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	<title>Lega &#8211; LA VOCE DEL NORD</title>
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	<description>FEDERALISMO &#38; INDIPENDENZA &#124;  Approfondimento Politico</description>
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	<title>Lega &#8211; LA VOCE DEL NORD</title>
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		<title>Ma l&#8217;autonomia non è una vittoria (soprattutto per la Lega)</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2024/06/19/ma-lautonomia-non-e-una-vittoria-soprattutto-per-la-lega/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2024 15:45:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[matteo salvini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo 23 anni che è in costituzione finalmente l&#8217;Italia ha una legge che regola l&#8217;autonomia differenziata: non si parte subito, dato che per le materie più succose bisogna attendere la</p>
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<p>Dopo 23 anni che è in costituzione finalmente l&#8217;Italia ha una legge che regola l&#8217;autonomia differenziata: non si parte subito, dato che per le materie più succose bisogna attendere la definizione dei LEP, ma è un inizio.</p>



<p>Per la Lega è una grande vittoria, mentre <a href="https://www.lavocedelnord.net/2024/01/24/lautonomia-e-il-nuovo-interventismo-come-a-sinistra-sta-tornando-il-fascismo/">un gruppo eterogeneo di socialisti si trincera dietro al tricolore denunciando come la Patria stia venendo toccata nel suo intimo</a>, calpesta e derisa, divisa, e marcia su Roma lamentando il tutto (sì, siamo ancora nel 2024 e non nel 1922).</p>



<p>Ma probabilmente a dirla giusta è la premier Meloni: </p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Un passo avanti per costruire un&#8217;Italia più forte e più giusta, superare le differenze che esistono oggi tra i diversi territori della nazione e garantire gli stessi livelli qualitativi e quantitativi delle prestazioni sull&#8217;intero territorio</p></blockquote>



<p>Per la Meloni, e potremmo dire per la costituzione italiana, l&#8217;autonomia è questo: dare più potere a chi lo usa bene al fine di ridurre le differenze tra regioni, dando allo stato il ruolo di garante finale, in sostanza concentrandolo dove serve e non ovunque.</p>



<p><strong>Ma una cosa possiamo dire della Meloni: non è una conservatrice costituzionale, anzi, sta facendo una riforma decisamente ambiziosa, quella del premierato</strong>. Una riforma contestabile, che io non apprezzo particolarmente, per qualcuno è anche una riforma autoritaria e fascista, ma sappiamo che per qualcuno tutto è fascismo, meno quel che pensano loro (e che spesso è tratto direttamente dai manuali della Repubblica Sociale).</p>



<p>Ma l&#8217;autonomia non è una riforma costituzionale, è l&#8217;applicazione di ciò che già c&#8217;è in costituzione. Ciò mostra come, per l&#8217;esecutivo, il premierato sia una cosa più importante dell&#8217;autonomia. Valutando che anche oggi la Lega si vende come federalista, il non aver inserito il tema nelle riforme costituzionali, accontentandosi di un&#8217;autonomia pseudospagnola molto confusa e che in teoria è anche revocabile (ne parleremo meglio in un futuro articolo) non sa certamente di vittoria.</p>



<p>Vero è che, considerando l&#8217;opinione di vari giuristi, l&#8217;autonomia non è sottoponibile a referendum abrogativo, mentre passarne uno costituzionale, specie insieme al controverso premierato, è molto difficile: ma non pare che l&#8217;intenzione del governo sia approvare l&#8217;autonomia &#8220;metti che non passa il referendum&#8221; e poi proporre una riforma costituzionale che la contenga.</p>



<p>Tra l&#8217;altro, generalmente le riforme autonomiste piacciono agli elettori (ai tempi della riforma del 2016 la riduzione dei poteri alle regioni era uno dei temi più sentiti secondo i sondaggi), se ciò da un lato renderebbe relativamente facile passare una riforma del titolo V che rende più chiare ed efficienti le autonomie (per quanto sarebbe polarizzante, in un paese dove chi si oppone all&#8217;autonomia non lo fa con le parole ma con le bandiere), dall&#8217;altro renderebbe molto appetibile fare un mega-referendum per tentare di migliorare le sorti del premierato inserendoci dentro anche il titolo V.</p>



<p>Ma il punto è che se magari questa autonomia differenziata sarà benefica per regioni come la Lombardia, l&#8217;Italia potrebbe diventare, con il governo Meloni, un paese premierale. Ma non certamente federale.</p>



<p>Politicamente, con l&#8217;autonomia differenziata si chiude il ciclo politico molto vago del &#8220;più potere al territorio&#8221;, e viene da chiedersi anche cosa farà Salvini ora, con uno dei pochissimi temi che lo differenziano da Fratelli d&#8217;Italia abbracciato da essi e andato (in informatica lo chiamiamo Embrace, extend, and extinguish) e una Lega che alle europee ha puntato tantissimo su Vannacci e ha beneficiato di accordi benefici specialmente nel Meridione.</p>



<p></p>


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		<title>Tesseramento LEGA (Salvini Premier)</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2023/08/18/tesseramento-lega-salvini-premier/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maufrigneuse]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 10:21:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho letto l’articolo di ieri su La Repubblica, il giornalaccio comprato dagli eredi Agnelli ma permeato dello spirito dei due fondatori, De Benedetti e Scalfari: questa volta però fa parlare</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto l’articolo di ieri su La Repubblica, il giornalaccio comprato dagli eredi Agnelli ma permeato dello spirito dei due fondatori, De Benedetti e Scalfari: questa volta però fa parlare i numeri.</p>
<p>Dai ricavi del tesseramento deduce il numero approssimato degli iscritti alla Lega per Salvini premier: non c’è verso, le aziende si giudicano dai margini che producono, i partiti dai voti che raccolgono e dagli iscritti che hanno.<br />
I numeri dicono che la nave affonda nei consensi e negli iscritti, ma l’orchestra suona a Roma, nelle Regioni e nei Comuni capoluoghi di cds: senatori, deputati, consiglieri, assessori, società partecipate e in house.<br />
Pane e companatico sono assicurati ai pochi pensanti sopravvissuti e ai molti famigli, eletti al parlamento italiano (con i preponderanti voti di FdI) e nelle regioni e nei Comuni (con i decisivi voti delle liste dei presidenti e dei sindaci).</p>
<p>In scadenza quelli mandati a Bruxelles, dove hanno preso molti soldi ma poche decisioni: la prossima primavera i due terzi torneranno a casa, a fare quel poco che sanno fare oltre ad essere amici del Capitano.<br />
Giorgia Meloni dovrà stare in guardia: si preannunciano un bel pò di nuovi sottosegretariati da distribuire fra i reduci europei avvezzi ormai a un alto tenore di vita.</p>
<p>Gli attendenti o le domestiche di Salvini hanno piazzato due membri. Per dire, uno a Bruxelles e l’altro a Roma, nel generale silenzio perché in casa Lega per Salvini premier chi parla è perduto.<br />
Ma parlano i numeri. Quelli elettorali molto dolorosi, ora quelli delle tessere: la Lega (per Salvini premier) pare messa peggio del Panda: in via di estinzione però senza alcun WWF che intervenga.</p>
<p>Lo smottamento allarma soprattutto nei territori che erano reame della Lega (Nord): essere ridotti a meno di una quarantina in Basilicata è penoso, ma lo è molto di più perdere 6.000 iscritti in Lombardia, senza parlare del Veneto: i granai dei voti leghisti.<br />
Salvini ha adattato a se stesso il progetto della Lega (Nord) fin da quando ha partorito la prima creatura di cui più nessuno parla: “Noi con Salvini”.<br />
Con essa, non il partito ma Matteo Salvini in proprio, si presentò agli elettori del sud a dicembre 2014: era la prova generale per personalizzare il partito.</p>
<p>Nessuno si oppose all’epoca, per poca voglia o poca intelligenza. Fatto sta che sulla base di Noi con Salvini, lo stesso costruì il partito personale Lega per Salvini premier con cui sostituì l’originale.<br />
Il germe del culto della personalità che già affliggeva la Lega Nord con la santificazione dell’Umberto, si è ingigantito nella Lega per Salvini premier. Del resto chi conosce Matteo ne percepisce la sconfinata autostima.</p>
<p>Da allora ha assecondato:<br />
il sussiego, ora silenziato, dei bauscia dell’economia: le salvifiche ricette monetariste, la salvezza attraverso il ritorno alla lira, qualche ricetta neokeynesiana, una babele dottrinale che provocava gli sbuffi di Giorgetti e di Garavaglia, ma l’entusiasmo di Salvini che di economia ne sa ben poco.<br />
Le “accademie della Politica” affidate a soggetti di dubbia competenza politica e non solo: forse più idonei ad imparare che ad insegnare la politica e non solo.<br />
Gli slogan di Morisi, sensibili ad ogni stormir di sondaggio. Tattica senza strategia.<br />
Il baratto dei voti (provvisori) dai capitani di ventura del meridione con i posti al sole: “prendiamo i voti da chi ce li da”, era il mantra salviniano degli anni ruggenti dal 2015 alla cantonata del maggio 2018 e all’ictus politico dell’agosto 2019.<br />
Peggio di tutto, la complicità con la sciagurata schiera dei grillini. Non so se mi spiego: Bonafede, Toninelli, Di Maio, Iezzi, il capo mandria Conte e tutto il bestiario politico inerente.</p>
<p>La Lega per Salvini premier ne ha di peccati da farsi perdonare dai leghisti veri e dagli italiani buggerati.<br />
Azzardo una previsione: nel 2024 aumenteranno le rovine ma bisognerà aspettare l’approssimarsi della nuova tornata politica per vedere la caduta del salvinismo.</p>
<p>A meno che qualcuno della Lega Nord, confermato dai propri elettori ai vertici di importanti istituzioni, non decida &#8211; come si dice a poker – di “vedere”: c’è ancora qualche soldato disposto a combattere, aspettano un generale che non somigli a Badoglio.</p>
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		<title>Bidella pendolare: serve una Lega, non una legge</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2023/01/19/bidella-pendolare-serve-una-lega-non-una-legge/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2023 14:16:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Bidelli]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avrete sicuramente letto della bidella pendolare, che viaggerebbe ogni giorno da Napoli a Milano per lavorare in un liceo artistico. La ragione? Vivere a Milano costa troppo. Ora alcune fonti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Avrete sicuramente letto della bidella pendolare, che viaggerebbe ogni giorno da Napoli a Milano per lavorare in un liceo artistico. La ragione? Vivere a Milano costa troppo. Ora alcune fonti di verifica dei fatti stanno mettendo in dubbio questa storia, ma la prima reazione è stata abbastanza unanime: eh poverina, eh la dignità del lavoro, eh ma la costituzione, eh ma serve una legge per cambiare questo capitalismo (qualcuno direbbe &#8220;di velocità&#8221;) e bla, bla bla.</p>



<p>Prima di tutto&#8230; Lo sapete che non è COSÌ irrealistica come storia? Non pochi, specie per quello che riguarda il personale ATA, vogliono stare al Nord il minimo indispensabile per poter avere il diritto di tornare al Sud, se ci fosse una congiuntura temporale abbastanza favorevole potrebbe aver senso fare il pendolare, anche perdendoci economicamente, con la garanzia poi del posto fisso a casa. D&#8217;altronde, ci sarà una ragione se l&#8217;Italia ha più di 130&#8217;000 bidelli, nonostante abbiano sempre meno ruoli e competenze.</p>



<p>Se queste cose non vi passano nemmeno per l&#8217;anticamera della testa, beh, devono essere gli effetti dell&#8217;autonomia differenziata nella scuola: voi avete imparato l&#8217;essere <a href="https://www.lavocedelnord.net/2022/10/18/la-sindrome-del-somaro-lombardo/">somari</a>, loro quello.</p>



<p>Secondo punto: Milano è indubbiamente costosa, ma non esiste solo lei. Nel momento in cui l&#8217;alternativa è letteralmente Napoli-Milano praticamente tutta la Lombardia, mezza Emilia e mezzo Piemonte sono meglio. E nei paesini si paga molto meno, inoltre l&#8217;argomento della non eccelsa prestazione del sistema ferroviario lombardo diventa molto meno rilevante quando si considera la durata del viaggio Napoli-Milano.</p>



<p>Terzo punto, l&#8217;argomento che ciò dimostri chissà che necessità di intervento statale è fallace. Da un lato, dimostra che abbiamo il diritto e il dovere di gestire da noi la nostra scuola, così che lavori nell&#8217;interesse dei nostri studenti e non come centro di collocamento per il Meridione.</p>



<p>Dall&#8217;altro, considerando che uno stipendio da bidello è altamente desiderabile nel Meridione ma fondamentalmente inaccettabile nelle grandi città del Settentrione per quale diavolo di ragione dovrebbe essere lo stesso? Insorgono, per puro orgoglio nazionalista e clientelismo, quando lo si propone delirando di dare differenti valori a differenti regioni, eppure difficilmente accetterebbero di essere pagati come un bidello della provincia romena. Allora forse un romeno vale meno di un italiano? No, perché se il romeno lavora in Italia prende un salario italiano, idem se un italiano va a lavorare in Svezia, viene pagato da svedese. Non si misura il valore di una persona ma il costo di vivere nel territorio.</p>



<p>Quando esisterà un partito che invece di parlare di negri, zone 30, monopattini elettrici, più stato e simili parlerà di questo fatemi un fischio.</p>
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		<title>SALVINI, COMITATO DEL NORD, AUTONOMIA LOMBARDA, FEDRIGA: TANTI MEDICI AL CAPEZZALE DELLA LEGA AMMALATA.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maufrigneuse]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Dec 2022 09:36:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[fedriga]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proviamo a fare un punto da fine anno sulle vicende Lega partendo dai voti alla Lega per Salvini Premier alle ultime politiche: Sud: 6,02% (media aritmetica): minimo nel collegio di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Proviamo a fare un punto da fine anno sulle vicende Lega partendo dai voti alla Lega per Salvini Premier alle ultime politiche:<br />
Sud: 6,02% (media aritmetica): minimo nel collegio di Campania 1 col 2.88%, massimo in Basilicata col 8.98%. Vale la pena aggiungere, come elemento di definizione socio/culturale oltreché politica, che al minimo Lega in Campania 1 corrisponde il massimo per il M5S col 41,36% (!) e che il M5S nel Sud del Paese è il primo partito con il 26,65%.<br />
Centro: 7.21%, appena 1,20 punti in più rispetto al Sud.<br />
Nord: 13,87% con punta del 16.36 in Lombardia 3 e minimo 8.55% in Piemonte 1.<br />
Media Italia: 8,9%.</p>
<p>Numeri lontani dall’epopea Europea, più vicini ai risultati ottenuti dalla vecchia Lega Nord (10,7% nel 1996 e 8,30% nel 2008) che però si fermava al “limen” Toscana/Umbria/Marche (metà Italia).<br />
Dunque la “lunga marcia” di Salvini verso il Centro Sud del Paese rischia di risolversi in una bolla che costa alla Lega la rappresentanza del ceto produttivo del Nord Italia senza significativi apporti provenienti dal Centro / Sud.<br />
Il trapianto non sembra riuscire: al Nord la pianta è stata sradicata e la talea del Centro Sud non cresce.<br />
La partecipazione al governo Conte 1 è stata gravida di conseguenze negative per la Lega e per l’intera Italia.<br />
Il voto favorevole della Lega al Reddito di cittadinanza ha garantito la sopravvivenza odierna del M5S nel suo bacino elettorale del Sud a dispetto di tutte le castronerie a livello di governo e di disastri nei territori invasi dalle “guardie gialle” dei grillini.</p>
<p>La Lega nulla ha da riscuotere: non ha ottenuto l’autonomia Lombardo/veneta che le avrebbe garantito la tenuta a Nord, non quota 100, non la flat tax, neanche la condivisione della politica migratoria sulla quale Salvini ha pagato personalmente: ha concesso senza contropartita.<br />
Un errore di tattica politica che l’intero Paese paga a caro prezzo ma che i leghisti avvertono come una ferita.<br />
Perché sanno chi paga l’iniquo Reddito, al di là di tutti i bla bla del buonismo ipocrita della sinistra e del cinismo grillino.</p>
<p>I leghisti sanno che il Reddito è pagato dai ceti produttivi del Nord e &#8211; in subordine &#8211; del Centro Italia: i 28 miliardi spesi a oggi e i 7 miliardi previsti nel 2023 fanno 35 miliardi: non li produce la Fata Morgana, li producono i lavoratori e i datori di lavoro del Centro Nord lavorando di più o pagando più tasse. I soldi non nascono come i funghi, i soldi vanno prodotti con il lavoro, gli investimenti e il rischio.<br />
Dire che “i soldi li mette lo Stato” non ha alcun senso: i soldi li mettono i cittadini, lo Stato li spende, quasi sempre male.</p>
<p>L’inflazione, le bollette, gli aumenti anomali sono pesi aggiunti ai lavoratori e agli imprenditori del Nord e del Centro: non ce la fanno più a rimorchiare una parte di Italia che poltrisce, riescono a mala pena a mantenere se stessi e le loro famiglie.<br />
Il Governo ha l’obbligo politico ma anche morale di distinguere fra chi ha davvero bisogno della solidarietà degli altri per campare e chi invece campa a scrocco.<br />
Nessuno si sottrae alla solidarietà verso sfortunati ma meritevoli, anzi è fonte di letizia dare una goccia di felicità a chi vive nel dolore e nella povertà non per sua colpa.</p>
<p>Al contrario ne abbiamo le tasche piene di mantenere baldi giovanotti italici dopo che da anni i passati governi ci costringono a mantenere giovanotti altrettanto baldi provenienti irregolarmente da ogni parte del mondo: è venuta l’ora del “chi non lavora non mangia”?</p>
<p>Se poi i cittadini sono di serie A e di serie B accade che, al di là delle mistificazioni e delle fantasiose narrazioni, una parte di loro lavora di più per mantenere la parte che lavora di meno o non lavora affatto, né rischia, né investe.<br />
Del resto questa regola è da tempo applicata in fabbrica: l’operaio fancazzista obbliga i suoi compagni di lavoro a lavorare di più per sopperire alla sua mancata prestazione. Il tutto con costante tutela dei sindacati che da sempre tutelano i cialtroni molto di più dei meritevoli.<br />
Mi sembra palese l’immoralità del Reddito, facente parte di un insieme chiamato “solidarietà”.<br />
Ma il cdx deve stare molto attento a demolire il castello dei grillini: dove andranno a finire i voti grillini a luglio quando il governo eliminerà una parte del voto di scambio fra M5S e nullafacenti attraverso il contratto del Reddito di cittadinanza?<br />
Andranno per lo più alla sinistra che in nome della solidarietà continuerà a condannare alcuni di noi a lavorare anche per chi non ne ha voglia: la morte del PD, annunciata da molti indizi (fra cui la sperabile vittoria di Elly Schlein che condannerebbe il PD in via conclusiva), salvata dai profughi del Reddito grillino nella speranza di un salvagente da parte del resuscitato PD.<br />
Intanto chi lavora e si industria è il borghese o l’alto proletariato che vota cdx e quindi va punito da parte dei nullafacenti e dal partito ZTL.</p>
<p>Per questi motivi esterni e per la gestione personalistica interna del partito, il pentolone leghista ribolle più di quello che appare in superficie.<br />
I vecchi leghisti di tutta Italia stanno guardando con estremo interesse a quanto succede in Lombardia perché le elezioni regionali lombarde sono fra 60 giorni, perché la Lega è figlia della Lombardia sia quando si chiamava Lega Nord, sia quando si chiama Lega per Salvini Premier e perché il peso politico della Lombardia è determinante.<br />
Visto da fuori il panorama Lega offre spunti nuovi e conferma luoghi vecchi:<br />
&#8211;	All’interno della Lega per Salvini premier il “Comitato del nord” contende a Salvini le segreterie provinciali lombarde, peraltro con risultati insperati in alcune provincie storiche come Bergamo e Brescia. I “vecchi” leghisti lombardi sembrano rispondere all’appello che Bossi ha lanciato e che Grimoldi e Ciocca stanno gestendo.<br />
&#8211;	Fa notizia, ma fa anche politica, l’abbandono da parte di 4 consiglieri regionali lombardi della Lega per Salvini premier, passati al Movimento autonomista lombardo, quello auspicato da Fava e compagni. Ma con la complicanza che una parte degli autonomisti guarda a Moratti mentre i 4 offrono sostegno a Fontana però in contrasto con i divieti di Salvini: neanche il più complicato romanzo di appendice riesce ad avere sfaccettature e complessità così diffuse.<br />
&#8211;	Le truppe di Salvini si aggiudicano alcuni capisaldi provinciali (per esempio Varese e Pavia) ma con maggioranze risicate.<br />
&#8211;	I movimenti lombardi però non sono esportabili fuori dalla Lombardia se non cambiando messaggi, prospettive, impegni e strategie.</p>
<p>Fuori dalla Lombardia paiono delinearsi atteggiamenti differenti.<br />
In Friuli Massimiliano Fedriga si sta attrezzando come da normativa Zaia: contrasta l’invadenza salviniana con la lista del Presidente contando di duplicare il risultato di Zaia e mettersi al riparo per i prossimi 5 anni. Fedriga è fra i pochi che potrebbero svolgere ruoli di leadership federale.<br />
Il Veneto è percorso da fremiti: Padova e Verona sono andati a Salvini anche se per un pelo. Zaia sostiene il “bulldog” Marcato ma non più di tanto: Zaia rimane la sfinge della Lega ma anche fra i pochi in grado di aspirare al vertice federale della Lega (comunque chiamata).</p>
<p>Ma la “base” sanguigna e pugnace dei leghisti veneti scalpita e rumoreggia sia pro sia contro. Zaia molto più di Salvini riesce a conservare un po’ della rappresentanza territoriale anche se il grosso è passato a FdI con una incongruenza notevole: dalla Lega, partito federalista o almeno autonomista, a FdI, partito nazionalista e centralista. Alla fine aveva ragione Dante: più che l’amor poté il digiuno.</p>
<p>Dalle restanti regioni del Nord arriva un silenzio difficile da interpretare: Piemonte e Liguria hanno segretari nazionali (regionali) prestigiosi e con buona presa sul territorio e sul partito (Rixi in Liguria e Molinari in Piemonte). In Emilia Matteo Rancan sembra il custode debole del salvinismo.<br />
La terra di mezzo è interdetta: subisce gli effetti deleteri del salvinismo familista e amicale, vede vanificati sedimenti che riteneva consolidati, soffre dimissioni e abbandoni di eletti che se ne vanno portando con sé amici, parenti ed estimatori, registra cali di iscritti del 75% e immobilismo politico e comunicativo: la Lega è scomparsa dalle piazze e dai mercati. Sembra di vivere l’aria di attesa del Deserto dei tartari.</p>
<p>Discorso a parte le regioni dal Lazio in giù: qui le radici sono più tenui, il salvinismo è più vicino alla sensibilità e alla modalità politica del meridione, i capitani di ventura e le loro armate godono la sovra rappresentanza ottenuta dalla Lega Salvini nei collegi uninominali armi ai piedi. Qui lo tsunami si abbatterà a fine legislatura.<br />
Mentre nel resto del Paese è probabile che il confronto si indurisca e provochi guerriglie prima delle elezioni regionali e guerre aperte se tali elezioni andranno male. Ci aspetta un 2023 pieno di incertezze economiche, politiche…. e leghiste.</p>
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		<title>La Lega muore al Nord e nasce al Sud</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2022/09/11/la-lega-muore-al-nord-e-nasce-al-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Fava]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2022 10:32:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[lega nord]]></category>
		<category><![CDATA[matteo salvini]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo so sembra incredibile ma i fatti parlano chiaro. E’ stato necessario che Salvini uccidesse la Lega Nord per far e in modo che qualcosa di speculare (in negativo) nascesse</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo so sembra incredibile ma i fatti parlano chiaro. E’ stato necessario che Salvini uccidesse la Lega Nord per far e in modo che qualcosa di speculare (in negativo) nascesse a sud. E non è certo il suo tentativo abortito di esportare la sbiadita e caricaturale idea sovranista nel meridione ad aver avuto la meglio. Anzi, al contrario a beneficiarne è staro un altro movimento nato a Nord ma più abile nello sfruttare le debolezze congenite del sud: il Movimento 5 Stelle. Ebbene sì, i sondaggi parlano chiaro e ci dicono che Conte e la sua banda saranno a sorpresa (fino a un certo punto) il primo partito del mezzogiorno. Quasi un quarto degli elettori delle regioni meridionali e delle isole paiono seriamente convinti del messaggio dell’avvocato del Popolo: diritti, diritti, diritti e Stato!</p>
<p>La novella pentastellata ha fatto definitivamente breccia in un elettorato che sognava di sentirsi dire che in fin dei conti lavorare, studiare, impegnarsi e faticare non serve. Che “uno vale uno” ( quella scemenza che ha fatto sì che personaggi del calibro di Toninelli o Taverna siamo arrivati ai vertici delle istituzioni del paese). Che in fin dei conti ci pensa lo Stato a garantire la tua sopravvivenza. Messaggio molto apprezzato in un contesto dove ormai la percentuale di cittadini elettori a carico del sistema supera ampiamente quella di chi produce e paga le tasse.</p>
<p>Messaggio ovviamente più efficace a quelle latitudini dove la tendenza di cui sopra risulta accentuata, a tratti esasperata. E allora contrariamente alle previsioni dei politologi nel Sud Italia non prevale la Meloni col proprio partito da sempre centralista, statalista e meridionalista come tutti si aspettavano, ma coloro che hanno garantito lo status quo. Qualcuno potrebbe obbiettare che questo è accaduto proprio a causa del fatto che lo stesso giorno in cui l’ineffabile avv. Conte sbarcava a Napoli per dare il via alla propria campagna elettorale, Giorgia Meloni abbia annunciato che in caso di vittoria avrebbe cancellato il reddito di cittadinanza. E’ bastato davvero così poco (ammesso che sia poco)? Non lo so dire con certezza. Ma di certo c’è stato un travaso significativo di voti che da destra sono transitati direttamente agli agonizzanti 5 stelle ridando loro nuova vita. Così, come spesso è successo al Sud, in maniera post ideologica, verso chi da più garanzie di mantenimento di pochi miserabili privilegi.<br />
Ma il dato più significativo dal mio punto di vista va rilevato nelle ragioni della novità di questa dinamica. Perché oggi è potuto accadere e non 20 o 30 anni fa? La risposta è semplice: perché prima c’era la Lega Nord. E credo di poterlo dimostrare.</p>
<p>Quello che fu il più glorioso esempio di sindacato territoriale nella storia politica della penisola è sempre servito da termine di paragone ( sia in positivo che in negativo) al resto del paese. Per anni ho sentito parlare dai cittadini meridionali (meno dalla politica meridionale) del modello Lega Nord. Fatto di buona ed efficace amministrazione, di entusiasti militanti e di appassionati giovani. Un modello di efficenza e dedizione che spesso ha fatto da contraltare alla classe politica meridionale che al contrario non ha mai dato la sensazione ai propri cittadini di operare seriamente per il bene comune. Un modello rispettato anche da chi nelle urne sceglieva poi altro, ma che ne riconosceva comunque l’utilità è l’esempio positivo. Oggi tutto questo non c’è più e chi ha sempre prediletto un modello alternativo, cialtronesco e disinvolto non ha più termini di paragone. In sostanza abbiamo legittimato uno schema del tutto libero da remore morali. Uno schema che sempre più somiglia a quella splendida caricatura di Antonio Albanese che porta il nome di “Cetto Laqualunque”.</p>
<p>Una politica fatta di promesse insostenibili a tratti sguaiate ad un elettorato che quasi le pretende e che risponde con giubilo all’appello. In fin dei conti basta dire che le tasse non si pagano, che per vivere non bisogna lavorare, che le pensioni arriveranno molto presto e saranno sempre più ricche, che l’energia sarà garantita dal sole e dal vento e che i rifiuti che produciamo non avranno più bisogno di essere trattati in inutili e fastidiosi impianti, ma che li porteremo tutti in Germania. Già, basta poco per trovare il consenso. Basta dire in sostanza che le cose andranno avanti così ancora per un pezzo. E tutto questo è possibile farlo senza nascondersi perché non esiste più nessuno che dica il contrario.</p>
<p>Perché appunto non esiste un movimento, prima di opinione che politico, che ci ricordi che tutto questo è sbagliato. Che andremo presto a schiantare e che invocheremo la Trojka europea a breve come se fossimo una Grecia qualunque. Nessuno appunto che somigli nemmeno lontanamente a quella che è stata la Lega Nord e la sua funzione principale. E poi qualcuno si chiederà anche perché alla fine di tutto ciò i cittadini perbene di questo paese non sappiano ancora se è per chi andare a votare.</p>
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		<title>Il centro a 90: se Calenda sbaglia come Bossi</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2022/08/03/il-centro-a-90-se-calenda-sbaglia-come-bossi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Aug 2022 00:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Calenda]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È ufficiale, Azione e Più Europa correranno insieme al PD. Addirittura Della Vedova &#8211; coerentemente con l&#8217;accordo &#8211; parla di un leader per i progressisti, ossia Letta, e uno per</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>È ufficiale, Azione e Più Europa correranno insieme al PD. Addirittura Della Vedova &#8211; coerentemente con l&#8217;accordo &#8211; parla di un leader per i progressisti, ossia Letta, e uno per i liberali, ossia Calenda.</p>



<p>Liberale è chiaramente un termine ampio, ma viene da chiedersi in che modo un liberale &#8211; putacaso &#8211; <a href="https://www.lavocedelnord.net/2019/09/15/cosa-direbbe-la-thatcher-di-salvini/">thatcheriano </a>possa accettare di accordarsi con un partito come il PD o, ancora peggio, trovarsi nel 70% che dovrà votare un candidato uninominale del PD: voti Calenda e mandi a Roma Provenzano o Orlando, noti campioni del libero mercato.</p>



<p><strong>Qualcuno argomenta dicendo che l&#8217;alleanza è necessaria in base alla legge elettorale e che non è chissà cosa, ma così non è</strong>: sono assolutamente d&#8217;accordo col carattere fecale dell&#8217;attuale normativa elettorale italiana, che riesce a sintetizzare i peggiori aspetti di un maggioritario e di un proporzionale, ma la soluzione non è fare alleanze del genere, che per quanto si possa giurare che non influiscono sull&#8217;autonomia e sul programma lo fanno (siamo sicuri che ora Calenda parlerà con lo stesso entusiasmo di nucleare o autonomie?), ma accettare la situazione pensando alla crescita a lungo periodo.</p>



<p><strong>Ora, nei fatti, Azione/+Europa è una gamba del centrosinistra, solo chi già l&#8217;avrebbe votata ritiene che non sia così e che resti una forza autonoma, un terzo polo liberale</strong>. Certo, si avranno dei seggi subito, sicuramente sufficienti sia a soddisfare le nuove entrate non candidabili all&#8217;uninominale sia gli attivisti storici nei collegi, ma nei fatti ormai il partito si è legato a doppio filo al PD, al quale dovrà il proprio successo, odierno e futuro, e con il quale dovrà scendere a compromessi sul programma.</p>



<p><strong>Lo stesso errore, sia chiaro, l&#8217;ha fatto Umberto Bossi. </strong>E abbiamo visto com&#8217;è andata a finire.</p>



<p>D&#8217;altronde, la Lega, dopo la campagna (moderaramente di successo) del 1992 ha scelto, nel 1994, di correre con il Polo delle Libertà, replicando circa quell&#8217;8% che già aveva e rendendosi poi responsabile della crisi del Berlusconi I.</p>



<p>Ma, nonostante ciò, dopo pochi anni e un&#8217;elezione dove la Lega andò da sola (aumentando i consensi, tra l&#8217;altro), Bossi tornò all&#8217;ovile, rientrando nel centrodestra, dove Berlusconi era la forza principale, e iniziando la trasformazione da forza utile al Nord a forza utile a questo centrodestra. Così, dalla Lega trasversalista, d&#8217;anima nazional-liberale, siam passati alla Lega conservatrice, dato che nel centrodestra già Forza Italia riempiva lo spazio nazional-liberale, una Lega che non si è dimostrata capace di rappresentare e servire fedelmente gli interessi degli elettori del Nord, preferendo servire gli interessi della coalizione nell&#8217;avere un omologo settentrionale dell&#8217;Alleanza Nazionale.</p>



<p>Se oggi siamo in questa situazione di un&#8217;Italia in declino è perché la parte più produttiva non ha più una degna rappresentanza che non metta prima altri interessi, il Sud pretende dallo statalismo e ottiene, il Nord chiede &#8211; con particolare cautela e salamelecchi per non essere accusato di razzismo &#8211; e non ottiene.</p>



<p><strong>E tutto è iniziato con la scelta della Lega di non essere il nostro partito, ma il partito di una coalizione che cerca i nostri voti.</strong></p>



<p>Ora, Calenda, sta facendo la stessa scelta con un centro d&#8217;area liberale che, se avesse preso la sua strada, sarebbe potuto divenire un qualcosa di interessante. Ora, invece, sarà la stampella del PD, la Lega del centrosinistra, che chiede voti ai liberali e agli imprenditori del Nord per fare le politiche che interessano agli statalisti.</p>



<p>De gustibus&#8230; Non sarebbe stato meglio avere meno seggi ma avere una visione coerente, così da averne di più in futuro e poter influenzare qualsiasi governo &#8211; come sta facendo il FDP in Germania &#8211; invece di cambiare due cose nel programma di centrosinistra rinunciando a tutto il resto?</p>
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		<title>C&#8217;è baruffa nell&#8217;aria, fermento nelle valli e non solo&#8230;</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2022/07/05/ce-baruffa-nellaria-fermento-nelle-valli-e-non-solo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2022 10:25:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Lombarda]]></category>
		<category><![CDATA[lega nord]]></category>
		<category><![CDATA[matteo salvini]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel pomeriggio di ieri, rilanciata da diverse agenzie di stampa tra cui l&#8217;ADN Kronos, ha iniziato a circolare un documento redatto da amministratori e militanti della Lega Salvini che sta</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Nel pomeriggio di ieri, rilanciata da diverse agenzie di stampa tra cui l&#8217;ADN Kronos, ha iniziato a circolare un documento redatto da amministratori e militanti della Lega Salvini che sta facendo scalpore e discutere per i temi e i toni utilizzati. Di seguito pubblichiamo il testo completo ringraziando amici giornalisti per avercelo fornito.</em></strong></p>
<p>All’attenzione<br />
Segreteria Federale Lega per Salvini Premier<br />
Segreteria Nazionale Lega Lombarda<br />
Segreteria Provinciale Lega Bergamo</p>
<p><strong>RIFLESSIONI DEL MILITANTE</strong><br />
Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando la voce del grande Bossi tuonava nell’etere, ma<br />
anche nei nostri cuori, come simbolo del Nord, di quella parte territoriale viva, produttiva, capace,<br />
ricca di positive prospettive per il futuro.<br />
Tanto si è fatto in nome e per conto di quello che era la Lega Nord, per la quale militanti di ogni<br />
età e di diversificati profili personali si sono attivamente impegnati ed organizzati, convinti di<br />
raggiungere ideali concreti e largamente diffusi.<br />
A distanza di anni, tra alti e bassi, ci troviamo però molto lontani da quello che erano i nostri valori<br />
e le battaglie per cui tutti noi lavoravamo con energie e sacrifici.<br />
La realtà dei nostri giorni, dopo una svolta nazionale del movimento, ma in seguito anche degli<br />
ultimi insuccessi elettorali legati alla giornata del 12 giugno scorso (referendum e comunali), ci<br />
obbliga a fermarci e riflettere.<br />
Sì, perché il militante è anche essere pensante, capace di organizzare strategie e modalità di<br />
azione, desideroso di migliorare laddove riscontra insuccessi e fallimenti, attraverso una riflessione<br />
condivisa e proficua tra territorio e organi istituzionali, cosa che a parer nostro è andata svanendo<br />
in questi ultimi anni.<br />
Ecco allora che, condividendo tra noi delusioni, amarezze e mal di pancia, abbiamo deciso di<br />
mettere per iscritto alcune osservazioni, perché chi occupa il giusto posto possa riflettere su ciò<br />
che la “base” evidenzia e chiede, affinché le defezioni e i malumori diminuiscano e i militanti<br />
possano ritrovarsi ancora, come ai vecchi tempi, motivati da ideali condivisi e reali, legati ai veri<br />
valori per cui la Lega è nata e che da tempo non sta portando avanti con decisione e schiettezza.</p>
<p><strong>ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE</strong><br />
Attendiamo da molto, troppo tempo l’elezione ufficiale delle figure di riferimento territoriali.<br />
Basta commissari, chiediamo che tutte le cariche tornino ad essere elettive.<br />
A fatica abbiamo appena rinnovato i segretari delle sezioni comunali, dove parecchi referenti non<br />
volevano più rimettersi in gioco ma hanno ridato disponibilità motivati solo dalla speranza che<br />
qualcosa cambi velocemente.<br />
Vi siete chiesti il perché? Se non lo avete fatto cercate di farlo al più presto prima che sezioni una<br />
volta tanto significative sul territorio si trovino costrette a chiudere.<br />
Vogliamo il ripristino di quelle che una volta erano le circoscrizioni con segretari di circoscrizione<br />
(se così si chiameranno ancora) votati ed eletti dai militanti, dove segretari delle varie sezioni<br />
possano affrontare i reali problemi del territorio, condividere le strategie e analizzare le<br />
problematiche, decidendo linee strategiche comuni e distintive del movimento che<br />
rappresentiamo.<br />
Sono anni che non ci si ritrova più e sotto questo aspetto e i risultati si vedono, per chi li vuole<br />
vedere!</p>
<p>Soffriamo la mancanza di direttivi ufficiali a vari livelli, dal provinciale al federale, per cui chiediamo a gran voce l’elezione effettiva dei vari componenti e la messa in atto degli incontri di loro competenza.<br />
E non dimentichiamoci i congressi!<br />
Perché dobbiamo farci trovare ben organizzati prima dell’importantissimo appuntamento elettorale del prossimo anno, se non vogliamo trovarci in una situazione irrecuperabile.<br />
Una buona organizzazione, solida e condivisa dai militanti, da sempre vera forza attiva del movimento, sarà la vera soluzione per andare avanti e cercare di recuperare ciò che sta andando perso. Solo così potremmo essere più incisivi sul territorio e di certo anche più credibili agli occhi della gente di quanto lo siamo ora.</p>
<p><strong>IL MILITANTE</strong><br />
Se una sezione riesce a lavorare bene è grazie al lavoro dei suoi militanti e del suo segretario.<br />
Basta con le decisioni calate dall’alto, basta con gli ordini dell’ultimo momento, magari non condivisi e “recapitati” via messaggio.<br />
La sofferenza dei soci e dei militanti di sezione è palese, e la situazione sta esplodendo.<br />
Non c’è più condivisione di intenti, ora i militanti devono solo eseguire. Nel contempo è inutile proporre il tesseramento ai cittadini (cosa che si rispecchia nel netto calo di adesioni in ogni sezione bergamasca) o far gazebo per ricevere solo insulti.<br />
Alla fine sono sempre i segretari e i loro militanti a metterci la faccia sul territorio e a ricevere le conseguenze delle decisioni prese dall’alto e talvolta davvero incomprensibili e pertanto inspiegabili!<br />
La gente si sente presa in giro!<br />
Tornate a valorizzare la figura del militante e a coinvolgerla nelle vostre logiche, aiutereste a lavorare meglio sul territorio.</p>
<p><strong>PRESENZA SUL TERRITORIO</strong><br />
Mai come in questo periodo abbiamo figure politiche lontane dal territorio, prese dalla smania di protagonismo e avvezze solo a selfie o a presenze in occasione di feste o cerimonie.<br />
Non è questo che ci serve!<br />
Vogliamo tornare ad avere rappresentanti politici, scelti dal territorio, espressione del territorio, legati al territorio, che lavorino per esso anche dietro le quinte, che collaborino con i segretari, che si interessino dei problemi della gente, che si incontrino con i sindaci.<br />
Un desiderio irraggiungibile? Non stiamo chiedendo la luna, ma se vogliamo davvero riprendere la strada maestra dobbiamo lavorare tutti per lo stesso fine e sulla stessa linea, senza protagonismi inutili.<br />
Vogliamo referenti politici che vengano sul territorio non per “parlare”, ma per “ascoltare”.<br />
Il loro compito è interfacciarsi con le realtà locali per condividere strategie comuni evitando di creare situazioni spiacevoli: citiamo ad esempio la questione dei profughi ucraini minorenni, dove il risultato ottenuto dai rappresentanti di Roma, e pubblicizzato come vincente sul territorio, era l’esatto contrario di quello per cui i sindaci dell’ambito interessato si stavano battendo, formalizzando un documento importante condiviso poi da tutti i sindaci locali, non solo leghisti.<br />
Una proposta è più forte quanto più parte dalla base e dalle reali necessità del territorio che stiamo governando.<br />
Non perdiamo questo principio altrimenti ci troveremo spesso di fronte ad una spaccatura e contrapposizione tra lavoro del territorio e linea dei singoli politici.</p>
<p><strong>LA NOSTRA IDENTITA’</strong><br />
Chi siamo?<br />
Quali sono i valori che ci identificano come rappresentanti del movimento?<br />
Quali sono le proposte che ci distinguono dal resto dei politici, che ci hanno fatto emergere come forza affidabile e sicura negli anni passati?<br />
Oggi l’incoerenza domina su tutto, la politica tutta è appiattita e allineata senza orgoglio, pur di governare!<br />
I militanti non sanno più cosa rispondere a chi li ferma per chiedere spiegazioni.<br />
Torniamo ad identificare i nostri valori rendendo visibile lo sforzo che tutti ci mettiamo per raggiungerli.<br />
Torniamo a parlare di ciò che ci è caro: AUTONOMIA, AUTONOMIA, AUTONOMIA, e poi contrasto all’immigrazione, sicurezza per il territorio e per i nostri giovani, lotta alla droga, parliamo di lavoro, battiamoci per togliere il vergognoso reddito di cittadinanza, difendiamo i temi della famiglia!<br />
Cerchiamo di essere coerenti.<br />
Basta inutili raccolte firme che poi non vengono consegnate e non servono a nulla se non ad illudere la gente nella risoluzione di problemi che poi mai verranno risolti, come la carenza medici, giusto per citarne uno d’attualità!<br />
La gente si sta stancando, e il campo che noi abbiamo abbandonato prima o poi verrà conquistato da qualcun altro, perché gli ideali che ci hanno sempre guidato sono forti. E torneranno ad emergere.</p>
<p><strong>RIFLETTERE È LA GIUSTA CURA</strong><br />
Stiamo raccogliendo sconfitte ovunque. Ci siamo chiesti perché?<br />
A livello personale o di gruppi comunali l’analisi è stata fatta, perché crediamo nessuno possa essere insensibile a certi risultati deprimenti.<br />
Alcuni politici (pochi) lo fanno anche con noi, in occasione di sporadici incontri, ma forse sarebbe utile farlo in modo autorevole e condiviso. Senza perdere tempo, prima delle elezioni.<br />
Già l’anno prossimo saremo chiamati al voto e la spiacevole discesa di consensi a cui stiamo assistendo ci fa male, non aspettiamo di trovarci senza candidati e soprattutto senza elettori.<br />
Candidati che questa volta vorremmo fossero scelti anche dal territorio e non solo perché appartenenti ad un certo gruppo di amici o per logiche che non si conoscono. Una scelta da fare sulla base della meritocrazia, accettando chi davvero ha fatto e sta facendo tanto per il bene del movimento.<br />
Siamo in una fase critica e difficile, è chiaro a tutti, anche a chi vorrebbe negarlo, ma non dobbiamo celarci dietro a ingannevoli messaggi sui social che evidenziano false vittorie.<br />
Cerchiamo, e soprattutto cercate, di essere più realisti, guardate con gli stessi occhi del militante che spesso, anche se privo di ruoli istituzionali, ha la capacità di leggere le situazioni reali in modo pratico e dando soluzioni immediate.<br />
Ricordatevi che l’unione fa la forza, anche in politica.</p>
<p><strong>CONCLUSIONI</strong><br />
Cari rappresentanti politici, con questa lettera, che non è un semplice sfogo ma sintomo del bisogno di essere ascoltati e compresi perché il nostro sempre più sentito “mal di pancia” non ci annienti del tutto, alcuni Sindaci e segretari della bergamasca hanno voluto segnalarvi la grave e pesante situazione che si trovano a vivere per i suddetti motivi elencati.<br />
Abbiamo il polso della situazione, rappresentiamo la voce dei nostri militanti e della gente dei nostri territori, che si sta allontanando.<br />
Ascoltateci! Riflettete insieme a noi e diamo una svolta a questo movimento!<br />
Prendete queste righe come un monito a migliorare le cose, dato da chi ancora vuole credere nella Lega, ma che si sente troppo deluso per poter proseguire su questa strada.<br />
A voi la possibilità di scegliere dove andare.</p>
<p>Grazie per l’attenzione, cordiali saluti.</p>
<p>Bergamo, luglio 2022</p>
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		<title>La sveglia radicale: non c&#8217;è lotta liberale senza lotta contro l&#8217;Italia stato nazionale</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2022/02/16/la-sveglia-radicale-non-ce-lotta-liberale-senza-lotta-contro-litalia-stato-nazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2022 00:03:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum eutanasia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E così la Corte Costituzionale ha bocciato il referendum sull&#8217;eutanasia e probabilmente oggi boccerà quello cannabis, e si vedrà per quelli sulla giustizia. Una corte stranamente silente e accondiscendente sui</p>
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<p>E così la Corte Costituzionale ha bocciato il referendum sull&#8217;eutanasia e probabilmente oggi boccerà quello cannabis, e si vedrà per quelli sulla giustizia.</p>



<p>Una corte stranamente silente e accondiscendente sui DPCM, coprifuochi, stati di emergenza ma che quando più di un milione di cittadini chiedono di poter dir la loro alle urne si riscopre paladina della Costituzione e dice un chiaro no.</p>



<p><strong>Con gran contentezza della politica, che ovviamente vuole mantenere il proprio primato contro il popolo, la cui unica utilità è alle urne, ma per il resto è una noia che chiede, chiede, senza dare</strong>, a differenza dei veri poteri che interessano a loro, che io chiamo le tre C: <strong>clero, camorra e carrozzoni pubblici</strong>. E se credete che io sia ingeneroso andatevi a leggere ciò che <a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/08/15/auguri-liechtenstein-mille-di-questi-stati/">Giovanni Adamo</a>, nel suo &#8220;Lo Stato nel Terzo Millennio&#8221;, ha da dire sulla politica&#8230;</p>



<p>Nel caso dei referendum, il sistema è sviluppato in modo tale da rendere difficilissimo avere un referendum valido dal punto di vista costituzionale: è vagamente propositivo? Stop. Lascia ciò che la Corte ritiene un buco? Stop.</p>



<p>Paragonate l&#8217;<strong>Italietta dove se si vuole far votare il popolo bisogna superare un labirinto e poi campo minato</strong>, così da salvaguardare &#8220;il primato della politica e del Parlamento&#8221; alla <strong>Svizzera dove il Popolo può modificare la Costituzione e la politica fa spazio e si leva anche il cappello</strong> e ditemi chi ha un sistema migliore, più prospero e più funzionale. E, pensate, che alcuni di quelli che ora parlano di paese incivile per la dichiarazione di inammissibilità erano gli stessi  che si stimavano dopo il referendum per la Brexit perché &#8220;in Italia per fortuna non potrà mai esserci un referendum del genere&#8221;.</p>



<p>Come dico spesso a me i radicali stanno simpatici perché hanno capito molti dei problemi dell&#8217;Italia, ma hanno una visione poco organica.<strong> Non sono migliaia di problemi separati, ma è un solo problema con varie emanazioni: l&#8217;Italia</strong>.</p>



<p><strong>Un&#8217;Italia che è, essenzialmente, irriformabile e che al massimo concede qualcosa se ciò è funzionale al mantenimento dello status quo, uno status quo mantenuto dall&#8217;Unità</strong>, nonostante una guerra che ha distrutto monarchia e regime, senza però mai rinunciare al nazionalismo e allo stato etico, reso solo meno autoritario: leggetevi <a href="https://it.wikisource.org/wiki/Italia,_Repubblica_Sociale_-_Progetto_di_Costituzione">la Costituzione abbozzata per la Repubblica di Salò</a> e ditemi se non può essere un buon programma politico per un governo di unità nazionale, tolte le parti razziste scritte sotto dettatura delle Schutzstaffel.</p>



<p><strong>Qualcuno, questa cosa, l&#8217;aveva capita: la vecchia Lega Lombarda, poi Lega Nord</strong>. Molti lettori, specie i più giovani, ricorderanno la Lega come un partito conservatore, quasi reazionario, ma quella fu una svolta partitocratica avvenuta intorno al 2000, così da avere una struttura interna al centrodestra con Forza Italia come partito nazional-liberale e Alleanza Nazionale e Lega Nord come poli più a destra a tendenza locale (la Lega al Nord, AN al centro-Sud), prima la Lega era decisamente più vicina al pensiero radicale e, infatti, <strong>vari esponenti radicali con essa corsero alle elezioni.</strong></p>



<p>Nel 1994 venne proposta una riforma costituzionale federalista, con l&#8217;Articolo 1 così modificato:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>L’Italia è una Repubblica Federale fondata sui principi della democrazia e dello Stato di diritto. I suoi valori fondamentali sono la<strong> libertà individuale e di mercato</strong> e la solidarietà tra i cittadini</p></blockquote>



<p>Era il periodo della Lega che diceva che il federalismo e il liberismo erano assolutamente necessari, che sosteneva i <a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/11/20/la-lega-delle-origini-il-vero-partito-arcobaleno/">matrimoni gay</a> e riteneva lo Stato il principale nemico delle libertà individuali.</p>



<p>Non un partito perfetto: <a href="https://www.lavocedelnord.net/2019/03/06/la-droga-nel-2019-si-combatte-legalizzandola/">sulle droghe</a>, ad esempio, si preferiva un approccio più paternalista, basato sull&#8217;idea del &#8220;diamo sicurezza ai genitori&#8221;, ma per il resto ragionevolmente conscio dei problemi di uno Stato padre, da sradicare sin dalle fondamenta.</p>



<p><strong>La partitocrazia, però, ebbe la meglio e ricordiamo una Lega Nord paternalista e conservatrice</strong>: ma in ogni caso c&#8217;è sempre stata una componente più progressista, sino alla svolta in stile PCUS di Salvini c&#8217;erano leghisti pro marijuana legale, leghisti pro matrimoni gay e via discorrendo, e molti fuoriusciti hanno potuto far vedere ciò che sarebbe stata la Lega senza la svolta paternalista.</p>



<p><strong>In ogni caso spero che la lezione sia chiara: combattere i sintomi senza concentrarsi sulla causa è una perdita di tempo. Perché fare mille battaglie quando possiamo farne una che ne copre mille?</strong> </p>



<p>Il nostro problema non è non avere l&#8217;eutanasia, non avere il matrimonio gay, avere il proibizionismo, l&#8217;inaccessibilità dell&#8217;aborto e così via: <strong>il problema è l&#8217;Italia come Stato, e quelle son conseguenze&#8230;</strong></p>



<p>Se serve un cambiamento radicale&#8230; che sia veramente radicale.</p>


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		<title>Matteo nel vaso di vetro</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2022/02/04/matteo-nel-vaso-di-vetro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Comper]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Feb 2022 11:31:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[lega nord]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Matteo Salvini ha avuto un’intuizione brillante. Diviene segretario della Lega (al tempo ancora “Nord”) nel 2013, dopo il terremoto della “Notte delle scope” che chiuse la stagione bossiana, affondata sotto</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Matteo Salvini</strong> ha avuto un’intuizione brillante. Diviene segretario della Lega (al tempo ancora “Nord”) nel 2013, dopo il terremoto della <strong>“Notte delle scope”</strong> che chiuse la stagione bossiana, affondata sotto il peso degli scandali, di una gestione nepotistica del movimento e, cosa magari poco piacevole da ricordare ai nostalgici della “Lega di Lotta” del senatur, per non aver ottenuto assolutamente nessun risultato in termini di federalismo dopo essere stata per 15 anni al centro del sistema politico Italiano (e in questa frase c’è scritto il motivo del fallimento).</p>
<p>Una volta sul ponte di comando del movimento che fu lo stakeholder delle istanze del Nord, Salvini comprese che esso si trovava in un vicolo cieco, ridotto com’era a percentuali di consenso da prefisso telefonico. Per uscirne intuì che esisteva una sola possibilità: occupare i territori che il frazionamento della destra post missina aveva lasciato liberi e trasformare la Lega da un movimento federalista su base locale in un movimento nazionalista su base nazionale. Il gioco inizialmente funzionò benissimo, grazie al talento da animale da campagna elettorale permanente del quale Salvini indiscutibilmente è dotato e al fatto che FdI (fondata nel 2012) all’epoca stava muovendo i primi passi nel palcoscenico della politica italiana.</p>
<p>Alle elezioni politiche del 2018 la Lega superò il 17% dei consensi e andò al governo con M5S. Arrivò la stagione della campagna elettorale permanente di governo, nella quale Salvini ministro dell’interno passava più tempo a fare dichiarazioni sui media che nel suo ufficio al Viminale e la Lega nelle rilevazioni demoscopiche superò il 30% dei consensi. Il resto lo conosciamo benissimo:  il Papeete, la crisi del governo populista e la progressiva e apparentemente inarrestabile erosione del patrimonio “virtuale” di consensi che era stato raccolto. A suggello di uno slittamento continuo, in questi giorni abbiamo assistito a una gestione farsesca e dilettantesca della partita del Quirinale, da parte di Salvini, il quale autoproclamatosi “kingmaker” ha rimediato la peggiore sconfitta politica della sua carriera. Che è successo? È successo che “il capitano” ha provato su di sé gli effetti della volatilità del consenso, peculiarità della politica moderna.</p>
<p>Terminata l’era delle ideologie e dei raggruppamenti basati su sistemi valoriali forti, il consenso è diventato estemporaneo, volatile come un gas. È una bolla, che viene gonfiata dalla speculazione sul tema del momento salvo poi esplodere, come tutte le bolle.  Il consenso è un trend social: tanto rapidamente monta sull’onda dell’hashtag del momento e altrettanto repentinamente si sgonfia all’apparire di una nuova parola d’ordine, più “cool” e accattivante.  Se ne è accorto il capitano, passato nelle rilevazioni demoscopiche dal quasi al 40% dei consensi ai tempi del Papeete alle percentuali simili a quelle delle elezioni 2018 che sono rilevate nelle indagini più recenti. Metà dei consensi più o meno virtuali che sono stati acquisiti dalla lega dopo il 2018 sono stati consumati.</p>
<p>Inoltre, il progetto di occupare gli spazi della destra “radicale” poteva funzionare finché l’offerta politica di ascendenza ex missina non si fosse riorganizzata, ma non appena FdI ha iniziato a radicarsi, ha anche iniziato a dragare voti “sovranisti” che avevano trovato un, a quanto pare momentaneo, approdo nella Lega. Salvini, nel far virare a destra il movimento,  non si è posto il problema della quantità di spazio politico da occupare. Era ragionevole pensare che un 40% dell’elettorato si riconoscesse in una offerta politica di destra radicale e sovranista – patriottarda? Probabilmente no, e infatti quando un movimento più attrezzato dal punto di vista del retroterra culturale lo ha sfidato, i consensi hanno iniziato a calare. Salvini in qualche modo si è reso conto che non può esserci “una poltrone per due” nello spazio politico della destra radicale e sovranista italica e in qualche modo la sua surreale idea di fondare un GOP all’italiana ne è indizio. Idea, ci sentiamo di dire, assai poco rispettosa di un partito che ha una storia come quella del Partito Repubblicano USA.</p>
<p>Il problema di Salvini è prettamente politico. Liquidato il tema del federalismo, nel momento in cui viene incalzato da destra dalla Meloni, la quale stando fuori da governo Draghi ha spazi di movimento che la Lega di governo non ha, e una volta sgonfiatasi l’onda populisita che aveva cavalcato nel 2018, si trova nella situazione della mosca intrappolata in un barattolo che sbatte in continuazione contro il vetro senza poter uscire. La tragicommedia delle candidature al Quirinale gestite da Salvini come fosse un reality show ne è la summa.</p>
<p>L’impressione è che Il Capitano, non da oggi, sia intrappolato in un loop che lo costringe a cercare continuamente la prova di forza che invariabilmente fallisce e lo lascia ogni volta più debole. Capitò con la sfiducia del Papeete, con le fallite prove di forza alle amministrative del 2020 e del 2021 ed è capitato con l’ingenuo tentativo di proporsi “kingmaker” dell’elezione presidenziale. Il prossimo turno sono le elezioni amministrative del 2022. Può rischiare di trovarsi ancora con un pugno di mosche in mano? La verità forse è più banale di quanto non si possa immaginare; ovverosia che essere un animale da campagna elettorale non fa di te un buon politico. E Salvini, nonostante fino oggi abbia vissuto di politica e nella politica, pare non aver appreso i rudimenti basilare del mestiere del politico. Non è cosa sua, probabilmente. E quindi ora si trova in mezzo a un guado, incerto su cosa fare da grande. E, magari, con un po’ di rimorso per esser stato il boia del movimento che era stato stakeholder delle istanze del Nord, del quale ora come ora ci sarebbe un gran bisogno. L’eclisse ormai in corso del salvinismo aprirà la strada a un ritorno dei temi che furono la linfa ditale della Lega orgogliosamente Nord?</p>
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		<title>Il contrappasso pe similianza</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2021/11/29/il-contrappasso-pe-similianza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maufrigneuse]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Nov 2021 08:50:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Iscritti e simpatizzanti della Lega hanno attribuito a Matteo Salvini l’intero merito dei grandi, innegabili, successi elettorali ottenuti nel corso della sua segreteria fino alle europee del 2020: sembrava una</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Iscritti e simpatizzanti della Lega hanno attribuito a <strong>Matteo Salvini</strong> l’intero merito dei grandi, innegabili, successi elettorali ottenuti nel corso della sua segreteria fino alle europee del 2020: sembrava una ascesa inarrestabile, una galoppata alla Cosacca verso gli ambiti vertici del governo.</p>
<p>I mezzi di comunicazione, con maggiore o minore malizia, hanno fatto eco: chi vinceva era Salvini, mica la Lega.<br />
Per lo stesso motivo e secondo la legge del <strong>“contrappasso per similianza, non possono che essere attribuiti per intero al solo Matteo Salvini”</strong> il declino odierno di voti e di consenso.</p>
<p>Anzi oggi il problema è addirittura la rappresentanza: chi rappresenta la Lega? Quali progetti fermi offre ai gruppi sociali, economici e culturali del Paese? Tutto e niente, le ondate e le risacche, gli interventi neokeynesiani dello Stato nell’economia e la libertà di concorrenza e di impresa, no vax e non green pass sulle piazze e il voto favorevole a entrambe le misure nel CDM ma soprattutto dei Presidenti leghisti di Regione, il federalismo e il sovranismo senza transizioni, la tutela dei lavoratori (quota 100) e il rispetto delle regole di bilancio. La faccio breve: un florilegio di fiori di campo e di sofisticate orchidee. Ognuno prende il fiore che vuole o, a quanto pare, lascia tutti i fiori nel mazzo e cerca altri fiorai.</p>
<p>I romani avevano la buona abitudine di mettere uno schiavo sul carro del generale portato in trionfo nei Fori della città dopo grandi vittorie. Lo schiavo sussurrava al generale il famoso ammonimento: te hominem esse memento.<br />
Per quanto ne so questo è l’unico tipo di schiavo che non esiste nella Lega Salvini Premier, è un ruolo non previsto nell’organigramma, anzi palesemente estraneo al suo stesso spirito.</p>
<p>La sua mancanza, in senso lato, ha suggerito a Salvini la personalizzazione del partito, operazione del tutto lecita e largamente usata, fino all’abuso, da gran parte dei leader e dei semi leader antichi e moderni.<br />
Così nasce anche esteticamente, come elemento di comunicazione immediata e di progetto chiaro, la Lega per Salvini premier al posto della obsoleta Lega Nord per l’Indipendenza della Padania (peraltro appesantita da 49 milioni di debiti, come da sentenza del giudice genovese).</p>
<p>Per inciso, si aprirebbe un bel capitolo se si riuscisse a scoperchiare il pentolone delle sentenze “politiche” che erano e in gran parte rimangono moneta corrente della prassi politico/giudiziaria italica.<br />
E comunque la <strong>Lega per Salvini premier</strong> lascerebbe intendere che la Lega esiste col solo fine del premierato <em>(peraltro figura istituzionale inesistente in Italia, ma pazienza!)</em> del suo Segretario. Che succede se il premierato non arriva, come sembra non arrivare? Che succede se Salvini si ritira in un eremo umbro, o nel deserto o addirittura in Tibet, previo consenso di Xi Jin Ping, beninteso? Che succede se Salvini, cui auguro lunga e felice vita, resta sotto un treno?</p>
<p>Il problema è stato espulso dall’ordine del giorno, mai sentite opinioni in argomento, anche se non si tratta di puro nominalismo, ma addirittura dell’unico progetto che oggi impegna la Lega (in senso lato) e le truppe, ahimè sempre più residuali, che continuano ad aderirvi.</p>
<p>La personalizzazione di un partito porta con sé successi e onori ma anche rischi e successivi oneri. e qui torniamo all’inizio del discorso: per la legge del <strong>“contrappasso per similianza”</strong>: a Salvini onori per il successo, ma oneri per il declino: tutto Salvini, solo Salvini nella buona e nella cattiva sorte.</p>
<p>È noto l’aforisma aziendale, trasferito poi allo sport, <strong>“Non c’è leader senza squadra”</strong>. La Lega per Salvini premier dispone di una “squadra”? ognuno la pensi come vuole. Ma se per squadra si intende un gruppo di uomini e donne competenti che lavorano a un progetto condiviso, non si può che concludere che oggi tutti lavorano per il progetto unico: Salvini premier, un unicum orchestrale i cui componenti, fino a quello residuale che suona il gong, sono selezionati non tanto perché virtuosi, quanto invece perché hanno imparato a memoria la partitura e forse è l’unica musica che sanno suonare.</p>
<p>Se la partitura cambia temo che la “squadra” non ci capisca più niente e le dissonanze comportino fischi a non finire da parte dell’intero uditorio.</p>
<p>Le competenze non derivano dalle nomine ma si guadagnano nei banchi di scuola e poi nella vita: studio e lavoro.<br />
A quel punto, che purtroppo non pare così remoto, resteranno le macerie di un partito da ricostruire e ripresentare agli elettori partendo da programmi di base magari aggiornati, ma soprattutto con finalità diverse, almeno un po&#8217; più ampie del premierato del Segretario. C’è un “esercito” che aspetta un capo oppure prima o poi prenderà il cappello e lo appenderà altrove, a meno che Salvini cambi radicalmente lo spartito: quasi impossibile.</p>
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