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	<title>Economia &#8211; LA VOCE DEL NORD</title>
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	<description>FEDERALISMO &#38; INDIPENDENZA &#124;  Approfondimento Politico</description>
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	<title>Economia &#8211; LA VOCE DEL NORD</title>
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		<title>Sigarette e porno: come tassare i peccati?</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2026/02/01/sigarette-e-porno-come-tassare-i-peccati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Feb 2026 00:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Porno]]></category>
		<category><![CDATA[Sigarette]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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<p>Leggiamo in questi giorni di due petizioni, una d&#8217;area sanitaria e l&#8217;altra d&#8217;area radicale: la prima vuole introdurre una nuova tassa fissa di 5€ su ogni prodotto legato al fumo, la seconda vuole abolire la cosiddetta &#8220;tassa etica&#8221; su <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/che-cos-e-tassa-etica-come-si-calcola-e-chi-deve-pagare-AIoaFzt">chi produce materiale pornografico</a> (e non solo).</p>



<p>Che il tabacco vada tassato per coprire le spese che causa alla sanità non c&#8217;è dubbio: è quasi una sorta di meccanismo assicurativo, ma va detto che è difficile calcolare quanto si spenda per il fumo, dato che anche nei fumatori le malattie non sorgono solo per il fumo e che quando si esce dal campo della spesa sanitaria diretta e si provano a calcolare i costi esterni un calcolo effettivo diventa quasi aleatorio e pochi tengono a mente fattori cinici quali le minori spese date dalla minore durata della vita del fumatore.</p>



<p>Per la pornografia pochi vogliono ammetterlo esplicitamente (i Radicali stessi parlano di &#8220;violazione della laicità dello stato&#8221;, come tendono a far sempre d&#8217;altronde) ma i costi sociali ci sono: <strong>basti pensare all&#8217;idea che &#8220;si debba fare educazione sessuale altrimenti i giovani imparano dal porno che è irrealistico&#8221;</strong>, erano problemi inesistenti o quasi ai tempi di <em>fazzoletti, sputo e PostalMarket</em> ma molto reali oggi dove qualsiasi dodicenne può trovare, anche inavvertitamente, un bel video di <em>fisting</em> o di qualche altra pratica estrema che lo porterà a credere che sia la normalità e che le donne servono solo ed esclusivamente alla sua soddisfazione sessuale: così com&#8217;è giusto che i costi del fumo ricadano almeno in larga parte sul mondo del fumo, è giusto che i costi della pornografia ricadano in larga parte sul mondo della pornografia.</p>



<p>Ma fumo e porno sono anche vizi, sono anche peccati: vanno tassati solo per via del loro costo sociale o lo stato dovrebbe provare a disincentivarli con la leva fiscale? Questa è una domanda filosofica e non politica che vi lascio, ma parliamo di un aspetto più realistico: <strong>la tassazione può fallire</strong>.</p>



<p>Se oggi un pacchetto di una nota marca costa 6,50€ con un&#8217;addizionale flat arriverebbe a 11,50€: ciò porterebbe qualcuno a smettere? <strong>Forse, ma tanti altri continuerebbero a pagare il prezzo pieno, specie tra i più poveri che spesso sono quelli che fumano di più</strong> (diventerebbe, come quelle sul gioco, un&#8217;imposta regressiva) e <strong>per chi non lo sapesse ci sono delle persone brutte e cattive che al mercato un pacchetto di sigarette di contrabbando te lo vendono a 4€</strong>: potrebbero alzare i prezzi di 2,50€, farle costare come prima e aumentare il proprio profitto, per non parlare del &#8220;piccolo contrabbando&#8221; possibile al confine, dato che persino in Svizzera le sigarette costerebbero un po&#8217; meno, e non parliamo della Slovenia e dell&#8217;Austria.</p>



<p>Si citano come esempi di successo dell&#8217;alta tassazione l&#8217;Irlanda e la Francia, ma l&#8217;Irlanda è un&#8217;isola dove è facile controllare il contrabbando e ha visto un calo anche grazie a politiche culturali nette, mentre la Francia ha visto un calo non troppo lontano dal nostro (e sicuramente un Erario più satollo).</p>



<p><strong>La stessa cosa vale per il porno, anzi, vale ancora di più visto che lo streaming su Internet è ancora più libero da vincoli del contrabbando</strong> che può finire intercettato dalla Guardia di Finanza: lo Stato italiano può tassare chi sul suo territorio produce materiale pornografico, ma nel momento in cui guadagno abbastanza che tutte le mie tasse normali più la tassa etica diventano troppo alte poco ci vuole a trasferirsi in uno stato dell&#8217;UE (o meno) con una tassazione più favorevole, d&#8217;altronde il porno italiano con dialogo si fa anche all&#8217;estero, e lo Stato ci perde due volte: <strong>il materiale pornografico che non vorrebbe fosse prodotto viene prodotto ugualmente e nemmeno incassa le normali imposte sui redditi.</strong></p>



<p>Tra l&#8217;altro, in tutta onestà, la videoprostituzione su OnlyFans è probabilmente una delle forme meno socialmente dannose di pornografia, è tipicamente ragionevolmente consensuale e libera da sfruttamenti, sicuramente ci sono dei disperati che sostituiscono relazioni sane e reali con relazioni parasociali sulla piattaforma, ma rispetto a ciò che capita nel mondo della pornografia è quasi nulla.</p>



<p>Possiamo parlare di moralità quanto vogliamo, ma <strong>difficilmente il fumo e la pornografia spariranno</strong>: si possono ridurre significativamente con divieti di buonsenso (nel caso del fumo, per esempio, quello di fumare al chiuso, nel caso del porno i divieti efficaci per l&#8217;accesso ai minorenni, per quanto poi ci siano delle tematiche di privacy) e cambi culturali netti (una visione che pone maggiore attenzione alla salute e alla lotta alle dipendenze nel fumo e una visione che metta al centro il vero amore come scambio tra persone e non come mero uso del corpo dell&#8217;altro al fine del proprio soddisfacimento), <strong>ma ci sarà sempre qualcuno con il sigaro in una mano e il creapopoli nell&#8217;altro.</strong></p>



<p>A questo punto la scelta è più morale che altro: o li riteniamo mali assoluti, da combattere costi quel che costi, o li riteniamo mali tollerabili e prendiamo misure per ridurre i danni che causano e non farli ricadere sulla collettività. Il bilanciamento tra tasse, divieti e regole è un lavoro difficile, talvolta oggetto di tentativi ed errori, per capire il punto che minimizza il danno sociale senza creare illegalità diffusa.</p>
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		<title>LAVORO NERO e CAPORALATO: il SUD al TOP! (ma non lo ammettono&#8230;)</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2024/07/03/lavoro-nero-e-caporalato-il-sud-al-top/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Soccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2024 12:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[caporalato]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[evasione]]></category>
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		<category><![CDATA[Nord]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ammonta a 68 miliardi di euro il volume d’affari annuo riconducibile al lavoro irregolare presente in Italia. <strong>Il 35 per cento circa di questo valore aggiunto prodotto dall’economia sommersa è ascrivibile alle regioni del Sud</strong>. <strong>Le persone coinvolte</strong> nel nostro Paese dall’economia sommersa <strong>sono poco meno di 3 milioni e anche in questo caso è il Mezzogiorno</strong> la ripartizione geografica del Paese <strong>che presenta la percentuale più elevata: ovvero il 37,2 per cento del totale</strong>. Tuttavia, il fenomeno ormai è esteso anche al Centronord ed ha una presenza record soprattutto nel settore dei servizi alle persone (colf, badanti, etc.). Il tasso di irregolarità di questo settore raggiunge il 42,6 per cento. Al secondo posto scorgiamo l’agricoltura con il 16,8 per cento e al terzo le costruzioni con il 13,3 per cento.<br />
Quelli appena richiamati sono alcuni flash emersi da un’analisi condotta dall’Ufficio studi della CGIA.</p>
<p><em><strong>• Economia in nero al top in Calabria, Campania e Sicilia</strong></em><br />
Come dicevamo, il valore aggiunto prodotto nel 2021 dal lavoro irregolare in Italia è stato pari a 68 miliardi di euro, di cui 23,7 miliardi nel Mezzogiorno, 17,3 nel Nordovest, 14,5 nel Centro e 12,4 nel Nordest. <strong>Se misuriamo l’incidenza percentuale</strong> di questo ammontare sul valore aggiunto totale regionale, <strong>la quota più elevata, pari all’8,3 per cento, interessa la Calabria. Seguono la Campania con il 6,9 per cento, la Sicilia con il 6,6 per cento e la Puglia con il 6,2 per cento.</strong> La media nazionale è del 4,2 per cento. Dei 2.848.100 occupati non regolari stimati in Italia dall’Istat, 1.061.900 sono ubicati nel Mezzogiorno, 691.300 nel Nordovest, 630.000 nel Centro e 464.900 nel Nordest. Se calcoliamo il tasso di irregolarità, dato dal rapporto tra il numero degli irregolari e il totale occupati per regione, la presenza più significativa si registra sempre nel Sud e, in particolare, in Calabria con il 19,6 per cento. Seguono la Campania con il 16,5 per cento e la Sicilia con il 16 per cento. Il dato medio Italia è dell’11,3 per cento (vedi Tab.1).</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="15994" data-permalink="https://www.lavocedelnord.net/2023/12/05/no-uno-studente-non-ha-scritto-in-un-tema-che-gli-piace-hitler/20231204_170329/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/12/20231204_170329.jpg?fit=1020%2C1024&amp;ssl=1" data-orig-size="1020,1024" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="20231204_170329" data-image-description="" data-medium-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/12/20231204_170329.jpg?fit=300%2C300&amp;ssl=1" data-large-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/12/20231204_170329.jpg?fit=800%2C803&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2024/07/Immagine-2024-07-03-110917.jpg?w=800&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-15994" data-recalc-dims="1"></figure>
<p><em><strong>• Tanto lavoro nero è diventato lavoro forzato</strong></em><br />
Dopo la crisi economica provocata dalla pandemia, in alcune aree del paese pezzi importanti dell’economia sono passati sotto il controllo delle organizzazioni criminali di stampo mafioso che agli imponenti investimenti economici hanno affiancato l’uso della violenza, delle minacce e del sequestro dei documenti per “conquistare” il favore di ampie masse di lavoratori, soprattutto stranieri. L’applicazione di queste coercizioni ha trasformato tante sacche di economia sommersa in lavoro forzato, facendo scivolare all’interno di questo girone infernale anche molti italiani che si trovavano in condizioni di vulnerabilità.</p>
<p><em><strong>• Caporalato e agroalimentare</strong></em><br />
Da sempre il fenomeno del lavoro nero/forzato è legato al caporalato.<br />
Anzi, in moltissimi casi il primo è l’anticamera del secondo; non solo in agricoltura o nell’edilizia, ma anche nel tessile, nella logistica, nei servizi di consegna e di assistenza. Ad essere sfruttati sono i più fragili, come le persone in condizione di estrema povertà, gli immigrati e le donne. Il comparto maggiormente investito da questa piaga sociale ed economica è sicuramente l’agricoltura. Lo sfruttamento della manodopera in questo settore è riconducibile alla presenza simultanea di queste criticità:<br />
• l’uso massiccio della forza lavoro per brevi periodi e in luoghi isolati, che spesso portano alla creazione di insediamenti abitativi informali;<br />
• le condizioni inadeguate sia dei servizi di trasporto che di alloggio;<br />
• lo status giuridico precario o irregolare di diversi lavoratori migranti.<br />
<strong>Fenomeni di caporalato ai danni degli immigrati sono presenti da moltissimi decenni nell’Agro Pontino (LT), nell’Agro nocerino-sarnese (SA), a Villa Literno (CE), nell’area della Capitanata (FG) e nella Piana di Gioia Tauro (RC).</strong> Senza contare che da almeno venti anni decine edecine di casi sono stati scoperti e perseguiti dalle forze dell’ordine anche nelle aree agricole della pianura padana.</p>
<p><em><strong>Quello che avete letto nelle righe precedenti non è altro che il copia e incolla del comunicato stampa che abbiamo preso &#8220;tale e quale&#8221; dal sito della CGIA di Mestre.<br />
L&#8217;immagine di copertina dell&#8217;articolo non è altro che l&#8217;ennesima &#8220;perla&#8221; di &#8220;manipolazione&#8221; della realtà cui ci ha abituato tale Quotidiano del Sud.<br />
Il commento migliore è una sonora e squagliata risata, ma fino ad un certo punto, perché è su queste spudorate manipolazioni e menzogne che i fautori del no a qualunque forma di autonomia basano la loro contrarietà e propaganda.</strong></em></p>
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		<title>EVASIONE FISCALE DA &#8220;RECORD&#8221; AL SUD</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2023/05/23/al-sud-evasione-fiscale-il-doppio-del-nord/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Soccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 May 2023 07:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[CGIA Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[Evasione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[Sud]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi giorni è uscito un nuovo studio, relativo all&#8217;anno 2020, della CGIA di Mestre riguardante l&#8217;evasione fiscale in Italia, con numeri declinati a livello regionale. Studio nuovo, ma nessuna</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni <strong>è uscito un nuovo studio</strong>, relativo all&#8217;anno 2020, della <strong>CGIA di Mestre riguardante l&#8217;evasione fiscale in Italia</strong>, con numeri declinati a livello regionale.<br />
<strong>Studio nuovo, ma nessuna novità&#8230;</strong><br />
Infatti il titolo di questo articolo da troppi anni è sempre lo stesso e riguarda un fenomeno che mai e poi mai i &#8220;guardiani dei diritti del sudde&#8221;, gli alfieri del &#8220;no autonomia&#8221;, i Pino Aprile, ecc. si brigano di commentare, tantomeno avanzano una mezza proposta per recuperare quel mancato gettito.<br />
D&#8217;altra parte per loro la solfa è sempre la stessa, gli evasori stanno tutti al nord e se poi al sud si evade il doppio  non è altro che una &#8220;normale&#8221; reazione verso &#8220;oh statto!&#8221; e le sue mancanze e inefficienze, ma non risulta essere da quelle parti il doppio rispetto a quelle accumulate in oltre 150 anni a nord della linea gotica.</p>
<p><em><strong>Nel 2020 il peso dell’economia non osservata sul valore aggiunto nazionale (Pil) era all’11,6 per cento, pari a 174,6 miliardi di euro.</strong><br />
Nelle varie aree del Paese, il sommerso economico ha una diversa incidenza sulla ricchezza prodotta: del <strong>9,2 per cento a Nordovest, del 9,8 per cento a Nordest, sale al 12 per cento al Centro e raggiunge il 16,8 per cento nel Mezzogiorno</strong>. Specularmente, si è distribuito per ogni regione il mancato gettito tributario e contributivo che, invece, si aggira attorno ai 90 miliardi di euro. In altre parole è come se, a livello nazionale, a fronte di ogni 100 euro di gettito incassato ne venissero evasi 13,2. Nel Nordovest, l’Ufficio studi della CGIA ha stimato che l’ammontare totale del gettito evaso sia pari a 23,4 miliardi di euro; pertanto ogni 100 euro incassati in questa ripartizione geografica gli evasori se ne trattengono 10,3, nel Nordest 11,1 (17,6 miliardi di gettito eroso dagli evasori), al Centro 13,6 (19,8 miliardi di gettito perso) e nel Mezzogiorno 19 (29,1 miliardi di gettito perso).</em></p>
<p><em>A livello regionale, infine, <strong>la situazione più critica la scorgiamo nel Sud</strong>: nella classifica di euro evasi <strong>ogni 100 euro incassati, in Puglia se ne “perdono” 19,2 euro, in Campania 20 e in Calabria 21,3</strong>. Si tratta di cifre doppie rispetto a quelle che si registrano in Friuli Venezia Giulia (10,6 euro), in Provincia di Trento (10,2 euro) e in Lombardia (9,5 euro). Il territorio nazionale più fedele al fisco è la Provincia di Bolzano che presenta un’evasione di 9,3 euro ogni 100 incassati.</em></p>
<p>Ecco il link per la notizia completa: https://www.cgiamestre.com/il-fisco-adesso-stana-gli-evasori/</p>
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		<title>Bidella pendolare: serve una Lega, non una legge</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2023/01/19/bidella-pendolare-serve-una-lega-non-una-legge/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2023 14:16:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Bidelli]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avrete sicuramente letto della bidella pendolare, che viaggerebbe ogni giorno da Napoli a Milano per lavorare in un liceo artistico. La ragione? Vivere a Milano costa troppo. Ora alcune fonti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Avrete sicuramente letto della bidella pendolare, che viaggerebbe ogni giorno da Napoli a Milano per lavorare in un liceo artistico. La ragione? Vivere a Milano costa troppo. Ora alcune fonti di verifica dei fatti stanno mettendo in dubbio questa storia, ma la prima reazione è stata abbastanza unanime: eh poverina, eh la dignità del lavoro, eh ma la costituzione, eh ma serve una legge per cambiare questo capitalismo (qualcuno direbbe &#8220;di velocità&#8221;) e bla, bla bla.</p>



<p>Prima di tutto&#8230; Lo sapete che non è COSÌ irrealistica come storia? Non pochi, specie per quello che riguarda il personale ATA, vogliono stare al Nord il minimo indispensabile per poter avere il diritto di tornare al Sud, se ci fosse una congiuntura temporale abbastanza favorevole potrebbe aver senso fare il pendolare, anche perdendoci economicamente, con la garanzia poi del posto fisso a casa. D&#8217;altronde, ci sarà una ragione se l&#8217;Italia ha più di 130&#8217;000 bidelli, nonostante abbiano sempre meno ruoli e competenze.</p>



<p>Se queste cose non vi passano nemmeno per l&#8217;anticamera della testa, beh, devono essere gli effetti dell&#8217;autonomia differenziata nella scuola: voi avete imparato l&#8217;essere <a href="https://www.lavocedelnord.net/2022/10/18/la-sindrome-del-somaro-lombardo/">somari</a>, loro quello.</p>



<p>Secondo punto: Milano è indubbiamente costosa, ma non esiste solo lei. Nel momento in cui l&#8217;alternativa è letteralmente Napoli-Milano praticamente tutta la Lombardia, mezza Emilia e mezzo Piemonte sono meglio. E nei paesini si paga molto meno, inoltre l&#8217;argomento della non eccelsa prestazione del sistema ferroviario lombardo diventa molto meno rilevante quando si considera la durata del viaggio Napoli-Milano.</p>



<p>Terzo punto, l&#8217;argomento che ciò dimostri chissà che necessità di intervento statale è fallace. Da un lato, dimostra che abbiamo il diritto e il dovere di gestire da noi la nostra scuola, così che lavori nell&#8217;interesse dei nostri studenti e non come centro di collocamento per il Meridione.</p>



<p>Dall&#8217;altro, considerando che uno stipendio da bidello è altamente desiderabile nel Meridione ma fondamentalmente inaccettabile nelle grandi città del Settentrione per quale diavolo di ragione dovrebbe essere lo stesso? Insorgono, per puro orgoglio nazionalista e clientelismo, quando lo si propone delirando di dare differenti valori a differenti regioni, eppure difficilmente accetterebbero di essere pagati come un bidello della provincia romena. Allora forse un romeno vale meno di un italiano? No, perché se il romeno lavora in Italia prende un salario italiano, idem se un italiano va a lavorare in Svezia, viene pagato da svedese. Non si misura il valore di una persona ma il costo di vivere nel territorio.</p>



<p>Quando esisterà un partito che invece di parlare di negri, zone 30, monopattini elettrici, più stato e simili parlerà di questo fatemi un fischio.</p>
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		<title>Meglio Roma o gli evasori?</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2022/10/29/meglio-roma-o-gli-evasori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Oct 2022 00:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Evasione fiscale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con il programma del centrodestra che prevede l&#8217;innalzamento del limite del contante a sinistra si son scatenati: allarme evasori! Sembra quasi che gli evasori siano la causa di tutti i</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con il programma del centrodestra che prevede l&#8217;innalzamento del limite del contante a sinistra si son scatenati: allarme evasori! Sembra quasi che gli evasori siano la causa di tutti i mali del paese, dalle tasse alte ai servizi decadenti passando per la pizza con l&#8217;ananas e i calzini scomparsi nella lavatrice.</p>



<p>Ma basta un po&#8217; di razionalità per capire che l&#8217;evasione, nel grande quadro delle cose, non è minimamente il problema principale. Il problema è Roma.</p>



<p>D&#8217;altronde, come <a href="https://www.lavocedelnord.net/2019/11/07/evasione-se-il-primo-disonesto-e-lo-stato/">già dicevo tempo fa</a>, gli evasori fiscali sono colpevoli principalmente di concorrenza sleale. Chi evade riesce a guadagnare di più di chi non può proprio evadere, riesce a tenere i prezzi più bassi e ad attirare più clientela, obbligando gli altri a fare le giravolte. Questa è una cosa che non mi piace, ovviamente, e ha un peso negativo sull&#8217;economia.</p>



<p>Poi c&#8217;è lo stato italiano, che sarebbe la vittima di questa evasione. Uno stato, ricordiamo, che spende già tutto quello che deve spendere.  Ma ha anche enormi sprechi, quantificati nel doppio dell&#8217;evasione. Per non parlare di assistenze ed assunzioni clientelari.</p>



<p>Uno stato che dice &#8220;pagare tutti per pagare meno&#8221; ma dove l&#8217;evasione cala da tempo e, nonostante ciò, aumenta la spesa, aumenta l&#8217;indebitamento e, ovviamente, aumentano gli sprechi.</p>



<p>Se crollano le scuole e la sanità alle volte non esiste <span style="background-color: rgba(30, 30, 30, 0.2); font-size: inherit;">non è per l&#8217;idraulico che fa nero, è perché la politica spreca e spende in clientele. Se siete obbligati a fare la visita </span>dal privato pagando un occhio della testa o a fare un finanziamento per mandare vostro figlio in una scuola privata dove i docenti parlano italiano non date la colpa a chi non dà dieci allo stato, ma allo stato, che già ha cento e preferisce investirlo in assunzioni elettoralmente convenienti, nomine di amici nelle dirigenze e corruzioni varie, più o meno legali.</p>



<p>D&#8217;altronde, eliminando sprechi, clientele e simili lo stato potrebbe dare tutti i servizi con l&#8217;attuale livello di entrate fiscali e avanzerebbero soldi, come mai Roma brama così tanto altri soldi, quando l&#8217;evidenza dice che più soldi hanno più sprecano, spendono e si indebitano?</p>



<p>In uno stato normale un evasore ha un debito con la comunità e deve pagarlo, con gli interessi. Ma in Italia il primo che ruba e succhia risorse agli altri è lo stato, sprecone nel DNA.</p>



<p>L&#8217;evasione fiscale non è certamente un fenomeno positivo, proprio perché ha effetti negativi sulla concorrenza. Chi evade fa male a chi non può farlo.</p>



<p>Ma dovendo sceglier tra due mali, ossia l&#8217;evasione e lo stato che ha ancora più soldi da sprecare, togliendoli a chi faticosamente li ha prodotti, spostandoli dall&#8217;economia alle proprie sporche faccende, preferisco il primo.</p>



<p>Anche per un semplice fatto di realpolitik: con l&#8217;evasione l&#8217;economia galleggia. Se Roma facesse rispettare tutte le sue norme controllando ogni transazione, dalla più grande alla mancia della zia, e tassandola, no.</p>


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		<title>Altro che flat tax: ecco la vera dieta dimagrante per Roma!</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2022/08/09/altro-che-flat-tax-ecco-la-vera-dieta-dimagrante-per-roma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Aug 2022 00:05:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Flat tax]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ad ogni elezione esce il tema flat tax, chi la propone promette che, grazie ad una molto criticata Curva di Laffer, abbassando le tasse aumenterà il gettito fiscale, permettendo però</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Ad ogni elezione esce il tema flat tax</strong>, chi la propone promette che, grazie ad una molto criticata Curva di Laffer, abbassando le tasse aumenterà il gettito fiscale, permettendo però a tutti di pagare meno, mentre chi si oppone ci fa rivalutare la concessione alla nascita della capacità giuridica condividendo meme del genere:</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="13089" data-permalink="https://www.lavocedelnord.net/2022/08/09/altro-che-flat-tax-ecco-la-vera-dieta-dimagrante-per-roma/20220808_155156/" data-orig-file="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/08/20220808_155156.jpg?fit=600%2C538&amp;ssl=1" data-orig-size="600,538" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="20220808_155156" data-image-description="" data-medium-file="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/08/20220808_155156.jpg?fit=300%2C269&amp;ssl=1" data-large-file="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/08/20220808_155156.jpg?fit=600%2C538&amp;ssl=1" loading="lazy" width="600" height="538" src="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/08/20220808_155156.jpg?resize=600%2C538&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-13089" srcset="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/08/20220808_155156.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/08/20220808_155156.jpg?resize=300%2C269&amp;ssl=1 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" data-recalc-dims="1" /></figure>



<p>Che ti chiedi dove abbiano comperato il diploma loro e i loro docenti di matematica. Spero ardentemente che non siano quelli del team &#8220;<a href="https://www.lavocedelnord.net/2022/05/06/perche-calenda-sbaglia-sullistruzione-tecnica-e-professionale/">tutti dovrebbero fare un liceo, ti apre la mente</a>&#8220;, anche se da un&#8217;indagine preliminare pare proprio sia così.</p>



<p>In realtà io non sono né pro né contro all&#8217;aliquota unica, esistono valide ragioni sia per la progressività fiscale (che vanno oltre &#8220;lo dicie la Costipazzione&#8221;) che per l&#8217;imposizione unica. </p>



<p><strong>Sono però dell&#8217;idea che non debbano essere i politici romani a finanziare le proprie casse con queste imposte</strong>, il governo centrale &#8211; e questo lo direi anche di uno Stato padano o lombardo! &#8211; dovrebbe avere un&#8217;unica fonte di introiti: le imposte indirette. IVA, dazi, cose così.</p>



<p>A differenza dei <em>flattassisti </em>la mia proposta non promette che abbassando le tasse crescano gli introiti (cosa sicuramente possibile in alcuni casi, comunque), al contrario, l&#8217;obiettivo è proprio affamare Roma, <strong>costringendo lo Stato centrale a fare lo Stato </strong>e non a fare lo Stato, l&#8217;imprenditore, la comunità assistenziale, il datore di lavoro, l&#8217;infermiere, l&#8217;insegnante, la mamma e tutto ciò che è elettoralmente conveniente.</p>



<p>Con 250 miliardi circa lo Stato può fare varie cose, come ho già spiegato <a href="https://istitutoliberale.it/litalia-e-lo-stato-nel-terzo-millennio-quanta-spesa-pubblica-esegesi-di-uno-stato-snello/">qui </a>nel 2019 per gli amici di Istituto Liberale, in un articolo che vi consiglio vivamente di leggere: può finanziare l&#8217;esercito, una forza di polizia nazionale, la magistratura e le carceri, il proprio funzionamento, un voucher scuola universale, un buono welfare universale , alcune infrastrutture essenziali e un piano per ripagare il debito.</p>



<p>Non illudiamoci, però, la spesa pubblica non passa in un giorno dal 50% del PIL al 10%: <strong>chi spenderà al posto di Roma? Le autonomie locali</strong>.</p>



<p>Ma esse spendono in modo più efficiente del centro &#8211; e chi lo nega probabilmente prende uno stipendio da Roma e spera che venga aumentato &#8211; e sono in grado di risolvere i problemi in modo migliore rispetto ad un apparato burocratico centralista. <strong>Lo stesso Milton Friedman diceva che, se dev&#8217;esserci una spesa pubblica, è meglio che avvenga il più localmente possibile</strong>. Anche se si vuole arrivare allo Stato minimo, comunque, non lo si fa da un giorno all&#8217;altro.</p>



<p><strong>Ma anche noi saremmo tra quelli che spendono &#8211; probabilmente meno di quanto spendeva lui &#8211; al posto dello Stato, avendo più libertà di scelta</strong>. Invece di finanziare l&#8217;elefantiaca INPS pagheremmo un fondo pensione privato, così come si può pensare di sostituire o integrare il sistema sanitario gestito dal governo con delle assicurazioni su <a href="https://www.lavocedelnord.net/2021/07/26/il-ssn-la-vera-dittatura-sanitaria/">modello Bismarck</a>. Così come sulla scuola, degli effetti virtuosi del voucher ho parlato così spesso (<a href="https://www.lavocedelnord.net/2019/12/04/date-un-voucher-scuola-al-sud-prima-che-sia-troppo-tardi/">qui</a>, <a href="https://www.lavocedelnord.net/2019/09/22/tassa-sulle-merendine-meglio-ridare-la-scuola-ai-comuni/">qui</a>, <a href="https://www.lavocedelnord.net/2019/12/10/spazio-al-liberismo-quando-sapremo-spiegarlo/">qui</a>, <a href="https://istitutoliberale.it/scuole-pubbliche-rendiamole-private/">qui</a>, <a href="https://istitutoliberale.it/la-perfetta-scuola-per-comunisti-spiegata-da-un-liberale/">qui</a>, <a href="https://istitutoliberale.it/istruzione-e-liberta-di-scelta/">qui</a> e <a href="https://istitutoliberale.it/professore-perche-dovresti-volere-il-voucher-scuola/">qui</a>) che non ha nemmeno senso che mi ripeta. E, vi stupirà, col caveat del pagamento proporzionato al reddito piace pure ad alcuni miei amici socialisti.</p>



<p><strong>D&#8217;altronde, per quale motivo una spesa per gli abitanti di Bergamo, finanziata dagli operosi abitanti di Bergamo, dovrebbe passare un&#8217;approvazione a Roma</strong>, dove c&#8217;è gente che preferisce elargire bonus a pioggia per comprarsi i voti con quei soldi, o anche solo da Palazzo Lombardia, che notoriamente tende a preferire gli interessi della Lombardia occidentale rispetto a quella transabduana?</p>



<p>Non amo il citazionismo, ma permettetemi di (ri)citare <a href="https://www.lavocedelnord.net/2019/07/03/piccolo-e-meglio-giovanni-adamo-del-liechtenstein/">Giovanni Adamo II del Liechtenstein</a>, la cui opera mi ha ispirato nello sviluppare queste idee:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Lo Stato sociale prova ad emulare per vie legali il comportamento tradizionale dei piccoli gruppi. Una grande burocrazia è richiesta per gestire e controllare il processo e, al netto degli alti costi, il sistema mette in pericolo la libertà dell’individuo e in una democrazia dà la possibilità ai partiti politici di “comperare” voti con i soldi dei contribuenti.</p></blockquote>



<p>In sostanza, l&#8217;opera pubblica più viene dall&#8217;alto più è pericolosa ma, con una buona classe politica, uno Stato non invadente, una popolazione con la giusta mentalità e un <a href="https://istitutoliberale.it/perche-si-vive-meglio-negli-stati-piccoli/">sistema che parte dal basso</a>, oserei dire che può anche <a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/01/05/altro-che-banche-i-paradisi-fiscali-funzionano-perche-sono-piccoli-e-liberi/">essere benefica</a>, se esistono determinate garanzie.</p>



<p>Questa è la magia del federalismo: l&#8217;individuo fa il comune, il comune fa il distretto, il distretto fa il cantone, il cantone fa la federazione, <strong>ognuno cede il minimo necessario di sovranità per far funzionare tutto</strong>, nulla viene arrogato ad un ente che non è in grado di fare nel nome di una supposta idea di nazione o, ancor peggio, di uguaglianza, ed esiste una maggiore responsabilità nei confronti del cittadino, ora che non è un singolo ente a decidere tutto ciò che conta, e tutti questi enti <a href="https://istitutoliberale.it/la-concorrenza-fiscale-fa-bene/">concorrono</a>, non sono diretti da un&#8217;entità centrale.</p>



<p>Gli Stati federali non son perfetti, chiaro, nessuno lo è, ma sono una minaccia alla libertà minore rispetto agli <a href="https://istitutoliberale.it/liechtenstein-uno-stato-liberale-retto-da-un-monarca-miniarchico/">elefantiaci Stati nazionali</a> centralisti, che mettono l&#8217;idea di nazione davanti a tutto. E molti oggi applicano il federalismo solo al primo livello, pensate a quante energie libererebbe un federalismo totale.</p>



<p><strong>In ogni caso, il primo passo per una qualsiasi riforma dello Stato italiano è togliere potere a chi sino ad ora l&#8217;ha rovinato, rovinandoci: affamare la bestia, in sostanza</strong>. Una cura dimagrante per il governo centrale, così che debba limitare la propria spesa, permettendo a Regioni, Province, Comuni e Individui di spendere meglio. E se proprio vuole spendere di più non può far demagogia, alzi l&#8217;IVA, pagando le (enormi) conseguenze alle urne.</p>



<p>Un federalismo forzato dall&#8217;economia, essenzialmente. Non suona bene, magari, la stragrande maggioranza degli Stati federali raccoglie anche imposte dirette, ma è un modo per autolimitare l&#8217;azione del governo centrale in modo ragionevole, arrivando a vedere <a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/08/15/auguri-liechtenstein-mille-di-questi-stati/">lo Stato come un servizio</a>.</p>



<p>Ma nessun politico vi proporrà mai queste riforme. Perché? Banalmente, romperebbero il loro gioco clientelare (è la stessa ragione per cui odiano la <a href="https://istitutoliberale.it/ridurre-i-parlamentari-e-non-la-democrazia/">democrazia </a><a href="https://istitutoliberale.it/ci-serve-una-repubblica-direttoriale/">diretta</a>, distrugge il mantra &#8220;voti me o vince lui&#8221;). Meno soldi hanno, meno potere hanno, meno possono influire sulla vostra vita, meno possono influenzare il vostro voto. <strong>Retoricamente: a cosa serve un costosissimo reddito di cittadinanza, che ti fa fare il 30% alle urne, quando il comune può far meglio a meno e trovare lavoro a più gente di tutti i navigator messi insieme?</strong></p>



<p>Questo articolo, lo ammetto, non è particolarmente interessante. Ma ha un fine specifico: fare da trampolino di lancio per chi ha capito il fallimento degli attuali Stati ma non sa come combatterlo. Infatti, ho inserito numerosi link a miei precedenti articoli sul tema, ben più corposi, che costituiscono un&#8217;ottima base per diventare anti-statalisti e, soprattutto, anti-centralisti.</p>



<p><strong>Nel mentre, sapete come rispondere a chi litiga sulla flat tax: l&#8217;aliquota statale ideale? Lo 0%.</strong> Poi discuteremo su come <a href="https://istitutoliberale.it/cinque-ragioni-per-preferire-il-sistema-pensionistico-a-capitalizzazione/">superare il sistema pensionistico attuale</a> e su <a href="https://istitutoliberale.it/concorrenza-federale-e-secessione/">come aiutare le autonomie meno capaci</a>&#8230;</p>


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		<title>Lo sciopero del 16 dicembre</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2021/12/17/lo-sciopero-del-16-dicembre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maufrigneuse]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Dec 2021 09:25:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sciopero]]></category>
		<category><![CDATA[Sindacati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli italiani sono abituati da decenni al caffè di prima mattina e allo sciopero appena dopo. Tanto più se fatto di venerdì o di lunedì lo sciopero ottiene un duplice</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli italiani sono abituati da decenni al caffè di prima mattina e allo sciopero appena dopo. Tanto più se fatto di venerdì o di lunedì lo sciopero ottiene un duplice risultato: dare voce alle esigenze degli scioperanti ed allungare il fine settimana.</p>
<p>Normalmente ne segue l’interruzione dei trasporti pubblici e privati, il blocco di strade e autostrade, cosicché alla fine tutti gli italiani, scioperanti e non, fanno festa, magari qualcuno poco volentieri.<br />
CGIL e UIL hanno indetto uno sciopero generale che si terrà oggi 16 dicembre.<br />
I temi rivendicativi rappresentano una ampia revisione della “manovra” che il Governo ha presentato al Parlamento per ottenerne la approvazione.</p>
<p>Il bombardiere Bombardieri (nomina numina ferunt!), segretario della UIL, sostenuto dal vetero comunista Landini, segretario della CGIL, ci ha aggiunto la richiesta di tutela dei mitici “navigator”: 2.500 giovanotti (maschi e femmine) che in due anni hanno creato 432 posti di lavoro. Questa è una bella storia di politica e di sindacalismo all’italiana: il ministro Di Maio (col voto favorevole della Lega per Salvini premier) ne aveva assunti 3.000 a un costo di € 30.000/anno cadauno (stipendio + rimborso spese forfettario) quindi per € 180.000,000 in 2 anni. Il calcolo è presto fatto e ce lo ha insegnato Pitagora 2.500 anni fa: ogni posto di lavoro reperito dai navigator è costato agli italiani oltre € 410.000.=. I giovanotti in questione, ignorati nella manovra finanziaria, sono rientrati dalla finestra con un bel gioco da circo equestre: abolizione dell’ANPAL, l’Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro creata da Renzi nel 2015, che nella sua breve vita ha avuta l’unica caratteristica dell’araba fenice: che ci sia ognun lo dice dove sia nessun lo sa. Ma soprattutto nessuno sa a che cosa è servita. Conseguente affidamento alle Regioni del collocamento dei navigator, che quindi da collocatori di nuovi occupati, sono diventati oggetto di collocamento.<br />
Se ne può dedurre che i sindacati italiani dei lavoratori giocano a tutto campo dall’economia alla politica, senza tuttavia assumersi alcuna responsabilità degli esiti che il loro gioco crea.</p>
<p>Il sistema politico ha delegato ai sindacati la rappresentanza anche dei non iscritti cosicché ogni lavoratore, iscritto o non iscritto, ha l’obbligo di adeguarsi ai contratti collettivi di lavoro “erga omnes”.<br />
Per rinfrescare la comune memoria va ricordato che il contratto collettivo Erga Omnes nacque in epoca fascista (ordinamento corporativo, leggi 563/26 e 163/34) ed è stato recepito senza variazioni nell’ordinamento repubblicano e utilizzato dagli antifascisti: come la pecunia anche la lex non olet.</p>
<p>Infine molta perplessità suscitano alcuni aspetti che caratterizzano i sindacati italiani dei lavoratori:<br />
&#8211; L’ampliamento autodeterminato delle proprie competenze, da legittimi rappresentanti di interesse dei loro iscritti a soggetto autolegittimato a decisore normativo in materie estranee al proprio ruolo.<br />
&#8211; La funzione politica dei sindacati: segue due filoni. L’autonomia del sindacato dai partiti, oppure la loro funzione di “cinghia di trasmissione” con i partiti (Lenin). La CGIL ha adottato la formula leninista fin dal 1945, provocando la rottura sindacale del 1948 (attentato a Togliatti) da cui nacquero la CISL e successivamente la UIL. Ne sono derivati gli scioperi a favore “dell’eroico popolo del Vietnam”, a favore del mitico Allende, contro la NATO e così via per decenni. Il sindacato ha svolto la funzione leninista di ”cinghia di trasmissione” con l’allora partito di riferimento il PCI. Con quale partito oggi? Il PD fa il pesce in barile, il Manifesto comunica ai suoi 125 lettori la opportunità dello sciopero che rappresenta l’unica via per dare voce a una parte dei lavoratori di cui la manovra governativa non tiene conto.<br />
&#8211; Le fonti di finanziamento dirette (i “contratti” con INPS”, le concessioni ai CAF, le attività di impresa e di cooperazione a capo dei sindacati) e indirette (i distacchi sindacali). Il numero dei sindacalisti in distacco sindacale nella pubblica amministrazione è stato oggetto di recente revisione critica ma senza notevoli conseguenze pratiche. Queste migliaia di distacchi sono pagati da tutti i cittadini, da chi ha interesse e da chi non ha interesse alla attività dei sindacalisti, persino dalle controparti.<br />
&#8211; Le migrazioni da sindacato a politica che si contano a centinaia e con enorme prevalenza da sindacati a partiti della sinistra politica.<br />
&#8211; Le modalità degli scioperi che dovrebbero trovare limiti nella lesione dei diritti altrui e che invece nella pratica proprio quei diritti vanno a ledere, con la rassegnazione dei soggetti lesi la tolleranza del sistema, il sostegno implicito o esplicito dei “sinistri” più convinti.</p>
<p>In conclusione: la presenza dei sindacati in uno stato democratico è più che opportuna addirittura necessaria, come quella di tutti gli altri “corpi intermedi” di rappresentanza. I limiti di queste presenze, del loro potere di interdizione, delle relative responsabilità, della loro trasparenza, prima o poi andranno definiti e fatti rispettare senza indulgere in considerazioni di “eccezionalità” di natura ideologica come è stato finora nei confronti dei sindacati dei lavoratori. I quali, peraltro, pagano le proprie ambiguità e i propri privilegi con adesioni (tesserati) in costante calo: traggono sempre più diritto di rappresentanza da concessioni politiche e governative che da capacità proprie di rappresentatività. Così come sono sembrano un relitto di passate epoche storiche più che un presidio di attuali esigenze in materia di lavoro e occupazione.</p>
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		<title>Le delocalizzazioni</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2021/08/18/le-delocalizzazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maufrigneuse]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Aug 2021 08:28:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti indignati per l’abbandono dell’Italia come sito produttivo da parte di imprese con sede sociale estera. Meno indignati per le (pochissime) imprese italiane che hanno delocalizzato la loro produzione e</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti indignati per l’abbandono dell’Italia come sito produttivo da parte di imprese con sede sociale estera.</p>
<p>Meno indignati per le (pochissime) imprese italiane che hanno delocalizzato la loro produzione e magari oggi chiudono i siti esteri per far ritorno in Italia creando identici drammi sociali ai loro dipendenti esteri: <strong>la sindrome del NIMBY in salsa economica</strong>.</p>
<p>Poco spazio al problema correlato: non solo le imprese vanno altrove a produrre ma ben poche nuove si collocano in Italia.</p>
<p>Solo indignazione per gli effetti, poco impegno a cercare le cause di questa attitudine “perversa”.</p>
<p>I sindacati Italiani sono molto manichei: il cinismo esasperato degli imprenditori (privati) che prima usufruiscono di aiuti pubblici e poi se ne vanno provocando drammi sociali. Punto. Accusa tanto apodittica quanto demagogica: le imprese che chiudono e trasferiscono dopo aver usufruito degli aiuti pubblici si contano sulla punta delle dita, le altre se ne vanno per ben altri motivi, fra i quali proprio le pretese sindacali.</p>
<p>Invece il sistema Italia non ha colpe.</p>
<p>Non ci sono impedimenti, trappole, costi impropri, lungaggini burocratiche, incertezza normativa, infinita durata dei processi, criminalità organizzata, debolezza delle infrastrutture, dirittismo dei lavoratori, improntitudine delle sentenze dei c.d. giudici del lavoro, attivismo sindacale anti impresa privata, atteggiamento antindustriale dell’italiano medio, noncuranza dei risultati economici, costo del lavoro.</p>
<p>Tant’è che per attrarre gli investimenti esteri in Italia, i governi di ogni colore hanno dovuto prevedere incentivi a carico dello Stato (cioè dei contribuenti), mentre nulla hanno fatto per rimuovere le cause di fondo del modesto appeal italico.</p>
<p>Le imprese italiane hanno fardelli pesanti, i lavoratori italiani hanno fardelli pesanti: entrambi se li tengono sulle spalle. Le imprese straniere sono agevolate, ma quando gli effetti agevolativi finiscono, riemerge il problema del gap di sistema e quindi se ne tornano a casa loro.</p>
<p>Invece che dare soldi ai terzi e a fondo perduto perché non provare a rendere appetibile il sistema: neanche vale il costo del lavoro. In Irlanda, Olanda, Svizzera, Gran Bretagna questo costo è analogo al nostro, solo che da noi è pagato per meno del 50% ai lavoratori e per oltre il 50% allo Stato.</p>
<p>Tutto questo non è ostativo alla attività di impresa (privata) nel nostro Paese?</p>
<p>La soluzione: imprese a partecipazione pubblica meno sensibili alla produzione di ricchezza e più vocate al “sociale”. Ricetta sperimentata per decenni negli sfortunati Paesi del “comunismo reale” con i risultati noti: miseria e staticità innovativa, aziende decotte, inquinanti, conti economici perennemente in rosso: producono debiti anziché ricchezza. Sempre, dappertutto.</p>
<p>Oggi la presenza del pubblico (Stato ed enti territoriali) nell’economia italiana pesa per oltre la metà del totale, la pandemia ha accelerato questa invadenza: <strong>CdP</strong> e <strong>MEF</strong> sono entrati nel capitale anche di imprese di medie dimensioni oltreché di grandi gruppi come <strong>TIM</strong>, <strong>Autostrade</strong>, <strong>Monte dei Paschi</strong>, <strong>Alitalia</strong>, <strong>ILVA</strong> per dirne alcune.</p>
<p>Alitalia ed ILVA sono palesi esempi delle scelte non economiche ma “politico/sindacali” sciagurate: Alitalia, costata agli italiani ben più di 20 miliardi di € per tenere in piedi la baracca a solo beneficio di dipendenti e di sigle sindacali fatiscenti, per arrivare alla sua conclusione attuale. Ilva espropriata ai Riva: da quel momento produce carte bollate, scioperi, indignazioni, trampolino di improbabili parlamentari (perfino ministri come la signora Lezzi), quello che non produce più è acciaio, di cui oggi il mondo ha letteralmente fame.</p>
<p>Si invoca il modello tedesco: accanto al CdA un Consiglio di sorveglianza composto da sindacati e enti locali. Ma nel caso tedesco i sindacati e (spesso) gli enti locali sono soci dell’impresa. Cioè rischiano in proprio. La proposta italiana, di cui CISL da anni è interprete (da ultimo si è aggiunta UGL) è invece quella che il rischio economico sia a carico del privato ed eventualmente dell’ente pubblico territoriale o governativo, mentre i sindacati non assumono rischio alcuno. Come dire: se c’è utile me ne dai una percentuale, se c’è perdita la ricopri solo tu.</p>
<p>In questo (superficiale) quadro è davvero difficile capire perché le imprese private lasciano l’Italia e ben poche di nuove ne arrivano?</p>
<p>È così difficile rilevare che l’interventismo pubblico aumenta la spesa pubblica e scoraggia gli investitori esteri che temono concorrenze sleali protette dall’azionista forte (il pubblico)?<br />
E in compenso grandi schiere di politici, “economisti” e commentatori continuano a lanciare allarmi contro il neoliberismo selvaggio di cui l’Italia sarebbe affetta: ma va là!</p>
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		<title>La dote giovani? Paghiamola coi costi standard!</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2021/06/03/la-dote-giovani-paghiamola-coi-costi-standard/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jun 2021 12:20:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Dote 18]]></category>
		<category><![CDATA[Letta]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avrete sicuramente sentito della proposta del PD di tassare l&#8217;1% più ricco dei giovani che deve restituire al 99% con una dote pagata con l&#8217;imposta di successione. Oltre a confermarci</p>
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<p>Avrete sicuramente sentito della proposta del PD di tassare l&#8217;1% più ricco dei giovani che deve restituire al 99% con una dote pagata con l&#8217;imposta di successione.</p>



<p>Oltre a confermarci che ormai, almeno a Roma, PD, ex LeU e M5S sono lo stesso partito diviso da poche finezze ideologiche, tipo l&#8217;ora in cui chiuderci in casa, mi fa pensare ad una cosa: perché dovrebbero pagare per forza loro e non, ad esempio, altre categorie che già paghiamo ma non dovremmo pagare?</p>



<p>Ora, come già dicevo, <a href="https://www.lavocedelnord.net/2021/05/21/considerazioni-sullimposta-di-successione-in-generale-e-in-italia/">non vedrei nulla di sbagliato nel tassare la morte se ciò consente di tassare meno i vivi</a>, ma qui invece di tassare meno i vivi si vuole redistribuire a pioggia senza garanzie né nulla.</p>



<p>Ma se vi dicessi che, invece, potremmo dare 10&#8217;000 Euro di dote a ogni diciottenne senza aumentare le tasse ma, potenzialmente, riducendole?</p>



<p><strong>Il segreto sta nei cosiddetti costi standard dell&#8217;istruzione</strong>: Per un&#8217;istruzione che allo Stato costa, di media, 8&#8217;000€ l&#8217;anno i privati ne spendono 5&#8217;000, con punte di 4&#8217;000.</p>



<p>Valutando che, di media, nelle scuole ci si sta per 13 anni vuol dire che, applicando i costi standard, si possono risparmiare circa 40&#8217;000€: diecimila possiamo darli a ogni diplomato e 30&#8217;000€ reinvestirli nell&#8217;istruzione, con un sistema di grant per le scuole che vogliono attuare interventi strutturali o di miglioramento delle proprie infrastrutture, come aule, laboratori o anche metodi didattici, con un meccanismo di controllo che impedisca che tali soldi siano spesi in bidelli.</p>



<p>Perché sì, se la scuola pubblica spende molto di più del privato non è solo per la generale inefficienza del pubblico, che pesa ma non eccessivamente, ma è per una scelta deliberata clientelare di mettere prima gli interessi dei politici e dei sindacati con assunzioni elettorali.</p>



<p>Assunzioni così senza controllo che, appunto, pesano per 3&#8217;000€ l&#8217;anno ad alunno, ossia venti miliardi di Euro l&#8217;anno. Soldi che vengono tolti alle nuove tecnologie didattiche, alle infrastrutture scolastiche &#8211; spesso ferme ai tempi del Littorio &#8211; per darli agli elettori, credo spesso del partito che vorrebbe la tassa successoria.</p>



<p>Ma se un giovane ricco non toglie nulla agli altri giovani, un bidello inutile toglie ai giovani. <strong>Da solo poco, ma insieme tanto. Più di 20 miliardi di Euro</strong>.</p>
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		<title>Considerazioni sull&#8217;imposta di successione (in generale e in Italia)</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2021/05/21/considerazioni-sullimposta-di-successione-in-generale-e-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 May 2021 18:55:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[eredità]]></category>
		<category><![CDATA[Imposta di successione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Io sono a favore di una moderata imposta di successione progressiva, a patto che corrisponda ad un netto calo delle altre imposte. Un po&#8217; come proponeva Luigi Einaudi. In un</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Io sono a favore di una moderata imposta di successione progressiva,<strong> a patto che corrisponda ad un netto calo delle altre imposte</strong>. Un po&#8217; come proponeva Luigi Einaudi.</p>



<p>In un certo senso è una delle imposte meno odiose: le imposte sul reddito pesano su chi lavora, le imposte sul valore aggiunto pesano su chi fa acquisti, le imposte di successione invece pesano su chi ottiene un qualcosa senza meriti particolari.</p>



<p>Un&#8217;imposta troppo elevata, però, è a mio parere sbagliata per due motivi:</p>



<p>Il primo è ideologico: lasciare un&#8217;eredità è comunque un modo di disporre del proprio patrimonio e lo Stato non dovrebbe metterci troppo becco. Se un&#8217;imposta moderata sarebbe accettabile, un&#8217;imposta troppo elevata sarebbe nei fatti un&#8217;inaccettabile intervento da Stato fiscale etico.</p>



<p>Il secondo è pratico: in Italia molte persone son diventate più ricche grazie a un folle indebitamento pubblico che ha permesso aiuti, sussidi e cose così, a spese ovviamente dell&#8217;attuale generazione. Trovo quantomeno ingiusto che Nonno Peppe si sia fatto la casa con un programma pagato a debito e quando muore colui che nei fatti sta pagando il debito, ossia il nipote erede, si trovi a dover vendere la casa per pagare le tasse.</p>



<p>Questo problema, in ogni caso, è superabile dalla progressività: <strong>la prima casa ereditata è esentasse, più cresce il valore del restante patrimonio più cresce la tassazione</strong>.</p>



<p>Ma si deve tornare, appunto, al punto iniziale: tale sistema deve far parte di una completa rivoluzione fiscale: accettiamo una &#8220;tassa sulla morte&#8221; per pagare meno tasse da vivi. <a href="https://istitutoliberale.it/litalia-e-lo-stato-nel-terzo-millennio-quanta-spesa-pubblica-esegesi-di-uno-stato-snello/">Ricordando che lo Stato centrale potrebbe reggersi tranquillamente con l&#8217;IVA e basta</a>, non sembra difficile, ma è certamente ben diverso dall&#8217;aggiungere una nuova tassa in più castigando i ricchi quando, in verità, <a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/04/12/i-ricchi-non-mi-tolgono-nulla-litalia-si/">la gran parte dei problemi che ci son qui son causati dallo Stato e da chi lo gestisce</a>&#8230;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.lavocedelnord.net/2021/05/21/considerazioni-sullimposta-di-successione-in-generale-e-in-italia/">Considerazioni sull&#8217;imposta di successione (in generale e in Italia)</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.lavocedelnord.net">LA VOCE DEL NORD</a>.</p>
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