alla concorrenza.

Questi elementi descritti in precedenza, tuttavia, fanno da deterrente al privato.

Il privato, in qualsiasi settore, vuole stabilità legale e un ambiente adatto. Se, sia chiaro, non si può di certo esportare il modello lombardo al Meridione si potrà sicuramente trovare una strada locale che permetta al privato di esistere.

Tra l’altro, quando sentite la storielle del “privato che fa solo le cose redditizie” beh, è una cosa che succede tipicamente al Sud, dove spesso si occupa di riabilitazioni, interventi semplici e così via. Non di certo in Lombardia dove hanno i pronto soccorso.

Uno dei principali problemi, ad oggi, all’ingresso dei privati in queste sanità è che vanno pagati per le prestazioni offerte e quando fai fatica persino a mantenere in piedi il tuo bilancio difficilmente troverai denaro per pagare prestazioni esterne.

Il modello Suzzara per i decadenti ospedali del Sud?

Nel 2004 il piccolo ospedale di Suzzara, messo da qualche anno in una struttura provvisoria, venne concesso da Regione Lombardia per 18 anni a un’azienda privata, la KOS.

Tra le condizioni vi erano il mantenimento dei reparti esistenti, l’apertura di un nuovo reparto di riabilitazione e della struttura. Infatti la struttura di Suzzara non era certamente la migliore e ogni tanto viene chiusa per lavori e verifiche antisismiche.

Se penso al fatto che a Milano vogliono chiudere un ospedale – il San Carlo – dicendo essenzialmente che non hanno fatto manutenzione per cinquant’anni e ora conviene buttare giù che ristrutturare la differenza è notevole.

E potrebbe accadere anche al Sud: i politici meridionali riconoscano il loro fallimento nella gestione degli ospedali e li concedano ad aziende private con gare trasparenti e condizioni chiare, revoca in caso di violazione, precisi obblighi di servizio e mantenimento della struttura.

Scommettiamo che tale gestione farebbe acquisti ben più oculati, manterrebbe la struttura e offrirebbe servizi migliori?

Problemi strutturali

L’unico sistema dove si può buttare acriticamente denaro ottenendo qualcosa è il camino.

Per questo, come ho mostrato in questo articolo, le lamentele sul fatto che si spenda troppo poco al Sud sono insensate: è il modello nel suo complesso a non funzionare, per numerose cause sia interne sia esterne.

La spesa pubblica nel Meridione è già elevatissima, a livelli che senza i costanti sussidi del Settentrione sarebbero vicini al Venezuela, difficilmente hanno bisogno di più fondi.

È necessario prima di tutto rivedere tale sistema perché spenda in modo efficiente i fondi che già riceve e, magari, ridurre la spesa pubblica inutile che viene fatta in quei territori per fornire dei finanziamenti per lo sviluppo sanitario, vincolati all’effettivo raggiungimento di risultati.

Perché spendere il 10% del proprio PIL in sanità e ottenere poco è un male. Se si arrivasse al 15% o al 20%, ai “livelli del Nord”, si supererebbero gli Stati Uniti in quanto a spesa su PIL.

Essendo, e non è facile, meno efficienti di loro.

Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi