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	<title>Libertà &#8211; LA VOCE DEL NORD</title>
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	<description>FEDERALISMO &#38; INDIPENDENZA &#124;  Approfondimento Politico</description>
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	<title>Libertà &#8211; LA VOCE DEL NORD</title>
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		<title>Perché (non) si può fare il federalismo in Italia</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2023/03/17/perche-non-si-puo-fare-il-federalismo-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 00:05:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Cattaneo]]></category>
		<category><![CDATA[Federalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Leggere un testo federalista del milleottocento oggi è un&#8217;esperienza illuminante, che permette di riflettere sia sul periodo specifico che sull&#8217;odierno (mal)funzionamento dello Stato italiano. Per di più, se spesso i</p>
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<p>Leggere un testo federalista del milleottocento oggi è un&#8217;esperienza illuminante, che permette di riflettere sia sul periodo specifico che sull&#8217;odierno (mal)funzionamento dello Stato italiano.</p>



<p>Per di più, se spesso i testi risorgimentali erano dei deliri estremisti con punte di razzismo, i testi federalisti sono spesso realisti e pragmatici. Non sorprende, dunque, che in un&#8217;unità fatta male e di pancia come quella italiana siano stati largamente ignorati.</p>



<p>Ma davanti al quasi sistematico fallimento di uno stato che non riesce a motivare la propria esistenza se non con &#8220;qualcuno è morto per farlo&#8221;, incapace di produrre ricchezza in 70 anni in territori depressi, sorpassati ormai da tempo da chi si è liberato dal giogo del comunismo da molto meno tempo, ma capace solo di redistribuirla, rallentando in modo inaccettabile<a href="https://www.lavocedelnord.net/2023/02/10/lombardia-la-piu-ricca-dellimpero-altro-che-costruita-da-sud/"> chi potrebbe correre</a>, culturalmente arretrato, con una cronica ipertrofia legislativa &#8211; spesso di origine fascista &#8211; c&#8217;è chi si chiede se non sia ora di tornare a queste idee, per provare quantomeno a invertire la rotta.</p>



<p><strong>Sarebbe sicuramente bello, ma difficilmente fattibile</strong>. Infatti, come faceva notare nientepopodimeno che Carlo Cattaneo (un&#8217;ottima breve analisi del suo pensiero la trovate <a href="https://it.wikisource.org/wiki/Carlo_Cattaneo_federalista">qui</a>), il federalismo nasce come idea per unire realtà differenti, con governi, economie e filosofie di vita differenti. <strong>All&#8217;epoca l&#8217;Italia non era stata unita da secoli, l&#8217;italianità era un vago concetto culturale universalmente condiviso anche dai più contrari all&#8217;unità</strong>, si pensi a Metternich, che riconosceva l&#8217;esistenza di un&#8217;espressione geografica italiana, o a Giovanni Battista Bolza, maestro d&#8217;italiano di Francesco Giuseppe, che nelle sue poesie dialettali <a href="https://lengualombarda.eu/2023/03/la-letteratura-lombarda-tra-italia-austria-e-lombardia/">accusava chi era contrario agli Asburgo di non essere nemmeno degno d&#8217;essere italiano</a>.</p>



<p>Ma oggi l&#8217;Italia è unita, da più di 160 anni. Il modo in cui il Paese è stato (mal)governato ha influito su tante cose come la gestione politica, l&#8217;economia ma soprattutto il modo di pensare!</p>



<p>L&#8217;Italia è ancora oggi uno <a href="https://www.lavocedelnord.net/2021/12/02/come-sono-divisi-gli-italiani/">stato variegato</a> in qualsiasi termine possibile. <strong>Eppure il federalismo non si è mai fatto, qualsiasi blanda forma di decentramento viene additata come tale e spesso accusata di fallire</strong>, parlarne vuol dire schierarsi politicamente, un referendum per creare uno pseudofederalismo, con un premierato molto controverso, è stato rifiutato dalla maggioranza della popolazione &#8211; escludendo Lombardia e Veneto &#8211; e oggi, nella politica mainstream non ne parla nessuno, si parla al massimo di autonomia (anch&#8217;essa <a href="https://www.lavocedelnord.net/2022/11/10/arriva-il-primo-partito-autonomista-contro-le-autonomie-indovinate-da-dove/">criticata a destra e a manca</a>).</p>



<p><strong>Se l&#8217;Italia ha fallito in tante cose ha sicuramente avuto successo non nel fare gli italiani, ma nel convincerli della loro esistenza e unità a dispetto delle differenze e del malgoverno italiano</strong>. Per capirci, la principale ragione per cui tanti, da destra a sinistra, si oppongono al federalismo è che &#8220;siamo un&#8217;unica nazione, non si può lasciare qualcuno indietro, è meglio fare le cose insieme, dove volete andare da soli&#8221;, il tutto quando alcune delle nazioni più prospere (e sicuramente meno contestate dell&#8217;Italia) sono federazioni, l&#8217;Italia abbia sistematicamente fallito nel sollevare dalla povertà le regioni più povere, mentre la Germania è riuscita a rendere quantomeno vivibili le regioni dell&#8217;Est in molto meno tempo e l&#8217;inefficienza del governo romano in <a href="https://www.lavocedelnord.net/2022/03/23/come-le-regioni-stanno-battendo-roma-sullistruzione/">praticamente qualsiasi cosa</a> è patente e davanti a tutti.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Ognuno abbia da ora in poi la sua lingua e secondo la lingua abbia la sua bandiera, abbia la sua milizia&#8230;. Queste patrie, tutte libere, tutte armate, possono vivere l’una accanto all’altra, senza nuocersi, senza impedirsi</p><cite>Carlo Cattaneo</cite></blockquote>



<p><strong>Qui vediamo la vera problematica del federalismo oggi: non esiste più l&#8217;italianità di 200 anni fa, esiste una precisa italianità dall&#8217;anima centralista, parassitaria, antifederalista, improduttiva e nazionalista</strong>. Inoltre, per quanto non piaccia a nessuno dirlo nella costruzione di questa italianità ha avuto un ruolo fondamentale un certo <a href="https://www.lavocedelnord.net/2018/12/04/non-sono-riusciti-a-fare-gli-italiani/">Benito Mussolini</a>: l&#8217;Italia prima del 1915 stava scoppiando, fu la magistrale azione di nation building del Duce a costituire la nazione italiana che conosciamo oggi, quella che chi va in piazza con la bandiera partigiana difende dalla temibile autonomia differenziata.</p>



<p>Sul tema del nation building mussoliniano ci potrei scrivere un intero articolo, ma torniamo al punto: <strong>dall&#8217;Italia oggi non è possibile in alcun modo ottenere il federalismo</strong>. Dirsi italiani che vogliono il federalismo è una strategia fallimentare, anche se genuinamente ci si crede, poiché la stragrande maggioranza dei connazionali non è interessata ad alcuna forma di decentramento, anzi&#8230;  C&#8217;è chi, ora nella direzione PD, <a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/03/10/da-sardine-a-sciacalli-il-passo-e-breve/">minacciava guerra civile al Nord se avesse chiesto l&#8217;autonomia dopo il Covid</a>!</p>



<p>Miglio diceva che il federalismo si sarebbe imposto, poiché il centralismo aveva giocato tutte le sue carte perdendo, ma la realtà ha mostrato un quadro diverso: <strong>il federalismo avrà la forza delle idee, ma il centralismo ha quella di clientele, assistenze e corruttele</strong>. L&#8217;inerzia centralista è ben più forte di qualsiasi istanza federalista, specie portata avanti sotto il tricolore. Sembrerà assurdo, ma tanti popoli ripetono costantemente gli stessi errori, pensate al Sudamerica, nonostante l&#8217;errore sia evidente a chiunque.</p>



<p><strong>L&#8217;unica reale possibilità è, per noi che possiamo, smetterla di identificarci in un&#8217;italianità tossica e naturalmente centralista e statalista</strong>, <a href="https://www.lavocedelnord.net/2021/11/04/ma-mi-son-restaa-lombard-le-identita-glocal-contro-il-nazionalismo/">rinnegandola il più possibile</a>, dalla lingua alla cultura ai miti fondativi, passando per il modello politico e sociale. Non dobbiamo aver paura di dire che Lombardia, Veneto, Piemonte, Sicilia, Friuli, Romagna, Sardegna ecc. contano di più dell&#8217;Italia e <strong>non dobbiamo nemmeno chiedere alla partitocrazia concessioni, dobbiamo pretendere ciò che è nostro diritto, ossia governarci da soli, dando ad un governo centrale competenze utili per provvedere al comune benessere.</strong></p>



<p>È da quando c&#8217;è l&#8217;Italia che si parla di rifarla ma non è mai stato possibile. Allearsi con la partitocrazia è una partita persa e da italiani, che debbono essere necessariamente solidali con chi vuole <a href="https://www.lavocedelnord.net/2022/10/18/la-sindrome-del-somaro-lombardo/">rimanere attaccato a vita alla tetta romana</a> non si ottiene nulla. Proviamoci da popoli liberi.</p>



<p><strong>Disfare l&#8217;Italia il più possibile è l&#8217;unica via: culturalmente, socialmente e politicamente</strong>. Per poi ricostruirla,<a href="https://www.lavocedelnord.net/2022/08/09/altro-che-flat-tax-ecco-la-vera-dieta-dimagrante-per-roma/"> a misura federale</a>, alle condizioni per vivere liberi, forti e prosperi. Un po&#8217; come alle volte un osso malformato va rotto per ricostruirlo bene, la stessa cosa vale per certi paesi.</p>



<p>Ma <a href="https://www.lavocedelnord.net/2022/02/26/non-ce-vera-autonomia-senza-mettere-in-discussione-lunita-nazionale/">mettere in discussione</a> così tanto l&#8217;Italia può portare a rendersi conto che, oggi, non ci serve. Cattaneo medesimo nacque autonomista austriaco (ragione per cui le frange più estremiste del Risorgimento volevano privarlo di ogni onore) divenendo italianista dopo essersi reso conto che l&#8217;Austria mai avrebbe concesso le dovute libertà alla Lombardia. Ma il suo obiettivo finale era l&#8217;unità europea.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Qualunque sia la comunanza dei pensieri e dei sentimenti che una lingua propaga tra le famiglie e le comuni, un parlamento adunato in Londra non farà mai contenta l’America; un parlamento adunato in Parigi non farà mai contenta Ginevra; le leggi discusse in Napoli non risusciteranno mai la giacente Sicilia, nè una maggioranza piemontese si crederà in debito mai di pensare notte e giorno a trasformare la Sardegna, o potrà rendere tollerabili tutti i suoi provvedimenti in Venezia o in Milano</p><cite>Carlo Cattaneo</cite></blockquote>



<p><strong>Il federalismo non nasce quasi mai per ideologia, ma per necessità</strong>. Se nel 1848 una federazione di stati italiani sarebbe stata probabilmente l&#8217;unico modo per garantire libertà, indipendenza e sicurezza ai vari stati di Padanìa e Appenninia oggi la situazione è differente e tali garanzie possono venire da altri enti in modo più efficiente, come l&#8217;UE &#8211; o altre forme di associazionismo europeo come l&#8217;AELS o l&#8217;adesione allo SEE &#8211; e la NATO, ma anche Stati di dimensioni più contenute o confederazioni di detti Stati sono capaci di provvedere a sé stessi in modo migliore rispetto ad un grande Stato, anche se federale. <strong>Ormai, nel mondo delle unioni, <a href="https://istitutoliberale.it/perche-si-vive-meglio-negli-stati-piccoli/">essere piccoli è spesso un vantaggio</a>!</strong></p>



<p><strong>Non è certamente esagerato dire che l&#8217;Italia non vuole mettersi in discussione proprio per questo, per la paura di scoprirsi inutile nel ventunesimo secolo</strong>, oltre che per le ragioni d&#8217;ordine pratico già viste. Proprio per questo non esiste alcuna possibilità di ottenere il federalismo all&#8217;interno della mentalità italiana!</p>



<p>Ma è bene concludere ricordando una cosa: l&#8217;Italia disunita, espressione geografica, ha dato al mondo incommensurabile cultura, filosofia e arte. L&#8217;Italia unita <a href="https://www.lavocedelnord.net/2021/05/16/zibaldone-autonomista-dun-giovane-milanese/">è più nota per criminalità organizzata, crisi del debito, corruzione e malapolitica</a> e le poche cose buone per cui viene ricordata spesso sono avvenute a dispetto dell&#8217;Italia e non grazie ad essa. Siamo così sicuri che l&#8217;Italia unita sia un valore irrinunciabile?</p>


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		<title>Democratica e funzionale: la Svizzera che ha risposto al Covid</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Feb 2022 01:59:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Così, oggi, in Svizzera c&#8217;è il &#8220;Freedom Day&#8221;: addio a mascherine ovunque, tranne che sui mezzi e negli ospedali, e al certificato COVID. Non siamo al totale abbandono delle limitazioni</p>
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<p>Così, oggi, in Svizzera c&#8217;è il &#8220;Freedom Day&#8221;: addio a mascherine ovunque, tranne che sui mezzi e negli ospedali, e al certificato COVID. Non siamo al totale abbandono delle limitazioni alla libertà personale, visto che per i positivi resta la quarantena, ma ci siamo vicini: se non hai il COVID, sei essenzialmente libero.</p>



<p>Qualche tempo fa <a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/11/28/come-la-zona-rossocrociata-ha-battuto-la-zona-rossa/">peccai in ottimismo</a> parlando di Svizzera, lo ammetto, ma il succo dell&#8217;articolo non cambia: se molti paesi in Europa &#8211; Italia in primis &#8211; sono andati dietro al modello cinese imponendo restrizioni draconiane alle libertà personali che avrebbero fatto impallidire alcune dittature particolarmente blande la Confederazione ha invece scelto di limitare principalmente la libertà d&#8217;impresa, una libertà importante ma che anche nei Paesi più liberali può essere limitata se necessario, invece di darsi alle restrizioni alla libertà personale.</p>



<p>Insomma, uno svizzero avrà saltato per qualche mese il ristorante, ma <strong>non si è mai trovato le strade militarizzate per sanzionare chi osava uscire a passeggiare alle 22:01, né a multare chi andava a fare la spesa senza autocertificazione</strong>.</p>



<p>D&#8217;altronde, è bene notare (visto che in Italia questo elemento è spesso ignorato), lo Stato aveva già limitato un&#8217;importante libertà di uno stato democratico: <strong>quella di associazione</strong>. Con una limitazione del genere, che per una società libera come quella elvetica non è roba da poco, parlare di limitazioni alle libertà personali sarebbe stato inaccettabile.</p>



<p>Si, qualcuno si stupirà: <strong>c&#8217;è chi tiene alle proprie libertà e non le sacrifica per vedere come va</strong>. Ci sarà una ragione, d&#8217;altronde, se l&#8217;Italia vive di uomini forti e si è fatta vent&#8217;anni con un grottesco maestro come dittatore mentre la Confederazione no, non trovate?</p>



<p>Per di più, in Svizzera, sarebbe stato anche difficile fare ciò che ha fatto l&#8217;Italia: da un lato, per farlo, devi militarizzare le strade, ossia il &#8220;ci vuole l&#8217;esercito&#8221; che tanto leggevamo all&#8217;epoca su Facebook, ma l&#8217;esercito svizzero è di milizia: difficile mettere un popolo contro sé stesso (Cattaneo dovrebbe compiacersi, nell&#8217;aldilà), dall&#8217;altro, se la politica avesse esagerato, il popolo l&#8217;avrebbe potuta esautorare con un referendum.</p>



<p>In ogni caso i Confederati, dopo averci dimostrato che una democrazia può fronteggiare il virus senza passare la linea che divide una nazione democratica da una autocratica (d&#8217;altronde, sapete quanto sarebbero sicure le strade se rinunciassimo a qualsiasi diritto? Se la sicurezza viene prima di tutto perché non adottare il modello DPRK?), hanno anche mostrato vari esempi di pragmatismo: un&#8217;informazione vaccinale molto interessante, con cartoni animati stilizzati, l&#8217;introduzione del pass vaccinale quando sembrava opportuno, con la stretta delle 2G con l&#8217;arrivo di Omicron (ma con il ritorno dei test gratis in vari casi, paragonare con chi parlava di &#8220;costo psicologico del tampone&#8221;, <a href="https://www.lavocedelnord.net/2022/01/23/draghi-alle-volte-si-cambia-tutto-per-non-cambiare-nulla/">salvo poi imporlo a tutti</a>) e, quando ci si è resi conto che, tra vaccini e tutto, Omicron come minaccia pubblica è davvero ridotta si torna liberi: niente &#8220;teniamo il green pass oltre giugno come meccanismo premiale&#8221;, super green pass per lavorare anche da soli, decreti urgenti programmati settimanalmente o &#8220;gradualità&#8221;: si torna liberi.</p>



<p>Io, personalmente, sarei stato meno marcato in alcuni casi, favorendo l&#8217;economia, e avrei avuto un approccio meno prudente con Omicron. Ma mi pare evidente che la Svizzera abbia dimostrato che è possibile rispondere al COVID, provando a limitarne la diffusione, mantenendo i principi base di una democrazia liberale intatti.</p>



<p>Infatti, per la Svizzera, le prossime elezioni saranno come tutte le altre. <strong>Potrete dire lo stesso dell&#8217;Italia o le libertà messe in discussione ieri e oggi potranno essere messe in discussione domani?</strong></p>
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		<title>In ricordo di Gianfranco Miglio, nel ventennale della scomparsa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Marraccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Aug 2021 17:45:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Federalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Miglio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esattamente 20 anni fa, il 10 agosto del 2001, se ne andava per sempre Gianfranco Miglio. Dopo due decenni l’eco delle sue intuizioni e delle sue analisi, rigorose ed affilate,</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Esattamente 20 anni fa, il 10 agosto del 2001, se ne andava per sempre <strong>Gianfranco Miglio</strong>. Dopo due decenni l’eco delle sue intuizioni e delle sue analisi, rigorose ed affilate, riguardanti la politica e le sue “regolarità”, riaffiora come un necessario ancoraggio e bagaglio di pensiero a cui attingere. Quella politica da lui studiata ed approfondita lungo tutto l’arco della sua esistenza umana. La politica che, secondo le sue analisi, doveva alla fine decidere, guidare, come scrisse: <strong><em>“la politica, cioè la lotta per il controllo dell’uomo da parte dell’uomo, è alle origini di tutte le cose umane”</em></strong>.</p>
<p>Gianfranco Miglio, il Profesùr, come veniva affettuosamente chiamato dai militanti e simpatizzanti della Lega Nord, la prima Lega, quella nata per scompaginare e scardinare i gangli del potere statale e l’asfissiante burocrazia partitocratica, fu – senza usare mezzi termini – un personaggio scomodo. Lo fu, molto semplicemente, perché non ebbe il timore di affrontare, scientificamente e sistematicamente (fu un grandissimo scienziato della politica) i temi del potere, del conflitto, delle guerre, dell’organizzazione amministrativa dello Stato (la pubblica amministrazione). Temi, ovviamente, che avrebbero potuto creare dei mal di pancia alle classi dirigenti di allora ma anche al mondo accademico, come infatti avvenne e da cui venne – nella sostanza – ostracizzato.</p>
<p>La cosa incredibile, su cui ancora costantemente rifletto e che ancora oggi mi rammarica, è che anche a distanza di vent’anni dalla sua morte, la sua figura sia ancora ritenuta scomoda. Post mortem, infatti, anche i più feroci despoti della storia vengono, in un certo senso, ripresi, studiati, compresi, riletti con un più ampio respiro intellettuale. Con il Prof. Miglio, invece, questo non è accaduto e non accade. Non è accaduto nel decennale della scomparsa (agosto 2011), quando pochi mezzi di informazione ne ricordarono la figura, non è accaduto nel 2018 (l’11 gennaio di quell’anno si celebrò il centenario della sua nascita), non accade e non accadrà nemmeno oggi. Il perché, credo, è chiaro. Parlare di rendite politiche, di parassiti, di diversità socio-economica tra il Nord ed il Sud del Paese, della necessità di riformare alla radice l’organizzazione statuale italiana per arrivare – definitivamente – ad una Unione Italiana (come lui la indicava) nel nome del federalismo, è qualcosa di destabilizzante.</p>
<p>Così come è destabilizzante pensare, come egli fece in moltissimi sue analisi e studi, concentrarsi sul concetto di patto, foedus, dello stare insieme. Il contratto-scambio, più volte da lui sottolineato e richiamato, non è nient’altro che il razionale comportamento umano alla ricerca del proprio benessere, all’interno della propria comunità e, soprattutto, insieme a chi condivide i tuoi stessi valori, lo stesso concetto di vita. Da qui, appunto, la sua idea, rivoluzionaria sotto certi aspetti, del diritto – naturale – per ogni comunità territoriale di stare “con chi si vuole e con chi ci vuole”: il diritto di secessione. Che nella definizione di Miglio “è un diritto prepolitico, che esiste, al pari del diritto di resistenza, come un prius rispetto ad ogni comunità politica organizzata”. Un concetto, per Miglio, che dovrebbe essere presente in un qualsiasi ordinamento che si configuri come federale.</p>
<p>Fu scomodo perché, senza usare giri di parole, ipotizzò la trasformazione dell’Italia in un moderno Stato federale, costruito su tre Macroregioni (Repubblica del Nord, Repubblica dell’Etruria e Repubblica del Sud – vedi Decalogo di Assago) più le Regioni a Statuto speciale. Un federalismo, il suo, molto diverso da quello “classico”. Lui, sostanzialmente, considerava il federalismo non più come uno strumento atto ad unire, ma quale strategia per “tutelare e gestire le diversità” (ex uno plures, dallo Stato unitario centralizzato, cioè da un’unica entità sovrana, lo Stato nazionale, si giunge – dopo un processo di federalizzazione – ad un sistema costituito da più sovranità distinte tra loro ed unite da un patto federativo, il principio del federalismo). Proprio ciò di cui avrebbe bisogno l’Italia, Paese ultracentralizzato, altamente burocratizzato, completamente incentrato sull’idea che ogni bisogno che scaturisce dalla società debba essere – automaticamente – risolto e preso in carico dallo Stato. Idea divenuta ancora più forte dopo la pandemia di COVID-19.</p>
<p>Proprio in questi giorni leggevo un articolo di ricordo del Prof. Miglio scritto da Marcello Veneziani, giornalista, scrittore e grande intellettuale di destra con cui Miglio intrattenne un’amicizia sincera e un proficuo scambio di idee, proprio sui temi del federalismo, della secessione, del nazionalismo <em>(vedi il volume “Padania, Italia. Lo Stato nazionale è soltanto in crisi o non è mai esistito?” a cura di M. Ferrazzoli, pubblicato nel 1997)</em>. Ebbene, in questo articolo, Miglio viene definito come un sovranista ante litteram, il precursore dei Salvini e Orban contemporanei. Ovviamente non condivido questo accostamento, in quanto quello che fu l’ideologo del Carroccio non avrebbe mai accettato la trasformazione della Lega in una forza politica nazionalista (quindi statalista) e – ahimè – votata all’omologazione culturale delle diversità regionali e, pertanto, antifederalista. Così come credo sia inconciliabile accostare a Miglio il concetto di sovranismo, ovvero all’idea di rafforzare sempre di più le prerogative dello Stato (dal termine sovranità), mentre il Professore lariano fu – sempre e comunque – visceralmente federalista, fino ad avvicinarsi, negli ultimi anni della sua vita, a posizioni simil-libertarie. Inoltre, mai avrebbe potuto dare appoggio ad un “progetto”, come quello salviniano, esclusivamente incentrato e fondato sul suo potere personalistico.<br />
Purtroppo il cammino da compiere, meglio, da riprendere completamente, è lungo. Lunga la strada verso quella costruzione federale che il Professore ci aveva indicato.</p>
<p>Ciao Profesùr. Come faccio ogni anno il 10 di agosto la ricordo e mi auguro che, da lassù, possa vegliare su noi federalisti.</p>
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		<title>Se i progressisti ci spiegano perché vietare l&#8217;Islam</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2021/07/10/se-i-progressisti-ci-spiegano-perche-vietare-lislam/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jul 2021 00:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Coprifuoco]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immaginate andare a Pontida (o analoga città della Costiera Amalfitana dove fa la Lega i raduni nel nuovo corso) o all&#8217;Atreju e chiedere se l&#8217;islam dev&#8217;essere vietato in Italia, filmare</p>
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<p>Immaginate andare a Pontida (o analoga città della Costiera Amalfitana dove fa la Lega i raduni nel nuovo corso) o all&#8217;Atreju e chiedere se l&#8217;islam dev&#8217;essere vietato in Italia, filmare le numerose risposte positive e poi pubblicarle su YouTube.</p>



<p>Il vostro filmato finirebbe rapidamente sulle pagine del mondo progressista, con commenti che inneggiano all&#8217;istituzione del patentino di voto, alla lotta contro gli ignoranti di destra e ad una versione molto scorretta del paradosso di Popper.</p>



<p>Poi, nei riguardi della finale di domani, uno dei principali esponenti di questo mondo (ormai sembra che se non passi da intrattenitore a fine conoscitore della <em>risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l&#8217;universo e tutto quanto</em> non sei nessuno&#8230;) se ne esce così:</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="8667" data-permalink="https://www.lavocedelnord.net/2021/07/10/se-i-progressisti-ci-spiegano-perche-vietare-lislam/img_20210709_215032_147/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210709_215032_147.jpg?fit=720%2C627&amp;ssl=1" data-orig-size="720,627" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="IMG_20210709_215032_147" data-image-description="" data-medium-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210709_215032_147.jpg?fit=300%2C261&amp;ssl=1" data-large-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210709_215032_147.jpg?fit=720%2C627&amp;ssl=1" loading="lazy" width="720" height="627" src="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210709_215032_147.jpg?resize=720%2C627&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-8667" srcset="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210709_215032_147.jpg?w=720&amp;ssl=1 720w, https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210709_215032_147.jpg?resize=300%2C261&amp;ssl=1 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" data-recalc-dims="1" /></figure>



<p>Quando lo dicevo io che chi ha pensieri autoritari avrebbe attinto a piene mani dalle restrizioni Anti-Covid utilizzandole per la sicurezza mi davano del complottista, dell&#8217;estremista liberale, di quello che non capisce la politica e ora&#8230; Eccoci qui.</p>



<p>Che poi, diciamocelo, se la forza pubblica non riesce a mantenere l&#8217;ordine per la vittoria in semifinale figuriamoci se riesce a far rispettare il coprifuoco con migliaia di persone che scendono in piazza e sono così agitate che probabilmente tirerebbero dietro qualsiasi cosa alla polizia se si provasse a fermarli.</p>



<p>La soluzione è ovvia, oltre al coprifuoco: iniziare a fare jamming di radio e telefoni dalle 20:00 in modo che nessuna informazione sulla partita giunga nel Belpaese, obbligare la TV a trasmettere Don Camillo e l&#8217;Onorevole Peppone in loop e imporre a tutti i provider Internet di fare BGP Hijacking per redirigere tutta Internet italiana al sito di ITsART. Poi, quando il governo si ritiene pronto, annuncerà il risultato della partita, magari insieme all&#8217;annuncio di Zero Covid, in caso di vittoria.</p>



<p>Scherzi a parte, in Italia ci sono circa 60 milioni di persone. Tante non sono nemmeno interessate al calcio, altre sono interessate al calcio ma per ragioni etnico-sociali non tifano Italia. Altri magari simpatizzano per l&#8217;Italia, nel senso che sono contenti se vince la finale ma morta lì. Una maggioranza è costituita dai tifosi da divano, quelli che guardano la partita, magari urlano se l&#8217;Italia fa goal e se vince il cervello smette di fargli contatto, pensano di essere un treno e iniziano a strombazzare e morta lì. Poi c&#8217;è una sparuta minoranza che scende in piazza, spacca tutto e si dà alle peggio nefandezze.</p>



<p>Non è dissimile, se ci pensate, dalla comunità islamica: c&#8217;è una minoranza &#8220;riformata&#8221; che non crede secondo gli standard canonici, una maggioranza che magari crede in concetti che noi riteniamo aberranti ma non si sognerebbe mai di applicarli. Poi c&#8217;è una sparuta minoranza che decide di mettere in pratica una versione fondamentalista degli insegnamenti e si dà al terrorismo.</p>



<p>Eppure, se qualcuno proponesse di togliere libertà a milioni di islamici per le azioni di pochi verrebbe definito estremista, mentre chi propone di togliere libertà a milioni di italiani per le azioni di pochi può permettersi addirittura di chiamarlo &#8220;dovere civico&#8221; e ricevere il plauso degli stessi che chiamano estremisti i primi.</p>



<p>Come dico da tempo, con questo progressismo a cosa ci serve la destra? Che argomenti dovrà cercare la destra per proporre di vietare l&#8217;islam quando ci pensano i progressisti a dargliene di buoni?</p>
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		<title>Zibaldone autonomista d&#8217;un giovane milanese</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2021/05/16/zibaldone-autonomista-dun-giovane-milanese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 May 2021 02:26:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Autogoverno]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[lombardia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>È inaccettabile che nella Patria di Cesare Beccaria ci sia un sistema penale borbonico, basato sul fine pena mai, sulla reclusione senza rieducazione e sulla lunghezza della pena, quando a pochi passi da qui c&#8217;è un sistema penale che, proprio perché meno severo ma orientato alla rieducazione, funziona bene.</p>



<p>È inaccettabile che le nostre discussioni sociali siano ancora tutte legate al modello fascista di &#8220;Dio, Patria, Famiglia&#8221;, cosa che ci costringe ad una indegna arretratezza.</p>



<p>È inaccettabile essere obbligati a un innaturale centralismo, con Roma che ci tratta come il Molise, senza contare che in territori di dieci milioni di abitanti è ad ogni fine pratico uno Stato, con esigenze proprie che solo un governo locale può affrontare.</p>



<p>È inaccettabile contribuire per miliardi di Euro ad un Paese ed essere poi costretti ad elemosinare denaro per costruire infrastrutture essenziali, perché la partitocrazia si spartisce i soldi che duramente guadagniamo per comperarsi i voti.</p>



<p>È inaccettabile essere una terra che dà opportunità a tutti, che essenzialmente costituisce l&#8217;unica speranza per milioni di persone che vivono in inferni clientelari di lavorare, curarsi e vivere e nonostante ciò essere quotidianamente bersaglio di invettive, teorie del complotto, insulti e frecciatine da gente che, se potesse, cambierebbe il proprio miglior servizio con il nostro peggiore e ci guadagnerebbe e che cerca solo un facile obiettivo per sfogare la propria frustrazione.</p>



<p>È inaccettabile che il futuro dei nostri figli sia in mano ad una scuola gestita per clientele, direttamente da Roma, dove l&#8217;unica cosa che conta è che centinaia di migliaia di operatori della scuola votino bene alle prossime elezioni e dove dell&#8217;andamento dell&#8217;istruzione non importa niente a nessuno, che si dica pure di uscire i libri dalla cartella.</p>



<p>È inaccettabile che la Nazione che ha essenzialmente reso possibile la nascita dell&#8217;Italia, che senza di noi sarebbe restata la versione paffuta del Regno di Sardegna, sia oggi dipinta come una provincia italica, senza una storia propria, senza un&#8217;identità propria, che deve tacere e subire in nome della solidarietà.</p>



<p>È inaccettabile che i giovani lombardi abbiano un enorme debito sopra la testa, che non abbiano alcuna sicurezza per l&#8217;avvenire, a causa delle medesime politiche clientelari già citate, che hanno trasformato la previdenza in un altro, ennesimo, </p>



<p>Basta. Possono citare tutte le leggi che vogliono, ma non possono secedere dalla realtà.</p>



<p>Se la Lombardia diventa davvero italiana, è finita. Se chi lavora, chi dà opportunità a tutti, chi cura tutti e quando viene insultato e ingiuriato &#8220;ciapa su e porta a cà&#8221; inizia a battere i piedi, a chiedere il reddito di cittadinanza, &#8220;lo stato che deve&#8221; e si dà al vittimismo, è finita per tutti.</p>



<p>Spiegateci pure, dall&#8217;alto del vostro non sapere nemmeno chi fosse Carlo Cattaneo o da dove vengano i colori del Tricolore, che siamo tutti uguali, salvo poi sfotterci ad ogni cosa che facciamo, soprattutto lavorare come certi giornalisti italiani, o perché abbiamo una mentalità troppo mitteleuropea e ci piace mantenere le giuste distanze.</p>



<p>Citate pure Formigoni come fosse un esorcismo della vostra malagestione, salvo poi scappare dalle vostre gestioni, che vedono gli eventi che il Celeste ha creato in vent&#8217;anni ogni sei mesi, per venire in quelle create proprio da lui, magari criticando nel mentre il fatto che i lombardi non lavino a sufficienza i panni sporchi.</p>



<p>Approfittate finché potete della, palesemente stupida a queste condizioni, generosità lombarda, perché presto il vostro egoismo lascerà terra bruciata.</p>



<p>E noi, cari Lombardi, abbiamo perso tante occasioni. È da poco dopo l&#8217;Unità che qualcuno aveva capito che le cose non fossero troppo belle. Eppure alla fine è sempre arrivato qualcosa a fermarci. Ancor peggio, spesso è venuto da Milano.</p>



<p>Questa, specie dopo gli eventi del Covid, potrebbe essere l&#8217;ultima chiamata. Vivere &#8220;padroni a casa nostra&#8221; o perire sudditi.</p>
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		<title>Le cinquanta stelle della libertà</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2021/04/25/le-cinquanta-stelle-della-liberta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Apr 2021 01:16:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ieri vari cittadini canadesi, scontenti delle restrizioni contro il Covid e della leggerezza con cui la polizia arresta chi le viola, si son trovati al confine con gli Stati Uniti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ieri vari cittadini canadesi, scontenti delle restrizioni contro il Covid e della leggerezza con cui la polizia arresta chi le viola, si son trovati al confine con gli Stati Uniti e, esponendo la loro bandiera al rovescio, che nella tradizione navale indica una situazione di grave pericolo, e facendo un SOS in codice Morse verso la frontiera.</p>



<p>A Hong Kong, nel mentre, ricordiamo tutti le scene in cui i manifestanti sventolavano la bandiera americana cantando &#8220;The Star Spangled Banner&#8221; contro il totalitarismo cinese.</p>



<p>Io, lo ammetto, non sono un grande fan dell&#8217;American Way of Life, né della loro concezione draconiana di giustizia, per cui le condanne sono lunghissime, senza alcuna prospettiva di rieducazione e con una privazione sostanziale dei diritti, né della loro società che esclude alcuni settori, anche se innegabilmente l&#8217;opportunità viene loro data. Mi dà quasi fastidio vedere gente che loda il modo di vivere americano, va in giro con la t-shirt con la bandiera USA e poi crede che la capitale sia New York e che Thomas Jefferson sia il frontman di qualche band&#8230;</p>



<p>Eppure, innegabilmente, gli Stati Uniti sono ancora la stella della libertà mondiale: &#8220;vita, libertà e ricerca della felicità&#8221; sono ancora parole potenti che portano centinaia di migliaia di persone, ogni anno, a provare ad emigrare nel Paese.</p>



<p>E la bandiera a stelle e strisce è ancora un forte simbolo di libertà nel senso occidentale del termine, sventolata da tanti che vivono in sistemi più o meno oppressivi e che vedono negli Stati Uniti, seppur coi loro tanti difetti, un sistema migliore e a cui ispirarsi.</p>



<p>Per questo, in occasione del 25 aprile, mi sento di ringraziare chiunque abbia combattuto per la libertà, sia italiani che stranieri, venuti a sradicare un regime oppressivo, rischiando la propria vita, con un solo desiderio nel cuore: creare un mondo un po&#8217; più libero.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe class='youtube-player' width='800' height='450' src='https://www.youtube.com/embed/bMZIi9LWnkM?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;autohide=2&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' allowfullscreen='true' style='border:0;'></iframe>
</div></figure>



<p>Possa anche quest&#8217;anno questa canzone simboleggiare la libertà di milioni di persone, non restate né sotto il dispotismo nazionalsocialista né passate sotto il dispotismo comunista, possa simboleggiare la libertà di chi si è liberato dal giogo dell&#8217;URSS diventando più libero e possa simboleggiare nei prossimi anni sempre più libertà nel mondo.</p>



<p>E a chi dice che l&#8217;Italia non è libera son d&#8217;accordo: a differenza dei nostri amici americani non abbiano il diritto di bruciare la nostra bandiera, ad esempio, né di possedere e portare armi. E forse, rispetto a loro, avremmo ben più motivi di farlo&#8230;</p>
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		<title>L&#8217;Europarlamento revoca l&#8217;immunità ai deputati catalani in esilio.</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2021/03/09/leuroparlamento-revoca-limmunita-ai-deputati-catalani-in-esilio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Soccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2021 19:18:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[catalunya]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuvole nere si addensano sull&#8217;Europa, scure e foriere di repressione si dipanano dagli scranni dell&#8217;emiciclo europarlamentare a Bruxelles per finire sulle terre di Catalogna. Nere come la ventata di &#8220;neofranchismo&#8221;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nuvole nere si addensano sull&#8217;<strong>Europa</strong>, scure e foriere di repressione si dipanano dagli scranni dell&#8217;emiciclo europarlamentare a <strong>Bruxelles</strong> per finire sulle terre di <strong>Catalogna</strong>.<br />
Nere come la ventata di <strong><em>&#8220;neofranchismo&#8221;</em></strong> che pervade, da oggi non più solo la Spagna ma anche un&#8217;Europa sempre più fogna del nazionalismo, anziché culla delle libertà delle persone e dei suoi popoli.</p>
<p>In Belgio il <strong>Parlamento Europeo</strong>, riunito in seduta plenaria, <strong>ha votato</strong>, a scrutinio segreto, <strong>per rimuovere l&#8217;immunità parlamentare di tre eurodeputati catalani, l&#8217;ex presidente catalano Carles Puigdemont e i suoi ex ministri Clara Ponsati e Toni Comin, come richiesto dalla magistratura spagnola</strong> per poter procedere contro di loro come già ha fatto nei confronti degli altri esponenti indipendentisti condannati a diverse pene detentive per &#8220;reati&#8221; legati allo svolgimento del referendum per l&#8217;indipendenza dell&#8217;ottobre 2017.<br />
La revoca apre la strada per Madrid onde poter riattivare i mandati d&#8217;arresto europei finora rifiutati dal Belgio.</p>
<p>In una votazione a scrutinio segreto svoltasi ieri sera ma rivelata solo questa mattina, più di 400 eurodeputati hanno votato per revocare la loro immunità, quasi 250 contrari e più di 40 deputati si sono astenuti.<br />
Puigdemont dovrebbe sollevare la questione alla Corte di giustizia europea (CGUE) dopo che è trapelata ai media una relazione della commissione giuridica del parlamento che raccomandava la rimozione della loro immunità.</p>
<p>Questa è la terza volta che la Corte Suprema spagnola ha provato a farli estradare, dopo che precedenti tentativi erano falliti in Scozia, Belgio e Germania.<br />
La perdita della loro immunità non influirà sul loro status di deputati al Parlamento europeo, che manterranno fino a quando non saranno esclusi dall&#8217;incarico dopo un&#8217;eventuale condanna.</p>
<p><em><strong>&#8220;Oggi è un giorno triste per il Parlamento europeo, noi abbiamo perso la nostra immunità ma il Parlamento europeo ha perso molto di più. Questo è un caso di persecuzione politica&#8221;</strong></em>. Così Puigdemont nel corso di una conferenza stampa dopo il voto dell&#8217;Eurocamera a Bruxelles.</p>
<p>Se da un lato la repressione del &#8220;nazionalismo neofranchista&#8221; è arrivata fino all&#8217;Europarlamento <strong>in Catalogna un giudice di sorveglianza ha stabilito la revocato lo status di semilibertà di cui godevano diversi degli esponenti indipendentisti condannati per reati legati al referendum</strong> quali Oriol Junqueras, Joaquim Forn, Raül Romeva, Jordi Turull, Josep Rull, Jordi Sànchez e Jordi Cuixart, che dovranno pertanto rientrare in carcere e restarci fino all&#8217;espiazione delle loro pene detentive.<br />
Un brutto segnale, una spregevole forzatura, l&#8217;ennesimo attacco alle libertà sul quale tacere è rendersene complici.</p>
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		<title>Federalismo, secessione e libertà: riscopriamoli con la Scuola Austriaca di economia.</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2020/11/03/federalismo-secessione-e-liberta-riscopriamoli-con-la-scuola-austriaca-di-economia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Zanotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2020 12:05:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Federalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Secessione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo breve articolo mi propongo, senza particolari pretese, di sollevare l’attenzione sui legami tra federalismo, secessionismo e pensiero liberale e libertario. È stato proprio dallo studio della Scuola Austriaca</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><i>In questo breve articolo mi propongo, senza particolari pretese, di sollevare l’attenzione sui legami tra federalismo, secessionismo e pensiero liberale e libertario. È stato proprio dallo studio della Scuola Austriaca che ho dato un fondamento alle mie convinzioni federaliste e indipendentiste, e credo che riscoprire la cultura liberale sia più che mai importante per dare forza a quella che considero una battaglia di libertà.</i></p>
<p>Quando pensiamo al mondo autonomista, federalista e indipendentista inevitabilmente associamo questa galassia di pensieri e idee a un grande nome: <b>Gianfranco Miglio</b>. Il “profesùr” per eccellenza, storico ideologo della Lega Nord, è diventato giustamente un punto di riferimento <b>non solo per la sua lucida analisi dei fatti, ma anche per la completezza e il coraggio delle sue proposte </b>che disegnano uno stato federale radicalmente diverso da quello centralista in cui viviamo. <b>Miglio ha saputo mettere in luce le contraddizioni dello stato nazionale</b> sorto in epoca moderna, <b>ha saputo valutarne il declino</b> e soprattutto, cosa non scontata anche per un grande pensatore, <b>ha saputo proporre una coerente e strutturata alternativa</b>. Se Miglio ci aiuta dal punto di vista politico è però naturale che i concetti di autonomia, federalismo e indipendenza possano trovare fondamento anche nella filosofia, e soprattutto in quella filosofia che si approccia all’economia. <b>Non sono forse anche economici, oltre che storici, politici e identitari, i temi che più scaldano l’ animo dell’autonomista &#8211; federalista &#8211; indipendentista?</b></p>
<p><b>La cosa che accomuna sicuramente tutte queste diverse posizioni è una comune spinta verso la libertà: autogoverno e autodeterminazione sono senza dubbio tra i principi fondanti di qualunque libertà</b>, e se si parla di libertà è difficile non pensare alla Scuola Austriaca di Economia, uno dei “templi” del liberalismo e del libertarismo moderni.</p>
<p>La visione rigorosamente libertaria dei pensatori austriaci porta ad una analisi approfondita delle istituzioni: quali istituzioni riescono a essere “meno coercitive” e più efficienti? <b>Le risposte “austriache” sembrano convergere, pur partendo da percorsi diversi, con quelle di Miglio e dei grandi movimenti autonomisti e indipendentisti.</b></p>
<p>Il primo “austriaco” che potrei citare in relazione al concetto di autonomia è Friedrich Von Hayek: come afferma nella sua opera forse più famosa “La via della schiavitù”, “<em>Comporta poca difficoltà pianificare la vita economica della famiglia, e difficoltà relativamente lievi si trovano nelle piccole comunità</em>”. È convinzione di Hayek e della Scuola Austriaca che la conoscenza sia a disposizione di un numero altissimo di individui, e <b>che i migliori risultati</b> (e tralascio tutto l’aspetto del libero mercato come fonte principale di informazioni) <b>si possano ottenere in termine di amministrazione, decisione e quindi di processo democratico quando l’individuo ha a che fare con ciò che conosce</b>: tradotto in parole povere (e anche un po’ grezze rispetto alla finezza dell’intellettuale di cui stiamo parlando) è preferibile che a occuparsi di ciò che accade in Lombardia siano i lombardi, di ciò che accade in Calabria i calabresi e via dicendo. L’uomo, come Hayek afferma in una sua opera che è forse il più grande manifesto del pensiero liberale, “La società libera”, può agire meglio quando ha a che fare con</p>
<p>“<i>problemi che, senza troppo sforzo di immaginazione, può far suoi e la cui soluzione egli può, con buona ragione, considerare più di competenza sua che di un altro</i>”.</p>
<p><b>Il decentramento in qualunque ambito è quindi più che mai essenziale: in esso si concretizza la possibilità per l’individuo di decidere della propria sorte conoscendo l’ambiente che lo circonda.&nbsp;</b></p>
<p>Un altro grande della scuola austriaca si spinge oltre: <b>Hans Hermann Hoppe</b> parla addirittura di “<b>secessione</b>”, un termine caro a molti di noi, un termine che rievoca battaglie storiche e ideali mai sopiti. L’integrazione politica, ossia la tendenza accentratrice alla base dei moderni Stati nazionali, secondo Hoppe</p>
<p>&nbsp;“<i>comporta una maggiore capacità per uno Stato di imporre tasse e di regolare la proprietà (espropriazione)</i>”.&nbsp;</p>
<p>L’economista tedesco, che parla di questi temi nella sua opera “Democrazia: il dio che ha fallito”evidenzia (e già Hayek era giunto a questa conclusione) <b>come uno Stato territorialmente più esteso, che controlli quindi un maggior numero di persone, possa avvalersi di un potere coercitivo maggiore e sia quindi capace di entrare con più irruenza nella vita delle persone.</b> Analizzando le espansioni territoriali nella storia Hoppe afferma che</p>
<p>&nbsp;“<i>Alla luce della teoria e della storia sociale ed economica, quindi, si possono ben sostenere le ragioni della secessione. (&#8230;) Comunque, la secessione di per sé ha un impatto positivo sulla produzione, perché una delle più importanti cause della secessione è che i secessionisti sono convinti che essi e il loro territorio siano stati sfruttati da altri</i>”.</p>
<p><b>L’integrazione forzata (e l’unità d’Italia non fa eccezione) genera odi e conflitti</b>, mentre una volontaria separazione va nella direzione opposta, ossia quella di una pacifica collaborazione e del libero scambio. Vi è inoltre una convergenza tra Hoppe e Gianfranco Miglio: entrambi sono convinti che un sistema federale o comunque di entità statali dalle dimensioni ridotte sia incompatibile con lo statalismo socialista, mentre la frammentazione politica (che Baechler riconosce come origine politica del capitalismo) favorisce il libero mercato e la libertà in generale.&nbsp;</p>
<p>Hoppe non dimentica nemmeno l’aspetto più culturale, evidenziando come i movimenti secessionisti costituiscano una difesa verso quelle particolari culture (in questo caso europee) che altrimenti finirebbero soppresse e dimenticate, schiacciate dal processo di omogeneizzazione imperante.</p>
<p>&nbsp;“<i>La secessione incoraggia le diversità etniche, linguistiche, religiose e culturali, mentre nel corso di secoli di centralizzazione sono state soppresse centinaia di diverse culture</i>”.</p>
<p>Hoppe è generalmente considerato come un eccentrico un po’ estremo, eppure aveva visto (e annunciato) il potenziale dei movimenti secessionisti in Europa e in Nord America. Oggi, mentre in Nord Italia la battaglia è in fase (speriamo momentanea) di stallo, in Catalogna e in Scozia i movimenti di massa chiedono l’indipendenza, e in Belgio la questione fiamminga è tutt’altro che dimenticata.&nbsp;</p>
<p>La scuola austriaca di economia raccoglie una serie incredibile di riferimenti a questo modo di vedere le cose: <b>un gruppo di intellettuali che ha criticato lo Stato fino all’età radici delegittimandone la quotidiana invasione nella vita delle persone è un faro per il mondo secessionista e federalista</b>. Ho voluto riportare questi frammenti (e mi ripropongo di raccogliere una visione più organica del rapporto tra austriaci e indipendenza) perché, prima ancora che un movimento politico, <b>federalismo e secessione sono una tendenza alla libertà</b>, contro ogni sopruso e coercizione. <b>L’autodeterminazione dei popoli è necessaria per l’autodeterminazione degli individui, un processo senza il quale rischiamo di rimanere “schiavi di Roma” fino alla fine.</b></p>


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		<title>La lotta contro Roma nel libro &#8220;PADANIA SEPARATISTA&#8221;</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2020/10/16/la-lotta-contro-roma-nel-libro-padania-separatista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ettore Beggiato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2020 09:30:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Claus Gatterer, chi era costui?” direbbe un moderno lettore del Manzoni, disinteressato delle tematiche relative all’autonomia, all’autodeterminazione o alla storia tirolese. Claus Gatterer, nato a Sesto Pusteria nel 1924, laurea</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>“Claus Gatterer, chi era costui?”</strong></em> direbbe un moderno lettore del Manzoni, disinteressato delle tematiche relative all’autonomia, all’autodeterminazione o alla storia tirolese.<br />
Claus Gatterer, nato a Sesto Pusteria nel 1924, laurea a Padova in lettere e filosofia,  fu uno dei <em>“maitre a penser”</em> dello SVP, poi giornalista al Dolomiten e in tante altre testate, ricevette numerosi premi per il suo lavoro, morì a Vienna nel 1984 e il <em>“Club dei giornalisti austriaci”</em> istituì il <em>“Premio Claus Gatterer”</em> che viene conferito ogni due anni.<br />
Nel 1968 stampò il lingua tedesca <em>“Im Kampf gegen Rom”</em> che venne pubblicato nel 1984 in lingua italiana con il titolo “In lotta contro Roma. Cittadini, minoranze e autonomie in Italia”, un tomo ponderoso di quasi 1.600 pagine incentrato sulla questione tirolese e nel quale si affrontano anche le tematiche relative alle altre minoranze “storiche” presenti nello stato italiano, dai valdostani ai siciliani, dai sardi ai sloveni, dai triestini ai friulani; viene dedicato anche un capitolo agli “italiani” in Jugoslavia.</p>
<p><em>“Se qui si parla di autonomismo</em>, scrive Gatterer nell’introduzione, <em>lo si intende nel senso indicato dal meridionalista Guido Dorso, cioè nel senso del self-governement, di autogoverno e questo in un primo momento senza implicazioni di carattere giuridico-costituzionale. Autonomismo come coscienza civica del cittadino, come rifiuto di ogni autorità che non sia basata sulla sua libertà, quella libertà che risiede nella profonda capacità autodecisionale”.</em></p>
<p>L’amico <strong>Gilberto Oneto</strong> aveva maturato negli ultimi anni della sua intensa esistenza, l’idea di riprendere il solco tracciato da Gatterer portandolo però all’interno di quei popoli che lo scrittore tirolese non aveva preso in considerazione, partendo dal concetto che in tutti i popoli padano-alpini ci siano stati movimenti per l’autonomia, movimenti “contro Roma”: l’idea, il progetto, il sogno di Gilberto Oneto sembravano essere tramontati  con la sua scomparsa, il 20 novembre del 2015, quando l’associazione che porta il suo nome e che è nata proprio per portare avanti le tematiche, le idee, le proposte di Gilberto, ha pensato bene di fare proprio il suo progetto.</p>
<p>L’associazione ha così organizzato a Spirano (Bg) nel giugno dello scorso anno il convegno <em><strong>“In guerra contro Roma, oltre Gatterer”</strong></em> che sotto la sapiente regia di Gianluca Marchi ha riunito una serie di studiosi che hanno evidenziato una straordinaria vivacità nei  rispettivi territori della battaglia per l’autonomia e contro un governo, quello italiano, sentito come estraneo se non ostile; documenti e testimonianze preziose che rischiavano di finire completamente nel dimenticatoio, se non addirittura andar perse.</p>
<p>Tutto queste materiale, e tanto altro ancora, è stato raccolto, ed è uscito in questi giorni nelle librerie con il titolo di <strong>“Padania separatista. In lotta contro Roma”</strong> un notevole volume di quasi 400 pagine, Leonardo Facco Editore, nel quale si parla di Lombardia, Piemonte, Val d’Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Veneto, Trentino, Ladinia, Friuli e Territorio Libero di Trieste.</p>
<p>Gli scritti sono di Gianfranco Ruggeri, Giovanni Polli, Roberto Gremmo, Elena Bianchini Braglia, Ettore Beggiato, Annelise Vian, con la premessa di Marco Peruzzi e il coordinamento di Daniela Piolini Oneto e portano  alla luce una galassia, spesso sotterranea, di movimenti, associazioni, circoli, “spiriti liberi” che hanno lottato e continuano a lottare contro la massificazione e l’omologazione dello stato italiano, per difendere la loro lingua, la loro cultura, la loro identità, la loro Terra, affinché tante “Nazioni senza stato”, patrimonio dell’intera Europa continuino a far sentire la loro voce.</p>
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		<title>Quim Torra alla Corte Suprema di Madrid: &#8220;Non sarò io a indire irresponsabilmente le elezioni catalane&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Soccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2020 17:46:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[catalunya]]></category>
		<category><![CDATA[esteri]]></category>
		<category><![CDATA[indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Totale fermezza da parte del presidente della Catalogna, Quim Torra, dopo l&#8217;udienza tenutasi questo giovedì alla Corte Suprema di Madrid. &#8220;Non sarò io a guidare il Paese in una corsa</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Totale fermezza da parte del presidente della Catalogna, <strong>Quim Torra</strong>, dopo l&#8217;udienza tenutasi questo giovedì alla <strong>Corte Suprema di Madrid</strong>. <em>&#8220;Non sarò io a guidare il Paese in una corsa elettorale irresponsabile che paralizzerebbe l&#8217;amministrazione catalana&#8221;</em>, ha annunciato dalla delegazione del governo catalano a Madrid, a seguito delle richieste di ieri di quasi tutti i partiti spagnoli per le elezioni al parlamento catalano.</p>
<p><em>&#8220;Sono venuto a Madrid per guardare negli occhi il tribunale che vuole far cadere un altro presidente del governo della Catalogna. Sono venuto a Madrid per spiegare loro che non hanno il diritto o la giustificazione per farlo e che lo siamo non hanno paura di loro. Sono venuto a Madrid per ricordare loro che la nostra causa ha una lunga storia e continuerà fino alla fine: una Repubblica libera e giusta per tutti i catalani&#8221;</em>, ha affermato dopo l&#8217;udienza di appello, incentrata sull&#8217;opportunità o meno squalificarlo dall&#8217;incarico per aver appeso uno striscione sul palazzo del governo catalano nel 2019. La decisione del tribunale è attesa tra circa due settimane.</p>
<p>Tuttavia, Torra ha ammesso che non avrebbe &#8220;mai&#8221; posto un &#8220;ostacolo a nulla&#8221;. <em>&#8220;Ho accettato la carica di presidente per servire il mio paese in un momento molto difficile. <strong>Non ho ambizioni personali che potrebbero intralciare il progetto ampio e collettivo per raggiungere l&#8217;indipendenza&#8221;</strong></em>, ha dichiarato. Il presidente catalano ha affermato che &#8220;la battaglia contro Covid&#8221; è la sua &#8220;unica preoccupazione&#8221;.</p>
<p>Il presidente ha voluto chiarire che l&#8217;udienza odierna non riguarda una punizione contro di lui per uno striscione, <em><strong>&#8220;è una punizione per un intero Paese nel mezzo di una pandemia&#8221;</strong>. &#8220;È così che dimostrano il loro amore per la Catalogna, che vogliono rendere schiava, insieme alla sua gente&#8221;</em>, ha aggiunto, avvertendo che continuerà a lavorare &#8220;fino all&#8217;ultimo&#8221; fino all&#8217;entrata in vigore della sua squalifica.</p>
<p><strong>La sfida per la Spagna</strong><br />
Torra ha anche lanciato una sfida alla Spagna: <em>&#8220;L&#8217;atteggiamento dimostrato dallo Stato spagnolo nei confronti del movimento indipendentista catalano nei prossimi mesi getterà le basi morali ed etiche per il suo futuro. Senza una rettifica ferma e urgente, <strong>la Spagna suggellerà il suo fallimento. come uno stato europeo moderno&#8221;</strong></em>, ha avvertito.</p>
<p>Il leader del governo catalano aveva anche messaggi per il popolo catalano: <em><strong>&#8220;Non aspetteremo il cambiamento nello stato spagnolo per esercitare il nostro diritto inalienabile.</strong> Se la maggioranza dei catalani desidera costruire una Repubblica libera, questa espressione pacifica e democratica prospererà. Non ne dubito per un momento&#8221;</em>, ha detto.</p>
<p><strong>&#8220;Che bugia&#8221;</strong><br />
&#8220;Che bugia.&#8221; Così Torra ha definito lo slogan unionista che in Spagna <em>&#8220;si potrebbe discutere ogni progetto democratico e pacifico&#8221;</em>. Ha consegnato una lunga lista di azioni che, ha detto, hanno dimostrato che questa affermazione spagnola è falsa: la persecuzione del presidente Carles Puigdemont, la negazione del seggio al Parlamento europeo vinto dal vicepresidente catalano Oriol Junqueras, gli esiliati, i prigionieri politici e la protezione. di &#8220;un criminale franchista come Martín Villa&#8221;, tra gli altri.</p>
<p><em><strong>&#8220;Questo è lo Stato spagnolo ed è così che ci incanta a rimanere in rapporti amichevoli. Uno Stato incapace di riformare o essere riformato in alcun modo. Uno Stato che ribalta la legislazione sociale ogni volta che viene approvata dal Parlamento della Catalogna&#8221;</strong></em>, ha denunciato.</p>
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