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	<title>Secessione &#8211; LA VOCE DEL NORD</title>
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	<description>FEDERALISMO &#38; INDIPENDENZA &#124;  Approfondimento Politico</description>
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	<title>Secessione &#8211; LA VOCE DEL NORD</title>
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		<title>Se il green pass che serve alla Lombardia è quello secessionista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Nov 2021 01:47:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Green pass]]></category>
		<category><![CDATA[lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Restrizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Secessione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>So che nel momento in cui i politici urlano &#8220;unità&#8221; non porta applausi dirlo, ma lo ribadisco: la Lombardia non merita il circo romano del Green Pass. D&#8217;altronde, abbiamo vaccinato</p>
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<p>So che nel momento in cui i politici urlano &#8220;unità&#8221; non porta applausi dirlo, ma lo ribadisco: <a href="https://www.lavocedelnord.net/2021/10/12/il-circo-romano-del-green-pass-che-non-ci-meritiamo/">la Lombardia non merita il circo romano del Green Pass</a>.</p>



<p>D&#8217;altronde, abbiamo vaccinato il 90% dei vaccinabili, quando partirà la campagna per i bambini saremo pronti a vaccinare anche loro e le terze dosi vanno bene. Sembra quasi che la Rosa Camuna si sia tramutata in un quadrifoglio, per la fortuna che ci ha portato dopo un&#8217;iniziale debacle causata dal virus sconosciuto.</p>



<p>Eppure, il governo lombardo va da quello romano con il cappello in mano a chiedere che le restrizioni valgano solo per i non vaccinati. Che, per carità, è meglio di avere restrizioni erga omnes, ma è davvero il meglio che possa avere la Lombardia?</p>



<p>Beh, non penso proprio. Perché se un&#8217;isola felice come la Lombardia, che vaccina e ha un popolo che si vaccina non può iniziare a togliere le restrizioni, viene da chiedersi quando sarà possibile farlo.</p>



<p>Per carità, ripeto, grazie Salvini: hai ottenuto un compromesso decente che probabilmente mi permetterà di fare atti pericolosissimi come passeggiare la sera, ma spacciare un compromesso come un grande successo del governo Draghi è francamente risibile.</p>



<p>Un governo lombardo forte, e magari un fronte veramente autonomista tra regioni, avrebbe chiesto una sola cosa, al posto della mascherina obbligatoria anche all&#8217;aperto, che è l&#8217;equivalente sanitario della statuetta di Napoleone che ha vostra nonna all&#8217;ingresso perché crede che sia Sant&#8217;Antonio che protegge la casa: <strong>premiare le regioni più vaccinate</strong>.</p>



<p>Come diceva un tal Cattaneo è meglio vivere amici in dieci case che vivere discordi in una, e così dovrebbe essere anche per le misure COVID: perché cercare una quadra tra realtà diverse quando potrebbero ragionare, almeno le migliori, da sole?</p>



<p><strong>Non sarebbe molto più sensato imporre il super green pass a chi entra in Lombardia per ragioni non essenziali</strong>, così mantenere stabile il numero di vaccinati, e dare libertà a questa responsabile Lombardia di iniziare a ridurre le restrizioni interne così da prepararsi all&#8217;ormai vicina fine di esse?</p>



<p><strong>Oh, è incostituzionale limitare il movimento dei cittadini? </strong>Invece vietare alla gente per nove mesi di passeggiare la sera è perfettamente ok?</p>



<p><strong>Costerebbe molti soldi effettuare i controlli? </strong>Beh, Draghi ha promesso uno spiegamento totale di forze di polizia, roba che i boss mafiosi si staranno vaccinando pur di non essere beccati da una pattuglia vaccinale, per il controllo del green pass: basterebbe spostare quelli destinati alla Lombardia al confine e con l&#8217;aiuto di un po&#8217; di tecnologia fare lì i controlli.</p>



<p><strong>E, nel mentre, qui potremmo iniziare a ridurre le restrizioni</strong>, magari rimodulandole quando necessario. Iniziamo, magari, a togliere il GP per i ristoranti a pranzo se si è in meno di 4 al tavolo ed è garantito il distanziamento nelle zone con bassa incidenza? O magari a toglierlo dalla cultura, lasciando però agli operatori l&#8217;opzione delle 2G, e in tal caso vengono meno distanziamento e mascherina?</p>



<p>Perché, onestamente, è ridicolo dover andare in un posto con le 2G e tenere mascherina e distanziamenti vari. È come fare sesso sicuro facendo il test delle MST, usando il preservativo e per sicurezza facendo il salto della quaglia, il tutto mentre si fa sesso digitale &#8220;perché non si sa mai&#8221;. Ci crediamo o no in questo vaccino?</p>



<p><strong>Queste cose sarebbero possibili se la Lombardia avesse una casa,</strong> una casa in cui può dire che se c&#8217;è la tempesta e non metti le pattine non entri e di cui può chiudere la porta con delle chiavi.</p>



<p>Ma la Lombardia, invece, affitta una stanza da Roma, così deve accettare che sia Roma a dettare legge e, al massimo, di poter attaccare i poster in camera. </p>



<p>Ma, evidentemente, a nessuno importa. Né ai lombardi, né agli elettori lombardi, né agli eletti lombardi. Non c&#8217;è peggior sordo di chi non vuol sentire, alla fine.</p>


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		<title>Federalismo, secessione e libertà: riscopriamoli con la Scuola Austriaca di economia.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Zanotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2020 12:05:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Federalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Secessione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo breve articolo mi propongo, senza particolari pretese, di sollevare l’attenzione sui legami tra federalismo, secessionismo e pensiero liberale e libertario. È stato proprio dallo studio della Scuola Austriaca</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><i>In questo breve articolo mi propongo, senza particolari pretese, di sollevare l’attenzione sui legami tra federalismo, secessionismo e pensiero liberale e libertario. È stato proprio dallo studio della Scuola Austriaca che ho dato un fondamento alle mie convinzioni federaliste e indipendentiste, e credo che riscoprire la cultura liberale sia più che mai importante per dare forza a quella che considero una battaglia di libertà.</i></p>
<p>Quando pensiamo al mondo autonomista, federalista e indipendentista inevitabilmente associamo questa galassia di pensieri e idee a un grande nome: <b>Gianfranco Miglio</b>. Il “profesùr” per eccellenza, storico ideologo della Lega Nord, è diventato giustamente un punto di riferimento <b>non solo per la sua lucida analisi dei fatti, ma anche per la completezza e il coraggio delle sue proposte </b>che disegnano uno stato federale radicalmente diverso da quello centralista in cui viviamo. <b>Miglio ha saputo mettere in luce le contraddizioni dello stato nazionale</b> sorto in epoca moderna, <b>ha saputo valutarne il declino</b> e soprattutto, cosa non scontata anche per un grande pensatore, <b>ha saputo proporre una coerente e strutturata alternativa</b>. Se Miglio ci aiuta dal punto di vista politico è però naturale che i concetti di autonomia, federalismo e indipendenza possano trovare fondamento anche nella filosofia, e soprattutto in quella filosofia che si approccia all’economia. <b>Non sono forse anche economici, oltre che storici, politici e identitari, i temi che più scaldano l’ animo dell’autonomista &#8211; federalista &#8211; indipendentista?</b></p>
<p><b>La cosa che accomuna sicuramente tutte queste diverse posizioni è una comune spinta verso la libertà: autogoverno e autodeterminazione sono senza dubbio tra i principi fondanti di qualunque libertà</b>, e se si parla di libertà è difficile non pensare alla Scuola Austriaca di Economia, uno dei “templi” del liberalismo e del libertarismo moderni.</p>
<p>La visione rigorosamente libertaria dei pensatori austriaci porta ad una analisi approfondita delle istituzioni: quali istituzioni riescono a essere “meno coercitive” e più efficienti? <b>Le risposte “austriache” sembrano convergere, pur partendo da percorsi diversi, con quelle di Miglio e dei grandi movimenti autonomisti e indipendentisti.</b></p>
<p>Il primo “austriaco” che potrei citare in relazione al concetto di autonomia è Friedrich Von Hayek: come afferma nella sua opera forse più famosa “La via della schiavitù”, “<em>Comporta poca difficoltà pianificare la vita economica della famiglia, e difficoltà relativamente lievi si trovano nelle piccole comunità</em>”. È convinzione di Hayek e della Scuola Austriaca che la conoscenza sia a disposizione di un numero altissimo di individui, e <b>che i migliori risultati</b> (e tralascio tutto l’aspetto del libero mercato come fonte principale di informazioni) <b>si possano ottenere in termine di amministrazione, decisione e quindi di processo democratico quando l’individuo ha a che fare con ciò che conosce</b>: tradotto in parole povere (e anche un po’ grezze rispetto alla finezza dell’intellettuale di cui stiamo parlando) è preferibile che a occuparsi di ciò che accade in Lombardia siano i lombardi, di ciò che accade in Calabria i calabresi e via dicendo. L’uomo, come Hayek afferma in una sua opera che è forse il più grande manifesto del pensiero liberale, “La società libera”, può agire meglio quando ha a che fare con</p>
<p>“<i>problemi che, senza troppo sforzo di immaginazione, può far suoi e la cui soluzione egli può, con buona ragione, considerare più di competenza sua che di un altro</i>”.</p>
<p><b>Il decentramento in qualunque ambito è quindi più che mai essenziale: in esso si concretizza la possibilità per l’individuo di decidere della propria sorte conoscendo l’ambiente che lo circonda.&nbsp;</b></p>
<p>Un altro grande della scuola austriaca si spinge oltre: <b>Hans Hermann Hoppe</b> parla addirittura di “<b>secessione</b>”, un termine caro a molti di noi, un termine che rievoca battaglie storiche e ideali mai sopiti. L’integrazione politica, ossia la tendenza accentratrice alla base dei moderni Stati nazionali, secondo Hoppe</p>
<p>&nbsp;“<i>comporta una maggiore capacità per uno Stato di imporre tasse e di regolare la proprietà (espropriazione)</i>”.&nbsp;</p>
<p>L’economista tedesco, che parla di questi temi nella sua opera “Democrazia: il dio che ha fallito”evidenzia (e già Hayek era giunto a questa conclusione) <b>come uno Stato territorialmente più esteso, che controlli quindi un maggior numero di persone, possa avvalersi di un potere coercitivo maggiore e sia quindi capace di entrare con più irruenza nella vita delle persone.</b> Analizzando le espansioni territoriali nella storia Hoppe afferma che</p>
<p>&nbsp;“<i>Alla luce della teoria e della storia sociale ed economica, quindi, si possono ben sostenere le ragioni della secessione. (&#8230;) Comunque, la secessione di per sé ha un impatto positivo sulla produzione, perché una delle più importanti cause della secessione è che i secessionisti sono convinti che essi e il loro territorio siano stati sfruttati da altri</i>”.</p>
<p><b>L’integrazione forzata (e l’unità d’Italia non fa eccezione) genera odi e conflitti</b>, mentre una volontaria separazione va nella direzione opposta, ossia quella di una pacifica collaborazione e del libero scambio. Vi è inoltre una convergenza tra Hoppe e Gianfranco Miglio: entrambi sono convinti che un sistema federale o comunque di entità statali dalle dimensioni ridotte sia incompatibile con lo statalismo socialista, mentre la frammentazione politica (che Baechler riconosce come origine politica del capitalismo) favorisce il libero mercato e la libertà in generale.&nbsp;</p>
<p>Hoppe non dimentica nemmeno l’aspetto più culturale, evidenziando come i movimenti secessionisti costituiscano una difesa verso quelle particolari culture (in questo caso europee) che altrimenti finirebbero soppresse e dimenticate, schiacciate dal processo di omogeneizzazione imperante.</p>
<p>&nbsp;“<i>La secessione incoraggia le diversità etniche, linguistiche, religiose e culturali, mentre nel corso di secoli di centralizzazione sono state soppresse centinaia di diverse culture</i>”.</p>
<p>Hoppe è generalmente considerato come un eccentrico un po’ estremo, eppure aveva visto (e annunciato) il potenziale dei movimenti secessionisti in Europa e in Nord America. Oggi, mentre in Nord Italia la battaglia è in fase (speriamo momentanea) di stallo, in Catalogna e in Scozia i movimenti di massa chiedono l’indipendenza, e in Belgio la questione fiamminga è tutt’altro che dimenticata.&nbsp;</p>
<p>La scuola austriaca di economia raccoglie una serie incredibile di riferimenti a questo modo di vedere le cose: <b>un gruppo di intellettuali che ha criticato lo Stato fino all’età radici delegittimandone la quotidiana invasione nella vita delle persone è un faro per il mondo secessionista e federalista</b>. Ho voluto riportare questi frammenti (e mi ripropongo di raccogliere una visione più organica del rapporto tra austriaci e indipendenza) perché, prima ancora che un movimento politico, <b>federalismo e secessione sono una tendenza alla libertà</b>, contro ogni sopruso e coercizione. <b>L’autodeterminazione dei popoli è necessaria per l’autodeterminazione degli individui, un processo senza il quale rischiamo di rimanere “schiavi di Roma” fino alla fine.</b></p>


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		<title>Fratelli coltelli: ecco cosa pensa il Messaggero dei lombardi</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2020/07/27/fratelli-coltelli-ecco-cosa-pensa-il-messaggero-dei-lombardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2020 14:59:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Ajello]]></category>
		<category><![CDATA[Meridionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Messaggero]]></category>
		<category><![CDATA[Secessione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Messaggero ha pubblicato un editoriale di Mario Ajello, storico romano e giornalista, che devo ringraziare. Anzi, gli ho proprio scritto un messaggio su Facebook ringraziandolo: Gentilissimo Mario, la ringrazio</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Messaggero ha pubblicato un editoriale di Mario Ajello, storico romano e giornalista, che devo ringraziare. Anzi, gli ho proprio scritto un messaggio su Facebook ringraziandolo:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Gentilissimo Mario, la ringrazio per il suo editoriale sulla Lombardia dove dice che abbiamo danneggiato il PIL italiano (che è in larga parte prodotto qui, ma vabbè) e che la richiesta di tenere ciò che produciamo sia di intollerabile arroganza. Ora, quando qualcuno mi chiederà perché la Lombardia deve andarsene dall&#8217;Italia, mi basterà mostrare il suo articolo per convincerlo. Dopo la chiusura de La Padania abbiamo bisogno di giornalisti come lei per la causa della libertà. Buona continuazione</p></blockquote>



<p>Veramente, nemmeno tutti gli autori di questo blog avrebbero potuto scrivere un editoriale così breve e che sintetizza al meglio le ragioni per cui la Lombardia debba lasciare l&#8217;Italia il più presto possibile.</p>



<p>Leggetelo, è riportato <a href="https://www.tpi.it/politica/coronavirus-lombardia-danneggiato-pil-italia-20200727641512/?fbclid=IwAR3JTTIoURUJEGehuo2XQRXKxBCIdvTkmURr4Oueg4j24IcrqAJluxx8aeA">qui</a> da TPI. C&#8217;è tutto:</p>



<ul><li>La concezione economica tutta propria dell&#8217;autore, nel pieno stile italiano dove ogni articolo è una nuova scuola economica</li><li>La concezione grillina per cui qualche manovra di palazzo &#8211; per quanto spregevole &#8211; causi chissà quali conseguenze sull&#8217;economia reale</li><li>La concezione illusoria di una Lombardia cattiva perché ha tenuto troppo aperto ma anche perché voleva il lockdown totale (decidetevi, però)</li><li>La concezione manettara per cui un&#8217;indagine è condanna in terzo grado di giudizio</li><li>La concezione socialista (senza insulti a <a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/07/13/ripartire-da-turati-e-non-dal-meridionalismo-non-ce-nulla-senza-autonomismo/">Turati</a>) per cui chi è ricco ha una colpa e deve espiarla a colpi di assegni sostanziosi verso chi sta in panciolle</li></ul>



<p>Ovviamente, basta giungere alla fine dell&#8217;editoriale per capire che è solo una lagna sul fatto che la Lombardia voglia autogovernarsi e tenersi i propri soldi. Riconosciamo, quantomeno, ad Ajello il fatto che <strong>riconosca che quelli sono i soldi del Nord</strong>, semplicemente ritiene che a qualche titolo essi debbano essere anche della sua città. Nell&#8217;era dei neoborbonici convinti di navigare nell&#8217;oro e di venir depredati dal Nord grazie al panettone, dobbiamo dirlo, è un piacevole passo in avanti.</p>



<p>In ogni caso non capisco chi voglia convincere con questo editoriale: leggendo certe cose sul fatto che la Lombardia abbia affossato l&#8217;Italia mentre l&#8217;ha mantenuta per decenni e ora è stata &#8220;calpesta e derisa&#8221; da gente che il PIL lombardo non riesce nemmeno a immaginarselo e gode solo dell&#8217;altrui male, di sicuro <strong>non fanno altro che aumentare il risentimento dei lombardi, anche tra quelli che se domani Fontana si dimette stappano lo spumante</strong>. </p>



<p>Certo, non magari nel fuorisede che vive qui da tre anni o dal dipendente pubblico venuto su a lavorare e incazzato come una biscia perché non ha più il mare e per vedere la famiglia deve prendere le ferie, categorie che da sole costituiscono un buon 80% di quelli che scendono in piazza a chiedere <a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/06/22/20-giugno-a-milano-il-circo-statalista-in-citta-ma-fallisce/">commissariamenti </a>e simili amenità.</p>



<p>Tutto ciò, <a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/07/23/siamo-senza-nord-in-politica-si-vede/">come dicevo pochi giorni fa</a>, perché <strong>non c&#8217;è nessuno in politica che rappresenti il Nord</strong>. Così possiamo avere un governo meridionalista che non sa cosa significhi produrre ricchezza, essere presi per il culo dai giornali e nessuno dirà beh.</p>



<p>Però, state ben sicuri, <a href="https://www.facebook.com/legasalvinipremier/posts/-salvini-ma-che-ne-sanno-i-frugali-mozzarella-e-panzerotti-pugliesi-olio-buono-f/3428867917156110/">mozzarella e panzerotti pugliesi saranno ben tutelati</a>.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.lavocedelnord.net/2020/07/27/fratelli-coltelli-ecco-cosa-pensa-il-messaggero-dei-lombardi/">Fratelli coltelli: ecco cosa pensa il Messaggero dei lombardi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.lavocedelnord.net">LA VOCE DEL NORD</a>.</p>
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		<title>La sinistra meridionalista e la Lombardia: evviva il multiculturalismo ma non per voi</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2020/07/10/la-sinistra-meridionalista-e-la-lombardia-evviva-il-multiculturalismo-ma-non-per-voi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 13:25:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Meridionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Multiculturalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Secessione]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è poco da fare: i lombardi, non per forza nella definizione dei limiti regionali, non sono molto italiani, sono stati per troppo tempo vicini alla Mitteleuropa per esserlo e a</p>
<div><a class="permalink" href="https://www.lavocedelnord.net/2020/07/10/la-sinistra-meridionalista-e-la-lombardia-evviva-il-multiculturalismo-ma-non-per-voi/">Leggi </a></div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.lavocedelnord.net/2020/07/10/la-sinistra-meridionalista-e-la-lombardia-evviva-il-multiculturalismo-ma-non-per-voi/">La sinistra meridionalista e la Lombardia: evviva il multiculturalismo ma non per voi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.lavocedelnord.net">LA VOCE DEL NORD</a>.</p>
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<p>C&#8217;è poco da fare: <strong>i lombardi</strong>, non per forza nella definizione dei limiti regionali, non sono molto italiani, <strong>sono stati per troppo tempo vicini alla Mitteleuropa per esserlo </strong>e a dimostrarlo il fatto che milioni di persone, una volta tolte dalla mentalità italiana e messe in quella lombarda, hanno prodotto ricchezza. <a href="https://www.facebook.com/lavocedelnord/photos/a.779931328733421/3178763418850188/?type=3&amp;_ft_=mf_story_key.3178763418850188%3Atop_level_post_id.3178763418850188%3Atl_objid.3178763418850188%3Acontent_owner_id_new.777954158931138%3Athrowback_story_fbid.3178763418850188%3Apage_id.777954158931138%3Aphoto_id.3178763418850188%3Astory_location.4%3Astory_attachment_style.photo%3Atds_flgs.3%3Apage_insights.%7B%22777954158931138%22%3A%7B%22page_id%22%3A777954158931138%2C%22page_id_type%22%3A%22page%22%2C%22actor_id%22%3A777954158931138%2C%22dm%22%3A%7B%22isShare%22%3A0%2C%22originalPostOwnerID%22%3A0%7D%2C%22psn%22%3A%22EntPhotoNodeBasedEdgeStory%22%2C%22post_context%22%3A%7B%22object_fbtype%22%3A22%2C%22publish_time%22%3A1591189441%2C%22story_name%22%3A%22EntPhotoNodeBasedEdgeStory%22%2C%22story_fbid%22%3A[3178763418850188]%7D%2C%22role%22%3A1%2C%22sl%22%3A4%2C%22targets%22%3A[%7B%22actor_id%22%3A777954158931138%2C%22page_id%22%3A777954158931138%2C%22post_id%22%3A3178763418850188%2C%22role%22%3A1%2C%22share_id%22%3A0%7D]%7D%7D%3Athid.777954158931138%3A306061129499414%3A69%3A0%3A1593586799%3A1174983216522545219&amp;__tn__=EH-R">Un po&#8217; come l&#8217;America,</a> alla fine.</p>



<p>Poi, per carità, <strong>siamo italici senza ombra di dubbio e nessuno vuole negarlo</strong>, ma tra l&#8217;essere italiani e l&#8217;essere italici c&#8217;è anche un bel po&#8217; di differenza, la stessa che può esserci tra l&#8217;essere germanici e l&#8217;essere tedeschi.</p>



<p>Tant&#8217;è che le Cinque Giornate erano più che altro rivolte autonomiste, ricordiamo le celebri parole di Cattaneo <strong>&#8220;siamo i più ricchi dell&#8217;impero, non vedo perché dovremmo uscirne&#8221;</strong> e il sentimento austriacante a Milano perdurò almeno sino alla prima guerra mondiale quando dopo Caporetto in alcune cascine del milanese si fecero le risottate sperando ingenuamente nel ritorno del governo austriaco.</p>



<figure class="wp-block-image"><img data-attachment-id="5018" data-permalink="https://www.lavocedelnord.net/2020/07/10/la-sinistra-meridionalista-e-la-lombardia-evviva-il-multiculturalismo-ma-non-per-voi/20200531_140642_0000/" data-orig-file="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2020/07/20200531_140642_0000.png?fit=2160%2C2160&amp;ssl=1" data-orig-size="2160,2160" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="20200531_140642_0000" data-image-description="" data-medium-file="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2020/07/20200531_140642_0000.png?fit=300%2C300&amp;ssl=1" data-large-file="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2020/07/20200531_140642_0000.png?fit=800%2C800&amp;ssl=1" loading="lazy" width="2160" height="2160" src="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2020/07/20200531_140642_0000.png?fit=800%2C800&amp;ssl=1" alt="" class="wp-image-5018" srcset="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2020/07/20200531_140642_0000.png?w=2160&amp;ssl=1 2160w, https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2020/07/20200531_140642_0000.png?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2020/07/20200531_140642_0000.png?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2020/07/20200531_140642_0000.png?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2020/07/20200531_140642_0000.png?resize=1024%2C1024&amp;ssl=1 1024w, https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2020/07/20200531_140642_0000.png?resize=188%2C188&amp;ssl=1 188w, https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2020/07/20200531_140642_0000.png?w=1600&amp;ssl=1 1600w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>Ma anche tra chi era dichiaratamente contrario all&#8217;Austria non c&#8217;era molto amore per l&#8217;Italia: <strong>socialisti e liberali auspicavano &#8220;lo Stato di Milano&#8221;, in sostanza una Lombardia governata da lombardi</strong>, e riservavano ai loro supposti connazionali parole di fuoco, arrivando a definire &#8220;oasi d&#8217;onestà&#8221; quelle del Meridione, contrapposte alle &#8220;oasi di malaffare&#8221; in Lombardia.</p>



<p>Un moderato socialista dell&#8217;epoca oggi sarebbe probabilmente un autore di questo blog al quale diremmo &#8220;però modera un po&#8217; il linguaggio, eh&#8221; <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.0.0/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>



<p><strong>Poi cambiò tutto con le due guerre mondiali</strong>: la prima creò un forte nazionalismo, sfruttato poi dal fascismo, e la seconda mise in primo piano la liberazione dal nemico, avendo comunque al suo interno movimenti autonomisti come i neoguelfi o i patrioti della dichiarazione di Chivasso.</p>



<p>Iniziò il grande declino di quella sinistra anti-parassitaria del Nord, che <strong>non vedeva nel socialismo una scusa per prendere a chi produce per dare a chi fa niente ma voleva genuinamente emancipare i deboli</strong>, e che ebbe per ultimi esponenti politici come Guido Fanti, il grande comunista inventore della Lega del Po.</p>



<p>Da quei giorni le istanze di autogoverno furono sempre interpretate da centro o destra e la sinistra, specie nel Meridione, divenne via via tendenzialmente ostile alle questioni.</p>



<h2>Ma dire che non siamo italiani è un problema?</h2>



<p>Obiettivamente… no.</p>



<p>Vi svelo un segreto:<strong> esistono gli Stati plurinazionali e nessuno si scandalizza</strong>. Constatare la differenza enorme tra un milanese e un napoletano non crea proprio alcun problema: se si vuole si può restare anche parte del medesimo Stato alle dovute condizioni (come alla fine constatava Cattaneo nella sua considerazione sull&#8217;Austria).</p>



<p>Parimenti, <strong>dire di essere diversi non vuol dire di certo discriminare</strong>: mangio dai giapponesi, compro la frutta dai marocchini, ho un computer taiwanese e un cellulare cinese e dovrei discriminare un siciliano?</p>



<p>Proprio onestamente nel momento in cui una persona non mi dà alcun problema né mi causa una spesa non mi interessa. Se può anche darmi un servizio sono ben lieto che ci sia e non mi chiedo nemmeno se sia milanese da otto generazioni o se sia venuto l&#8217;anno scorso dall&#8217;Africa o dalla Sardegna.</p>



<p><strong>Perché mai dovrei farmi problemi su questo?!</strong></p>



<p>Certo, mi girano le balle a vedere certe situazioni in cui quartieri popolari a composizione prettamente meridionale diventino ricettacoli di crimine, degrado e falsa povertà. </p>



<p>Ahimè vicino al mio quartiere ce n&#8217;è uno del genere e molti degli abitanti frequentavano la scuola che frequentavo anche io e ho visto di prima mano violenza sui docenti, persone che usavano i bonus scolastici ma poi andavano a scuola col SUV e mandavano i figli a prendere la merenda al bar spendendo una cifra con cui al supermercato ne prendevano dieci di merende, magari coi soldi passati dal comune.</p>



<p>Per questa ragione dovrei trarre conclusioni su tutta una categoria? No, <strong>io me la prendo coi parassiti, non coi meridionali</strong>. Bisogna anche avere le capacità di discernimento storico per capire perché esistono queste situazioni e perché non bisogna prendersela con tutti per le colpe di qualcuno.</p>



<h2>Il paradosso di sinistra</h2>



<p>Ma la sinistra d&#8217;Italia se la prende tantissimo se si ricorda questa differenza. Per carità: bisogna essere multiculturali, aperti al mondo, i confini sono artificiali, siano tutti fratelli, gli Stati sono obsoleti ma se solo osate dire che tutto sommato si può ridiscutere l&#8217;Italia <strong>iniziano a parlare come una camicia nera qualsiasi</strong> (e, alla fine, il fascismo era socialismo un po&#8217; nazionalista) di <a href="https://www.lavocedelnord.net/2019/11/03/quattro-novembre-ce-qualcosa-da-festeggiare/">nazione</a>, <a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/05/07/renzi-e-i-morti-come-biasimarlo-in-una-nazione-dove-la-morte-e-la-base-dellunita/">sangue versato per la patria</a>, unica da Nord a Sud come dataci da Dio, un po&#8217; come nella scena di Peppone e del Piave.</p>



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<p>Peccato, però, che Peppone fosse un ragazzo del &#8217;99, mandato a rischiare la vita per le mire espansionistiche italiane, ciò che rischiano oggi questi <a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/03/14/dire-no-al-patridiotismo/">riscoperti patrioti</a> è di perdere il lavoro pubblico e il record europeo di solitario.</p>



<p>E se si passa al pratico, ossia a parlare di come spesso le entità piccole e/o federali facciano meglio di quelle grandi e monolitiche iniziano, anche qui, a parlare come dei CasaPound qualsiasi: queste entità non conterebbero nulla, sarebbero vittima delle logiche della globalizzazione, schiave del capitalismo, bla bla bla.</p>



<p>Ormai l&#8217;abbiamo capito: <a href="https://www.lavocedelnord.net/2019/12/06/lanima-nera-ditalia/">socialismo + nazionalismo = fascism</a>o. <strong>Dio ce ne scampi</strong>.</p>



<h2>Ma non son tutti così</h2>



<div><a href="https://www.lavocedelnord.net/2019/09/27/convegno-autonomia-pd/">Ovviamente, non tutti sono così</a>. C&#8217;è della sinistra che ancora, nel cuore, ricorda quella di Turati: un esempio è Stefano Bonaccini che, molto paradossalmente, è oggi uno dei politici più leghisti, nel senso originale del termine, che ci sia in Italia.</div>



<p>Questa sinistra settentrionalista si cura effettivamente del benessere dei cittadini che necessariamente passa dal miglioramento delle condizioni economiche e dal decentramento del governo. <strong>E questa sinistra, magari in termini meno diretti, sostiene quello che ho scritto nell&#8217;articolo.</strong></p>



<p>Poi c&#8217;è la <a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/02/19/lo-statalismo-sardinista-fa-male-al-meridione/">sinistra meridionalista</a>, invece, quella del <strong><a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/03/10/da-sardine-a-sciacalli-il-passo-e-breve/">chiagne</a> e fotti</strong>: nessuna intenzione di migliorare l&#8217;economia, opposizione al decentramento perché favorisce i migliori, lavoro pubblico come unica leva e quando il settore pubblico decade a causa di ciò basta fare di tutto per mandare fuori mercato la concorrenza e quando poi succede qualcosa di male che rallenta l&#8217;economia per davvero <a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/03/28/leuro-cottolengo/">si va a piangere in Europa col cappello in mano</a>.</p>



<p>Ovviamente, perdendo il senso di identità italiana, perderebbe il proprio principale mezzo di sostentamento. E così vuole difenderlo <a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/02/22/se-il-razzismo-contro-i-lombardi-si-chiama-progressismo/">con le unghie e con i denti</a>. </p>



<p><strong>E con i saluti romani</strong>.</p>



<p></p>
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