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	<title>Indipendenza &#8211; LA VOCE DEL NORD</title>
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	<description>FEDERALISMO &#38; INDIPENDENZA &#124;  Approfondimento Politico</description>
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	<title>Indipendenza &#8211; LA VOCE DEL NORD</title>
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		<title>Lunedì 24 luglio. Barcellona (Catalunya). Il giorno dopo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianni Fava]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jul 2023 10:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
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<p style="text-align: justify;"><em><br />(Dal nostro inviato)</em> <br />Sono a cena con alcuni colleghi al Martinez. Una terrazza speciale che domina Barcellona all’uscita dalla teleferica che conduce n mezzo alla natura e sulla vetta del Montjuïc.  Mi capita spesso di tornare qui. <br /><br />Adoro questo posto ed ho la fortuna di tornare spesso a Barcellona per lavoro e riscoprire sapori e abitudini che amo. La cucina catalana, il panorama mozzafiato, il locale sobriamente elegante in stile locale e soprattutto le chiacchiere. Copiose chiacchiere che ti inondano la testa da quando entri e soprattutto discussioni animate fra gli astanti. E stasera qua si parla di politica. <br /><br />Difficile ti possa capitare la stessa cosa in Italia, quasi impossibile in Padania, ma qua oggi tutti discutono animatamente di politica!  Avevo dimenticato la sensazione, più del gusto dello spettacolare joselito con pan y tomate, del pimiento del paron o del leggendario arroz negro. <strong>Qua fra le pietanze straordinarie della cucina locale più tradizionale, si parla animatamente di politica.</strong> E lo si fa perché è un giorno speciale questo: il giorno dopo le elezioni. <strong>E a modo suo la Catalunya ha vinto anche stavolta.</strong> Ha vinto perché i 14 deputati indipendentisti (di destra e di sinistra, sette più sette in realtà) saranno determinanti per dare un governo al paese. <br /><br /><img data-attachment-id="15467" data-permalink="https://www.lavocedelnord.net/2023/07/25/elezioni-spagna-indipendentisti/attachment/1/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/1.jpg?fit=1024%2C575&amp;ssl=1" data-orig-size="1024,575" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="1" data-image-description="" data-medium-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/1.jpg?fit=300%2C168&amp;ssl=1" data-large-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/1.jpg?fit=800%2C449&amp;ssl=1" loading="lazy" class="aligncenter wp-image-15467 size-full" src="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/1.jpg?resize=800%2C449&#038;ssl=1" alt="" width="800" height="449" srcset="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/1.jpg?resize=300%2C168&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/1.jpg?resize=768%2C431&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" data-recalc-dims="1" /><br />E poi quelle di ieri non sono state elezioni “normali”. Sono successe molte cose che provo ad elencare a margine del vivace dibattito serale del Martinez:<br />   ⁃    <strong>sondaggisti cambiate mestiere!</strong> E’ finita per sempre l’era dei sondaggi in Spagna. Anche qua possono dire che i sondaggi elettorali sono un po’ come gli oroscopi. In sostanza si fanno per chi ci crede a prescindere….per il resto avevano predetto una larga vittoria del partito popolare, una crescita impetuosa del movimento populista e neofascista di Vox e il tracollo del partito socialista, costretto dall’afasia del precedente governo a portare il paese ad elezioni anticipate. Bene, un record assoluto: non ne hanno azzeccata una che sia una! La gente dimostra ancora di votare diversamente da ciò  che racconta al telefono alle gentili signorine che lavorano per gli istituti demoscopici. Quasi come se fosse diventato uno sport globale quello di fare cose e dirne altre.<br /><br />   ⁃    <strong>Fascisti e populisti continuate pure così che siete la più grande garanzia per i partiti tradizionali!</strong>  Anche stavolta (e capita da decenni ormai) il vento sovranista soffia nelle urne impetuoso come la ventola di aspirazione di un cesso d’autogrill. Il copione si ripete. Per mesi si riempiono i titoli dei giornali e i commenti di improbabili alleati italioti che gridano al miracolo e poi si vota e tutto svanisce. Sono abbastanza vecchio ormai  da ricordare quello che succedeva in Italia nei favolosi anni ‘80 col partito comunista. In quanti ricordano l’anno del sorpasso e della spallata di Berlinguer al penta partito?  Anche in quel caso come oggi, i partiti che promettono svolte estreme piacciono un sacco quando il voto non conta un tubo. Quando si annunciano orientamenti al bancone pieno di pintxos a Donostia o pieni di tapas a Barcellona. Ma quando il voto diventa utile allora tutto cambia. E proprio in Catalunya dove solo poche settimane fa il partito socialista ha tenuto senza brillare nelle consultazioni amministrative, lo stesso raggiunge il risultato con la crescita maggiore a dimostrazione del fatto che il Psoe qua ha preso una valanga di voti da gente che lo ha considerato il più autorevole argine ai fascisti di Vox. Qua vogliono tutelare almeno l’autonomia che hanno ottenuto faticosamente in attesa di rilanciare la battaglia indipendentista. Molti dei naturali elettori di coloro che portano avanti proposito dichiaratamente indipendentisti hanno privilegiato l’idea di fermare i populisti centralisti che chiedono di riportare la Spagna agli oscuri anni del franchismo.<br /><br /><img data-attachment-id="15466" data-permalink="https://www.lavocedelnord.net/2023/07/25/elezioni-spagna-indipendentisti/sanchez/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/sanchez.jpg?fit=683%2C1024&amp;ssl=1" data-orig-size="683,1024" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Copertina La Vanguardia" data-image-description="" data-medium-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/sanchez.jpg?fit=200%2C300&amp;ssl=1" data-large-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/sanchez.jpg?fit=683%2C1024&amp;ssl=1" loading="lazy" class="wp-image-15466 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/sanchez.jpg?resize=350%2C525&#038;ssl=1" alt="Copertina La Vanguardia" width="350" height="525" srcset="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/sanchez.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/sanchez.jpg?w=683&amp;ssl=1 683w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" data-recalc-dims="1" /><strong>  ⁃    Gli indipendentisti tornano ad essere ago della bilancia. </strong>Si apre una fase tutta nuova in quel mondo. Nonostante il fenomeno sopra descritto la forza elettorale del variegato mondo separatista Catalano torna ad essere fondamentale per la nascita di un governo socialista. Ovvio che la parte a destra di <strong>Junts per Catalunya</strong> non può sperare di entrare in un esecutivo col partito popolare, visto che pone come condizione il fatto che si sottoscriva un impegno politico per le celebrazione di un nuovo referendum per l’indipendenza. Condizione difficile da accettare per Alberto Núñez Feijóo, <strong>il leader del Pp non può amare Vox</strong>. E’ pur sempre presidente della Galizia (altra regione con una forte e tradizione autonomista, forse meno esasperata rispetto ai baschi o catalani, ma pur sempre con dei vantaggi innegabili statutari). Come possa coniugare il suo status di garante delle, seppur moderate, istanze autonomiste della regione che governa con gli slogan aggressivi e iper centralisti di Vox resta un mistero. Anche se in politica tutto è possibile penso che questa ipotesi reati ancora remota.<br />Dall’altra parte <strong>Esquerra Republicana</strong> perde  un sacco di consensi e di seggi <strong>a favore del partito socialista nazionale di Sanchez</strong>, ma credo farebbe fatica a sottrarsi alle sirene di poter sostenere un governo che come minimo possa garantire una tregua alla vera e propria oppressione operata in questi anni nei confronti dei militanti indipendentisti catalani. E i socialisti sono gli unici a dare qualche tiepida garanzia in tal senso.<br />Nulla da aggiungere: una partita molto ingarbugliata dagli esiti imprevedibili.<br /><br />Nel frattempo arriva una notizia. <strong>Il partito autonomista conservatore basco del Pnv</strong> ha annunciato che non sosterrà un governo a trazione popolare. Quelli sono sempre i più scaltri di tutti. Hanno annusato l’aria. E non tira buona aria per in designati vincitori del PP. Anzi….<br /><br />Temo di dover tornare presto a Barcellona per riprendere la discussione, sperando che nel frattempo l’attuale stallo apparente non porti dritto il Paese di nuovo alle urne.<br /><br />Nel frattempo nel pomeriggio di oggi è arrivata la notizia che La procura della Corte Suprema spagnola ha chiesto al giudice istruttore Pablo Llarena di emettere <strong>un mandato di arresto e di detenzione e un mandato di arresto europeo e internazionale per l’ex presidente catalano Carles Puigdemont e il suo assessore Toni Comín.</strong> Piove sul bagnato. Tempismo perfetto. Provate a immaginare come la leggono da queste parti? Le reazioni sono ovviamente di grande smarrimento e di rabbia. Il mio amico Joseph, alle prese con delle spaziali crocchette di chuleta gallega vecchia esclama indignato: <em>“….e io cosa avrei dovuto fare? Dovevo scegliere fra un voto di identità ad un partito indipendentista, come avevo sempre fatto nella mia vita, o provare a fermare Vox votando per l’unico vero antidoto esistente: il Psoe!</em> Si perché a queste latitudini quelli erano gli unici che sembrava potessero fermarlo. Ma lo sai cosa hanno fatto a Valencia quelli di Vox? Hanno fatto togliere i testi in catalano dalle librerie! Ci vogliono portare via la nostra lingua. Il più alto elemento di identità. Io a scuola non l’ho potuta studiare perché i franchisti ce lo impedivano. E questi vogliono tornare lì. Non potevo fare altro che votare per i loro più grandi nemici!”  Non sono sicuro della serietà della notizia ma intanto  lo scaltro Pedro Sanchez incassa e ringrazia.<br /><br />Nel frattempo si è fatto tardi, ma qua è normale.  Qui si vive tutto più tardi. E forse più lentamente. Vediamo se i  tempi della politica locale contribuiranno a risolvere  l’intricata questione a breve. Credo di no. Nel mentre  prenoto al Martinez per settembre.  Pronto a riprendere la discussione da dove l’avevo lasciata. Ormai per appassionarmi alla politica devo venire in Catalunya.</p>
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		<title>Perché (non) si può fare il federalismo in Italia</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2023/03/17/perche-non-si-puo-fare-il-federalismo-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 00:05:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Cattaneo]]></category>
		<category><![CDATA[Federalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Leggere un testo federalista del milleottocento oggi è un&#8217;esperienza illuminante, che permette di riflettere sia sul periodo specifico che sull&#8217;odierno (mal)funzionamento dello Stato italiano. Per di più, se spesso i</p>
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<p>Leggere un testo federalista del milleottocento oggi è un&#8217;esperienza illuminante, che permette di riflettere sia sul periodo specifico che sull&#8217;odierno (mal)funzionamento dello Stato italiano.</p>



<p>Per di più, se spesso i testi risorgimentali erano dei deliri estremisti con punte di razzismo, i testi federalisti sono spesso realisti e pragmatici. Non sorprende, dunque, che in un&#8217;unità fatta male e di pancia come quella italiana siano stati largamente ignorati.</p>



<p>Ma davanti al quasi sistematico fallimento di uno stato che non riesce a motivare la propria esistenza se non con &#8220;qualcuno è morto per farlo&#8221;, incapace di produrre ricchezza in 70 anni in territori depressi, sorpassati ormai da tempo da chi si è liberato dal giogo del comunismo da molto meno tempo, ma capace solo di redistribuirla, rallentando in modo inaccettabile<a href="https://www.lavocedelnord.net/2023/02/10/lombardia-la-piu-ricca-dellimpero-altro-che-costruita-da-sud/"> chi potrebbe correre</a>, culturalmente arretrato, con una cronica ipertrofia legislativa &#8211; spesso di origine fascista &#8211; c&#8217;è chi si chiede se non sia ora di tornare a queste idee, per provare quantomeno a invertire la rotta.</p>



<p><strong>Sarebbe sicuramente bello, ma difficilmente fattibile</strong>. Infatti, come faceva notare nientepopodimeno che Carlo Cattaneo (un&#8217;ottima breve analisi del suo pensiero la trovate <a href="https://it.wikisource.org/wiki/Carlo_Cattaneo_federalista">qui</a>), il federalismo nasce come idea per unire realtà differenti, con governi, economie e filosofie di vita differenti. <strong>All&#8217;epoca l&#8217;Italia non era stata unita da secoli, l&#8217;italianità era un vago concetto culturale universalmente condiviso anche dai più contrari all&#8217;unità</strong>, si pensi a Metternich, che riconosceva l&#8217;esistenza di un&#8217;espressione geografica italiana, o a Giovanni Battista Bolza, maestro d&#8217;italiano di Francesco Giuseppe, che nelle sue poesie dialettali <a href="https://lengualombarda.eu/2023/03/la-letteratura-lombarda-tra-italia-austria-e-lombardia/">accusava chi era contrario agli Asburgo di non essere nemmeno degno d&#8217;essere italiano</a>.</p>



<p>Ma oggi l&#8217;Italia è unita, da più di 160 anni. Il modo in cui il Paese è stato (mal)governato ha influito su tante cose come la gestione politica, l&#8217;economia ma soprattutto il modo di pensare!</p>



<p>L&#8217;Italia è ancora oggi uno <a href="https://www.lavocedelnord.net/2021/12/02/come-sono-divisi-gli-italiani/">stato variegato</a> in qualsiasi termine possibile. <strong>Eppure il federalismo non si è mai fatto, qualsiasi blanda forma di decentramento viene additata come tale e spesso accusata di fallire</strong>, parlarne vuol dire schierarsi politicamente, un referendum per creare uno pseudofederalismo, con un premierato molto controverso, è stato rifiutato dalla maggioranza della popolazione &#8211; escludendo Lombardia e Veneto &#8211; e oggi, nella politica mainstream non ne parla nessuno, si parla al massimo di autonomia (anch&#8217;essa <a href="https://www.lavocedelnord.net/2022/11/10/arriva-il-primo-partito-autonomista-contro-le-autonomie-indovinate-da-dove/">criticata a destra e a manca</a>).</p>



<p><strong>Se l&#8217;Italia ha fallito in tante cose ha sicuramente avuto successo non nel fare gli italiani, ma nel convincerli della loro esistenza e unità a dispetto delle differenze e del malgoverno italiano</strong>. Per capirci, la principale ragione per cui tanti, da destra a sinistra, si oppongono al federalismo è che &#8220;siamo un&#8217;unica nazione, non si può lasciare qualcuno indietro, è meglio fare le cose insieme, dove volete andare da soli&#8221;, il tutto quando alcune delle nazioni più prospere (e sicuramente meno contestate dell&#8217;Italia) sono federazioni, l&#8217;Italia abbia sistematicamente fallito nel sollevare dalla povertà le regioni più povere, mentre la Germania è riuscita a rendere quantomeno vivibili le regioni dell&#8217;Est in molto meno tempo e l&#8217;inefficienza del governo romano in <a href="https://www.lavocedelnord.net/2022/03/23/come-le-regioni-stanno-battendo-roma-sullistruzione/">praticamente qualsiasi cosa</a> è patente e davanti a tutti.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Ognuno abbia da ora in poi la sua lingua e secondo la lingua abbia la sua bandiera, abbia la sua milizia&#8230;. Queste patrie, tutte libere, tutte armate, possono vivere l’una accanto all’altra, senza nuocersi, senza impedirsi</p><cite>Carlo Cattaneo</cite></blockquote>



<p><strong>Qui vediamo la vera problematica del federalismo oggi: non esiste più l&#8217;italianità di 200 anni fa, esiste una precisa italianità dall&#8217;anima centralista, parassitaria, antifederalista, improduttiva e nazionalista</strong>. Inoltre, per quanto non piaccia a nessuno dirlo nella costruzione di questa italianità ha avuto un ruolo fondamentale un certo <a href="https://www.lavocedelnord.net/2018/12/04/non-sono-riusciti-a-fare-gli-italiani/">Benito Mussolini</a>: l&#8217;Italia prima del 1915 stava scoppiando, fu la magistrale azione di nation building del Duce a costituire la nazione italiana che conosciamo oggi, quella che chi va in piazza con la bandiera partigiana difende dalla temibile autonomia differenziata.</p>



<p>Sul tema del nation building mussoliniano ci potrei scrivere un intero articolo, ma torniamo al punto: <strong>dall&#8217;Italia oggi non è possibile in alcun modo ottenere il federalismo</strong>. Dirsi italiani che vogliono il federalismo è una strategia fallimentare, anche se genuinamente ci si crede, poiché la stragrande maggioranza dei connazionali non è interessata ad alcuna forma di decentramento, anzi&#8230;  C&#8217;è chi, ora nella direzione PD, <a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/03/10/da-sardine-a-sciacalli-il-passo-e-breve/">minacciava guerra civile al Nord se avesse chiesto l&#8217;autonomia dopo il Covid</a>!</p>



<p>Miglio diceva che il federalismo si sarebbe imposto, poiché il centralismo aveva giocato tutte le sue carte perdendo, ma la realtà ha mostrato un quadro diverso: <strong>il federalismo avrà la forza delle idee, ma il centralismo ha quella di clientele, assistenze e corruttele</strong>. L&#8217;inerzia centralista è ben più forte di qualsiasi istanza federalista, specie portata avanti sotto il tricolore. Sembrerà assurdo, ma tanti popoli ripetono costantemente gli stessi errori, pensate al Sudamerica, nonostante l&#8217;errore sia evidente a chiunque.</p>



<p><strong>L&#8217;unica reale possibilità è, per noi che possiamo, smetterla di identificarci in un&#8217;italianità tossica e naturalmente centralista e statalista</strong>, <a href="https://www.lavocedelnord.net/2021/11/04/ma-mi-son-restaa-lombard-le-identita-glocal-contro-il-nazionalismo/">rinnegandola il più possibile</a>, dalla lingua alla cultura ai miti fondativi, passando per il modello politico e sociale. Non dobbiamo aver paura di dire che Lombardia, Veneto, Piemonte, Sicilia, Friuli, Romagna, Sardegna ecc. contano di più dell&#8217;Italia e <strong>non dobbiamo nemmeno chiedere alla partitocrazia concessioni, dobbiamo pretendere ciò che è nostro diritto, ossia governarci da soli, dando ad un governo centrale competenze utili per provvedere al comune benessere.</strong></p>



<p>È da quando c&#8217;è l&#8217;Italia che si parla di rifarla ma non è mai stato possibile. Allearsi con la partitocrazia è una partita persa e da italiani, che debbono essere necessariamente solidali con chi vuole <a href="https://www.lavocedelnord.net/2022/10/18/la-sindrome-del-somaro-lombardo/">rimanere attaccato a vita alla tetta romana</a> non si ottiene nulla. Proviamoci da popoli liberi.</p>



<p><strong>Disfare l&#8217;Italia il più possibile è l&#8217;unica via: culturalmente, socialmente e politicamente</strong>. Per poi ricostruirla,<a href="https://www.lavocedelnord.net/2022/08/09/altro-che-flat-tax-ecco-la-vera-dieta-dimagrante-per-roma/"> a misura federale</a>, alle condizioni per vivere liberi, forti e prosperi. Un po&#8217; come alle volte un osso malformato va rotto per ricostruirlo bene, la stessa cosa vale per certi paesi.</p>



<p>Ma <a href="https://www.lavocedelnord.net/2022/02/26/non-ce-vera-autonomia-senza-mettere-in-discussione-lunita-nazionale/">mettere in discussione</a> così tanto l&#8217;Italia può portare a rendersi conto che, oggi, non ci serve. Cattaneo medesimo nacque autonomista austriaco (ragione per cui le frange più estremiste del Risorgimento volevano privarlo di ogni onore) divenendo italianista dopo essersi reso conto che l&#8217;Austria mai avrebbe concesso le dovute libertà alla Lombardia. Ma il suo obiettivo finale era l&#8217;unità europea.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Qualunque sia la comunanza dei pensieri e dei sentimenti che una lingua propaga tra le famiglie e le comuni, un parlamento adunato in Londra non farà mai contenta l’America; un parlamento adunato in Parigi non farà mai contenta Ginevra; le leggi discusse in Napoli non risusciteranno mai la giacente Sicilia, nè una maggioranza piemontese si crederà in debito mai di pensare notte e giorno a trasformare la Sardegna, o potrà rendere tollerabili tutti i suoi provvedimenti in Venezia o in Milano</p><cite>Carlo Cattaneo</cite></blockquote>



<p><strong>Il federalismo non nasce quasi mai per ideologia, ma per necessità</strong>. Se nel 1848 una federazione di stati italiani sarebbe stata probabilmente l&#8217;unico modo per garantire libertà, indipendenza e sicurezza ai vari stati di Padanìa e Appenninia oggi la situazione è differente e tali garanzie possono venire da altri enti in modo più efficiente, come l&#8217;UE &#8211; o altre forme di associazionismo europeo come l&#8217;AELS o l&#8217;adesione allo SEE &#8211; e la NATO, ma anche Stati di dimensioni più contenute o confederazioni di detti Stati sono capaci di provvedere a sé stessi in modo migliore rispetto ad un grande Stato, anche se federale. <strong>Ormai, nel mondo delle unioni, <a href="https://istitutoliberale.it/perche-si-vive-meglio-negli-stati-piccoli/">essere piccoli è spesso un vantaggio</a>!</strong></p>



<p><strong>Non è certamente esagerato dire che l&#8217;Italia non vuole mettersi in discussione proprio per questo, per la paura di scoprirsi inutile nel ventunesimo secolo</strong>, oltre che per le ragioni d&#8217;ordine pratico già viste. Proprio per questo non esiste alcuna possibilità di ottenere il federalismo all&#8217;interno della mentalità italiana!</p>



<p>Ma è bene concludere ricordando una cosa: l&#8217;Italia disunita, espressione geografica, ha dato al mondo incommensurabile cultura, filosofia e arte. L&#8217;Italia unita <a href="https://www.lavocedelnord.net/2021/05/16/zibaldone-autonomista-dun-giovane-milanese/">è più nota per criminalità organizzata, crisi del debito, corruzione e malapolitica</a> e le poche cose buone per cui viene ricordata spesso sono avvenute a dispetto dell&#8217;Italia e non grazie ad essa. Siamo così sicuri che l&#8217;Italia unita sia un valore irrinunciabile?</p>


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		<title>Ritorno al Nord: Sarà la volta buona?</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2022/07/06/ritorno-al-nord-sara-la-volta-buona/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Fava]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jul 2022 11:41:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[lega nord]]></category>
		<category><![CDATA[matteo salvini]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>
		<category><![CDATA[salvini premier]]></category>
		<category><![CDATA[sindaci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho trovato sinceramente curiosa la notizia di un gruppo di amministratori e di segretari della Lega di Salvini che improvvisamente scoprono di essere in balia del vento. Chiedere un cambio</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">Ho trovato sinceramente curiosa la <a href="https://www.adnkronos.com/lega-il-nord-chiede-cambio-di-passo-a-salvini_7BETlG0viysuB6VV0k6ZSR">notizia</a> di un gruppo di amministratori e di segretari della Lega di Salvini che improvvisamente scoprono di essere in balia del vento. <br /><br />Chiedere un cambio di passo  a Salvini pretendendo scelte collegiali e democrazia nel partito fatto a sua immagine e somiglianza, a tratti risulta quasi tenero. <br /><br /></p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo conosco molti di questi militanti e la maggior parte di loro è composta da brave persone, oneste e generose. Gente che spesso ha dato tutto ad un movimento (la Lega Nord) che non è quello di oggi. <br />Fingere che non sia cambiato nulla rasenta il paradosso. <br /><br />Ho combattuto a mani nude per anni per ribadire il principio che in questo modo, forse si sarebbero ottenuti facili consensi, ma si sarebbero buttati alle ortiche almeno 30 anni di battaglie e conquiste politiche, figlie di un non sempre semplice percorso democratico. <br /><br />E allora mi chiedo: <strong>ma tutte queste brave persone che oggi capiscono che il partito nuovo sta schiantando e che non rimarrà nulla della nostra gloriosa storia autonomista ed indipendentista, dove sono stati in questi anni?</strong> <br /><br />Dov’erano mentre gli ulema del cosiddetto capitano radevano al suolo ogni tiepido cenno di dissenso rispetto  alla linea folle e spregiudicata del loro capo? Erano solo distratti o davvero non  avevano capito cosa sarebbe successo ? <strong>Dove erano mentre venivano annientate intere sezioni ed espulsi decine di militanti, altrettanto per bene che avevano solo il torto di aver sostenuto la mia candidatura quale alternativa al nulla?</strong> Dove erano quando venivano definitivamente superate le ragioni fondanti della Lega Nord? Quando appunto spariva la missione di sindacato del Nord del movimento ?<br /><br />Perché nessuno ha mai alzato un dito per difendere queste persone e oggi ci si sveglia accorgendosi che le scelte sono state verticistiche e non condivise  ? Solo perché oggi appare chiaro a tutti quanto fossero sbagliate? <br /><br />Troppo facile farlo adesso. Il coraggio serviva averlo quando a dire come sarebbe finita eravamo in pochi, ghettizzati ed emarginati. Spesso non solo politicamente. <br /><br />Però non tutti i mali vengono per nuocere. Almeno in questo caso qualcuno ci darà la possibilità di uscire una volta per tutte dall’equivoco. <strong>In fin dei conti questa gente sta solo chiedendo che torni la Lega Nord e certificando di fatto che questo singolare contenitore acefalo, senza ideali e squisitamente nato con finalità elettorali non è la Lega Nord, per la quale tutti noi abbiamo combattuto per decenni.</strong> <br /><br />Che sia la volta buona ?</p>
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		<title>Le deboli fondamenta dello Stato nazionale&#8230;</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2021/06/26/le-deboli-fondamenta-dello-stato-nazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Jun 2021 01:01:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[Indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avrete sentito che, finalmente, la Spagna ha concesso l&#8217;indulto ai leader politici catalani, si spera il primo passo verso una soluzione politica alla questione catalana. Non ho potuto, però, fare</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Avrete sentito che, finalmente, la Spagna ha concesso l&#8217;indulto ai leader politici catalani, si spera il primo passo verso una soluzione politica alla questione catalana.</p>



<p>Non ho potuto, però, fare a meno di notare una delle dichiarazioni del premier Sánchez: non sono in carcere per le loro idee, ma per le loro azioni contro l&#8217;ordine democratico.</p>



<p>Ossia far votare, in un referendum non riconosciuto. </p>



<p><strong>Mi fa sorridere vedere Stati che si proclamano eterni, indivisibili e creati per volontà popolare tremare per un referendum con lo stesso valore di quello della bocciofila</strong> a cui, come dimostra ad esempio canadese o anche quello italiano, uno Stato può resistere a della gente che vota, se questa gente non vuole veramente andarsene al momento.</p>



<p>Ciò che temono questi Stati è qualsiasi segnale politico contro la loro esistenza: immaginatevi se un&#8217;associazione cittadina organizzasse una consultazione popolare sulle periferie e il sindaco mandasse i vigili a manganellare chi vota: tale consultazione non avrebbe alcun potere effettivo sull&#8217;azione di governo, <strong>ma avrebbe un forte messaggio politico</strong>.</p>



<p>Impedirla vuol dire aver molta paura di questo messaggio, il che fa ridere, se si parla di Stati che ritengono di essere quasi divini. Un po&#8217; come, d&#8217;altronde, fanno sorridere quelle religioni che parlano di un Dio onnipotente e onnipresente, capace della miglior logica e poi prevedono la pena di morte per chi mette in dubbio la fede, quando sarebbe sufficiente un cenno del capo dell&#8217;Onnipotente per riportare sulla retta via i dubbiosi&#8230;</p>



<p>Certo, dicono, &#8220;hanno anche dichiarato l&#8217;indipendenza!&#8221;</p>



<p>E questi Stati nazionali eterni, indivisibili, ai quali il diritto internazionale non solo direbbe che l&#8217;indipendenza non è un diritto ma è addirittura sempre vietata, hanno paura di un pezzo di carta con qualche firma che, proprio a detta loro, non è applicabile in alcun caso?</p>



<p>Davvero? </p>



<p>La mia impressione è che, invece, <strong>gli Stati nazionali abbiano fondamenta deboli, radicate in una cultura ottocentesca che oggi non esiste più</strong> e che, molto spesso, siano inefficienti e, se esiste volontà di mantenerli, non è per l&#8217;idea di nazione ma per l&#8217;idea di <a href="https://www.lavocedelnord.net/2019/12/06/lanima-nera-ditalia/">parassitare meglio</a>.</p>



<p>È evidente che i piccoli Stati <a href="https://istitutoliberale.it/perche-si-vive-meglio-negli-stati-piccoli/#:~:text=Gli%20Stati%20piccoli%20tendono%20ad,e%20una%20struttura%20pi%C3%B9%20funzionale.">tendano a funzionare meglio</a>, quasi sempre, di quelli grandi, basati su queste idee di <em><a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/01/05/altro-che-banche-i-paradisi-fiscali-funzionano-perche-sono-piccoli-e-liberi/">Nazione e Sovranità</a></em>, e che via via la concorrenza non potrà che fare il proprio corso, mandando &#8220;fuori mercato&#8221; questi Stati inefficienti.</p>



<p>Proprio per queste labili basi <strong>gli Stati nazionali hanno paura di un pezzo di carta</strong>. Uno Stato serio <a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/11/03/federalismo-secessione-e-liberta-riscopriamoli-con-la-scuola-austriaca-di-economia/">non avrebbe paura</a> di qualcuno che lo mette in dubbio ma, anzi, lo <a href="https://www.lavocedelnord.net/2018/12/18/la-grande-lezione-di-vaclav-havel-sulla-secessione/">favorirebbe</a>. </p>



<p><strong>Ma, solitamente, se uno Stato è serio nessuno ha molta voglia di uscirne&#8230;</strong></p>
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		<title>Zibaldone autonomista d&#8217;un giovane milanese</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2021/05/16/zibaldone-autonomista-dun-giovane-milanese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 May 2021 02:26:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Autogoverno]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[lombardia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È inaccettabile che nella Patria di Cesare Beccaria ci sia un sistema penale borbonico, basato sul fine pena mai, sulla reclusione senza rieducazione e sulla lunghezza della pena, quando a</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È inaccettabile che nella Patria di Cesare Beccaria ci sia un sistema penale borbonico, basato sul fine pena mai, sulla reclusione senza rieducazione e sulla lunghezza della pena, quando a pochi passi da qui c&#8217;è un sistema penale che, proprio perché meno severo ma orientato alla rieducazione, funziona bene.</p>



<p>È inaccettabile che le nostre discussioni sociali siano ancora tutte legate al modello fascista di &#8220;Dio, Patria, Famiglia&#8221;, cosa che ci costringe ad una indegna arretratezza.</p>



<p>È inaccettabile essere obbligati a un innaturale centralismo, con Roma che ci tratta come il Molise, senza contare che in territori di dieci milioni di abitanti è ad ogni fine pratico uno Stato, con esigenze proprie che solo un governo locale può affrontare.</p>



<p>È inaccettabile contribuire per miliardi di Euro ad un Paese ed essere poi costretti ad elemosinare denaro per costruire infrastrutture essenziali, perché la partitocrazia si spartisce i soldi che duramente guadagniamo per comperarsi i voti.</p>



<p>È inaccettabile essere una terra che dà opportunità a tutti, che essenzialmente costituisce l&#8217;unica speranza per milioni di persone che vivono in inferni clientelari di lavorare, curarsi e vivere e nonostante ciò essere quotidianamente bersaglio di invettive, teorie del complotto, insulti e frecciatine da gente che, se potesse, cambierebbe il proprio miglior servizio con il nostro peggiore e ci guadagnerebbe e che cerca solo un facile obiettivo per sfogare la propria frustrazione.</p>



<p>È inaccettabile che il futuro dei nostri figli sia in mano ad una scuola gestita per clientele, direttamente da Roma, dove l&#8217;unica cosa che conta è che centinaia di migliaia di operatori della scuola votino bene alle prossime elezioni e dove dell&#8217;andamento dell&#8217;istruzione non importa niente a nessuno, che si dica pure di uscire i libri dalla cartella.</p>



<p>È inaccettabile che la Nazione che ha essenzialmente reso possibile la nascita dell&#8217;Italia, che senza di noi sarebbe restata la versione paffuta del Regno di Sardegna, sia oggi dipinta come una provincia italica, senza una storia propria, senza un&#8217;identità propria, che deve tacere e subire in nome della solidarietà.</p>



<p>È inaccettabile che i giovani lombardi abbiano un enorme debito sopra la testa, che non abbiano alcuna sicurezza per l&#8217;avvenire, a causa delle medesime politiche clientelari già citate, che hanno trasformato la previdenza in un altro, ennesimo, </p>



<p>Basta. Possono citare tutte le leggi che vogliono, ma non possono secedere dalla realtà.</p>



<p>Se la Lombardia diventa davvero italiana, è finita. Se chi lavora, chi dà opportunità a tutti, chi cura tutti e quando viene insultato e ingiuriato &#8220;ciapa su e porta a cà&#8221; inizia a battere i piedi, a chiedere il reddito di cittadinanza, &#8220;lo stato che deve&#8221; e si dà al vittimismo, è finita per tutti.</p>



<p>Spiegateci pure, dall&#8217;alto del vostro non sapere nemmeno chi fosse Carlo Cattaneo o da dove vengano i colori del Tricolore, che siamo tutti uguali, salvo poi sfotterci ad ogni cosa che facciamo, soprattutto lavorare come certi giornalisti italiani, o perché abbiamo una mentalità troppo mitteleuropea e ci piace mantenere le giuste distanze.</p>



<p>Citate pure Formigoni come fosse un esorcismo della vostra malagestione, salvo poi scappare dalle vostre gestioni, che vedono gli eventi che il Celeste ha creato in vent&#8217;anni ogni sei mesi, per venire in quelle create proprio da lui, magari criticando nel mentre il fatto che i lombardi non lavino a sufficienza i panni sporchi.</p>



<p>Approfittate finché potete della, palesemente stupida a queste condizioni, generosità lombarda, perché presto il vostro egoismo lascerà terra bruciata.</p>



<p>E noi, cari Lombardi, abbiamo perso tante occasioni. È da poco dopo l&#8217;Unità che qualcuno aveva capito che le cose non fossero troppo belle. Eppure alla fine è sempre arrivato qualcosa a fermarci. Ancor peggio, spesso è venuto da Milano.</p>



<p>Questa, specie dopo gli eventi del Covid, potrebbe essere l&#8217;ultima chiamata. Vivere &#8220;padroni a casa nostra&#8221; o perire sudditi.</p>
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		<title>Anche se ne usciamo poveri, conviene ugualmente fare da soli</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2021/03/17/anche-se-ne-usciamo-poveri-conviene-ugualmente-fare-da-soli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Mar 2021 18:48:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Autogoverno]]></category>
		<category><![CDATA[lombardia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con questo continuo tira e molla di zone rosse, chiusure, stop ai vaccini e malagestione diffusa una cosa è ovvia: la Lombardia ne uscirà più povera, così come tutto il</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con questo continuo tira e molla di zone rosse, chiusure, stop ai vaccini e malagestione diffusa una cosa è ovvia: la Lombardia ne uscirà più povera, così come tutto il Nord.</p>



<p>Come <a href="https://www.lavocedelnord.net/2021/03/08/io-guido-e-la-battaglia-indipendentista/">già ben spiegato</a> da Gianni, infatti, la povertà può favorire la creazione di un movimento per l&#8217;autogoverno, ma, dall&#8217;altra faccia della medaglia, la povertà può portare molto facilmente a credere che, da soli, non si vada da nessuna parte.</p>



<p>Eppure, forse, proprio perché ne usciamo più poveri dobbiamo chiedere più potere a noi e meno a Roma, vediamo perché&#8230;</p>



<h2>Sempre bancomat saremo&#8230;</h2>



<p>Ok, ne usciremo più poveri. Ma saremo comunque più ricchi del resto d&#8217;Italia e una volta finiti i fondi europei l&#8217;Italia avrà bisogno di non pochi soldi per ripagare i vari debiti fatti.</p>



<p>A chi li chiederanno se non a noi? Con il problema che servirebbero più soldi e noi ne avremmo meno. Rischiamo di venirle stritolati e se credete che a Roma non siano così stupidi da fermare il proprio principale motore&#8230; Ricredetevi <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.0.0/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>



<p>Cos&#8217;hanno appena fatto col modello a zone?</p>



<h2>Stato piccolo? Mi ci ficco!</h2>



<p>Non nascondiamoci dietro a un dito: la classe dirigente lombarda non è granché. Magari è un pelino meglio di quella italiana, ma la differenza si misura in millimetri.</p>



<p>Posto che non è detto che la classe politica attuale sia dominante in una Lombardia autogovernata, poiché nel momento in cui l&#8217;autonomia non è più &#8220;minacciata&#8221; dalle alleanze romane il centrosinistra non è più &#8220;Lega buuu&#8221; ma può fare anche proposte e vincere con candidati di rilievo d&#8217;origine civica, solitamente <a href="https://istitutoliberale.it/perche-si-vive-meglio-negli-stati-piccoli/">gli Stati piccoli sono più efficienti </a>di quelli grandi e, soprattutto, non avere 50/80 miliardi di Euro che ogni anno vengono pagati in tasse che non ritornano qui ci ripaga anche di qualsiasi inefficienza che, ricordiamo, è come l&#8217;errore: si moltiplica. Anche solo eliminare quella di Roma sarebbe già un passo avanti&#8230;</p>



<h2>Conterà diventare ricchi, non esserlo già</h2>



<p>La ricchezza acquisita è bene, ma si perde facilmente&#8230; specie dopo il Covid non conterà tanto avere già i soldi quanto riuscire a creare un ambiente favorevole alla produzione della ricchezza.</p>



<p>Ebbene, l&#8217;Italia, tra tasse, burocrazia, leggi, politica dello spettacolo e così via non lo è, anzi, è ben più semplice fare gli statali che produrre ricchezza. Già Luigi Einaudi faceva notare che&#8230;</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l&#8217;orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi.</p><cite>L.Einaudi</cite></blockquote>



<p><strong>Una Lombardia autogovernata, idem un Nord, avrebbe invece l&#8217;occasione di superare tutte le impasse che rendono difficile produrre ricchezza in Italia e divenire un hub di innovazione e crescita</strong> ancor migliore di quanto sia ora, offrendo opportunità non solo ai lombardi ma anche agli italiani e ai cittadini d&#8217;Europa e del mondo.</p>



<p>Ricordiamoci che la ricchezza non è limitata e può essere prodotta. Una scelta del genere non impoverirebbe il resto d&#8217;Italia o chicchessia, è l&#8217;attuale Italia, burocratica e di Roma Doma, che lascia tutti più poveri.</p>



<h2>Ma non illudiamoci&#8230;</h2>



<p>Temi così complessi e razionali, semplicemente, non tirano nell&#8217;elettorato. Parlare di &#8220;negri e froci&#8221; funziona bene, è emozionale e semplice e permette di identificare un nemico, invece di parlare di situazioni complesse, con più variabili.</p>



<p>Ergo, non mi definisco particolarmente speranzoso&#8230; Ma senza nemmeno provarci, sicuramente, non otterremo nulla.</p>
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		<title>L&#8217;Europarlamento revoca l&#8217;immunità ai deputati catalani in esilio.</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2021/03/09/leuroparlamento-revoca-limmunita-ai-deputati-catalani-in-esilio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Soccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2021 19:18:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[catalunya]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuvole nere si addensano sull&#8217;Europa, scure e foriere di repressione si dipanano dagli scranni dell&#8217;emiciclo europarlamentare a Bruxelles per finire sulle terre di Catalogna. Nere come la ventata di &#8220;neofranchismo&#8221;</p>
<div><a class="permalink" href="https://www.lavocedelnord.net/2021/03/09/leuroparlamento-revoca-limmunita-ai-deputati-catalani-in-esilio/">Leggi </a></div>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nuvole nere si addensano sull&#8217;<strong>Europa</strong>, scure e foriere di repressione si dipanano dagli scranni dell&#8217;emiciclo europarlamentare a <strong>Bruxelles</strong> per finire sulle terre di <strong>Catalogna</strong>.<br />
Nere come la ventata di <strong><em>&#8220;neofranchismo&#8221;</em></strong> che pervade, da oggi non più solo la Spagna ma anche un&#8217;Europa sempre più fogna del nazionalismo, anziché culla delle libertà delle persone e dei suoi popoli.</p>
<p>In Belgio il <strong>Parlamento Europeo</strong>, riunito in seduta plenaria, <strong>ha votato</strong>, a scrutinio segreto, <strong>per rimuovere l&#8217;immunità parlamentare di tre eurodeputati catalani, l&#8217;ex presidente catalano Carles Puigdemont e i suoi ex ministri Clara Ponsati e Toni Comin, come richiesto dalla magistratura spagnola</strong> per poter procedere contro di loro come già ha fatto nei confronti degli altri esponenti indipendentisti condannati a diverse pene detentive per &#8220;reati&#8221; legati allo svolgimento del referendum per l&#8217;indipendenza dell&#8217;ottobre 2017.<br />
La revoca apre la strada per Madrid onde poter riattivare i mandati d&#8217;arresto europei finora rifiutati dal Belgio.</p>
<p>In una votazione a scrutinio segreto svoltasi ieri sera ma rivelata solo questa mattina, più di 400 eurodeputati hanno votato per revocare la loro immunità, quasi 250 contrari e più di 40 deputati si sono astenuti.<br />
Puigdemont dovrebbe sollevare la questione alla Corte di giustizia europea (CGUE) dopo che è trapelata ai media una relazione della commissione giuridica del parlamento che raccomandava la rimozione della loro immunità.</p>
<p>Questa è la terza volta che la Corte Suprema spagnola ha provato a farli estradare, dopo che precedenti tentativi erano falliti in Scozia, Belgio e Germania.<br />
La perdita della loro immunità non influirà sul loro status di deputati al Parlamento europeo, che manterranno fino a quando non saranno esclusi dall&#8217;incarico dopo un&#8217;eventuale condanna.</p>
<p><em><strong>&#8220;Oggi è un giorno triste per il Parlamento europeo, noi abbiamo perso la nostra immunità ma il Parlamento europeo ha perso molto di più. Questo è un caso di persecuzione politica&#8221;</strong></em>. Così Puigdemont nel corso di una conferenza stampa dopo il voto dell&#8217;Eurocamera a Bruxelles.</p>
<p>Se da un lato la repressione del &#8220;nazionalismo neofranchista&#8221; è arrivata fino all&#8217;Europarlamento <strong>in Catalogna un giudice di sorveglianza ha stabilito la revocato lo status di semilibertà di cui godevano diversi degli esponenti indipendentisti condannati per reati legati al referendum</strong> quali Oriol Junqueras, Joaquim Forn, Raül Romeva, Jordi Turull, Josep Rull, Jordi Sànchez e Jordi Cuixart, che dovranno pertanto rientrare in carcere e restarci fino all&#8217;espiazione delle loro pene detentive.<br />
Un brutto segnale, una spregevole forzatura, l&#8217;ennesimo attacco alle libertà sul quale tacere è rendersene complici.</p>
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		<title>È morta l&#8217;Italia del titolo V?</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2021/02/20/e-morta-litalia-del-titolo-v/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 17:51:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia]]></category>
		<category><![CDATA[Autonomie locali]]></category>
		<category><![CDATA[Regioni]]></category>
		<category><![CDATA[Titolo V]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quella del titolo V è stata una riforma confusa ma sulla buona strada, fatta da un centrosinistra culturalmente diverso da quello che è dentro il governo oggi, aperto alle istanze</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quella del titolo V è stata una riforma confusa ma sulla buona strada, fatta da un centrosinistra culturalmente diverso da quello che è dentro il governo oggi, aperto alle istanze del Nord. Un giorno, si sapeva già, tale riforma andava ulteriormente rimodulata. Si sperava, magari, in favore di un federalismo.</p>



<p>Ma questa Italia sta morendo. Dopo che le Regioni hanno mostrato la loro forza, permettendo all&#8217;Italia di ripartire a maggio, facendo opposizione alle folli proposte del governo centrale e prendendo in mano la ripartenza, oggi si presentano supine a Roma, proponendo tutta Italia in arancione.</p>



<p>Alla faccia dell&#8217;autonomia! Ci sono regioni che potrebbero stare in zona bianca e dovrebbero mettersi in zona arancione perché è bello?</p>



<p>Certo, ormai siamo completamente assuefatti all&#8217;idea di perdere la libertà per la sicurezza (ringraziano &#8220;le destre sovraniste&#8221; alle quali dovrete spiegare perché va bene chiudere in casa la gente per un virus ma non va bene mettere importanti limiti all&#8217;Islam contro il terrorismo), ma la zona arancione ammazza numerosi settori come la ristorazione e la cultura. </p>



<p>Magari è difficile da capire per i fautori del lockdown, persone che spesso vivono di politica o di assegni di stato, ma obbligare certe attività all&#8217;ennesima chiusura, senza alcuna garanzia, vuol dire condannarle alla chiusura permanente.</p>



<p>E le regioni avrebbero potuto fare qualcosa di veramente autonomista: chiedere il potere. Chiedere a Roma di definire i livelli e alle Regioni di applicarli, sulla base di criteri sanitari ma anche sociali ed economici e potenti garantire esenzioni sulle basi delle necessità locali.</p>



<p>Invece ventuno montagne hanno partorito un topolino e chiedono di essere tutte trattate allo stesso modo, senza nessuna ragione che non sia il correre dietro allo spauracchio delle varianti (per le quali sarebbe decisamente meglio pensare a vaccinare che a chiudere).</p>



<p>Ma se l&#8217;unico scopo delle Regioni è quello di offrire la propria autonomia su un piatto d&#8217;argento e chiedere a Roma di colorarci tutti allo stesso modo, è molto più efficiente avere un solo ente e non ventidue.</p>



<p>Valutando che un&#8217;Italia centralizzata sarebbe condannata ad una rapida morte, lascio a voi valutare se questa rinuncia di fatto alle proprie prerogative sia un bene o un male&#8230;</p>
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		<title>Federalismo, secessione e libertà: riscopriamoli con la Scuola Austriaca di economia.</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2020/11/03/federalismo-secessione-e-liberta-riscopriamoli-con-la-scuola-austriaca-di-economia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Zanotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2020 12:05:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Federalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Secessione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo breve articolo mi propongo, senza particolari pretese, di sollevare l’attenzione sui legami tra federalismo, secessionismo e pensiero liberale e libertario. È stato proprio dallo studio della Scuola Austriaca</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><i>In questo breve articolo mi propongo, senza particolari pretese, di sollevare l’attenzione sui legami tra federalismo, secessionismo e pensiero liberale e libertario. È stato proprio dallo studio della Scuola Austriaca che ho dato un fondamento alle mie convinzioni federaliste e indipendentiste, e credo che riscoprire la cultura liberale sia più che mai importante per dare forza a quella che considero una battaglia di libertà.</i></p>
<p>Quando pensiamo al mondo autonomista, federalista e indipendentista inevitabilmente associamo questa galassia di pensieri e idee a un grande nome: <b>Gianfranco Miglio</b>. Il “profesùr” per eccellenza, storico ideologo della Lega Nord, è diventato giustamente un punto di riferimento <b>non solo per la sua lucida analisi dei fatti, ma anche per la completezza e il coraggio delle sue proposte </b>che disegnano uno stato federale radicalmente diverso da quello centralista in cui viviamo. <b>Miglio ha saputo mettere in luce le contraddizioni dello stato nazionale</b> sorto in epoca moderna, <b>ha saputo valutarne il declino</b> e soprattutto, cosa non scontata anche per un grande pensatore, <b>ha saputo proporre una coerente e strutturata alternativa</b>. Se Miglio ci aiuta dal punto di vista politico è però naturale che i concetti di autonomia, federalismo e indipendenza possano trovare fondamento anche nella filosofia, e soprattutto in quella filosofia che si approccia all’economia. <b>Non sono forse anche economici, oltre che storici, politici e identitari, i temi che più scaldano l’ animo dell’autonomista &#8211; federalista &#8211; indipendentista?</b></p>
<p><b>La cosa che accomuna sicuramente tutte queste diverse posizioni è una comune spinta verso la libertà: autogoverno e autodeterminazione sono senza dubbio tra i principi fondanti di qualunque libertà</b>, e se si parla di libertà è difficile non pensare alla Scuola Austriaca di Economia, uno dei “templi” del liberalismo e del libertarismo moderni.</p>
<p>La visione rigorosamente libertaria dei pensatori austriaci porta ad una analisi approfondita delle istituzioni: quali istituzioni riescono a essere “meno coercitive” e più efficienti? <b>Le risposte “austriache” sembrano convergere, pur partendo da percorsi diversi, con quelle di Miglio e dei grandi movimenti autonomisti e indipendentisti.</b></p>
<p>Il primo “austriaco” che potrei citare in relazione al concetto di autonomia è Friedrich Von Hayek: come afferma nella sua opera forse più famosa “La via della schiavitù”, “<em>Comporta poca difficoltà pianificare la vita economica della famiglia, e difficoltà relativamente lievi si trovano nelle piccole comunità</em>”. È convinzione di Hayek e della Scuola Austriaca che la conoscenza sia a disposizione di un numero altissimo di individui, e <b>che i migliori risultati</b> (e tralascio tutto l’aspetto del libero mercato come fonte principale di informazioni) <b>si possano ottenere in termine di amministrazione, decisione e quindi di processo democratico quando l’individuo ha a che fare con ciò che conosce</b>: tradotto in parole povere (e anche un po’ grezze rispetto alla finezza dell’intellettuale di cui stiamo parlando) è preferibile che a occuparsi di ciò che accade in Lombardia siano i lombardi, di ciò che accade in Calabria i calabresi e via dicendo. L’uomo, come Hayek afferma in una sua opera che è forse il più grande manifesto del pensiero liberale, “La società libera”, può agire meglio quando ha a che fare con</p>
<p>“<i>problemi che, senza troppo sforzo di immaginazione, può far suoi e la cui soluzione egli può, con buona ragione, considerare più di competenza sua che di un altro</i>”.</p>
<p><b>Il decentramento in qualunque ambito è quindi più che mai essenziale: in esso si concretizza la possibilità per l’individuo di decidere della propria sorte conoscendo l’ambiente che lo circonda.&nbsp;</b></p>
<p>Un altro grande della scuola austriaca si spinge oltre: <b>Hans Hermann Hoppe</b> parla addirittura di “<b>secessione</b>”, un termine caro a molti di noi, un termine che rievoca battaglie storiche e ideali mai sopiti. L’integrazione politica, ossia la tendenza accentratrice alla base dei moderni Stati nazionali, secondo Hoppe</p>
<p>&nbsp;“<i>comporta una maggiore capacità per uno Stato di imporre tasse e di regolare la proprietà (espropriazione)</i>”.&nbsp;</p>
<p>L’economista tedesco, che parla di questi temi nella sua opera “Democrazia: il dio che ha fallito”evidenzia (e già Hayek era giunto a questa conclusione) <b>come uno Stato territorialmente più esteso, che controlli quindi un maggior numero di persone, possa avvalersi di un potere coercitivo maggiore e sia quindi capace di entrare con più irruenza nella vita delle persone.</b> Analizzando le espansioni territoriali nella storia Hoppe afferma che</p>
<p>&nbsp;“<i>Alla luce della teoria e della storia sociale ed economica, quindi, si possono ben sostenere le ragioni della secessione. (&#8230;) Comunque, la secessione di per sé ha un impatto positivo sulla produzione, perché una delle più importanti cause della secessione è che i secessionisti sono convinti che essi e il loro territorio siano stati sfruttati da altri</i>”.</p>
<p><b>L’integrazione forzata (e l’unità d’Italia non fa eccezione) genera odi e conflitti</b>, mentre una volontaria separazione va nella direzione opposta, ossia quella di una pacifica collaborazione e del libero scambio. Vi è inoltre una convergenza tra Hoppe e Gianfranco Miglio: entrambi sono convinti che un sistema federale o comunque di entità statali dalle dimensioni ridotte sia incompatibile con lo statalismo socialista, mentre la frammentazione politica (che Baechler riconosce come origine politica del capitalismo) favorisce il libero mercato e la libertà in generale.&nbsp;</p>
<p>Hoppe non dimentica nemmeno l’aspetto più culturale, evidenziando come i movimenti secessionisti costituiscano una difesa verso quelle particolari culture (in questo caso europee) che altrimenti finirebbero soppresse e dimenticate, schiacciate dal processo di omogeneizzazione imperante.</p>
<p>&nbsp;“<i>La secessione incoraggia le diversità etniche, linguistiche, religiose e culturali, mentre nel corso di secoli di centralizzazione sono state soppresse centinaia di diverse culture</i>”.</p>
<p>Hoppe è generalmente considerato come un eccentrico un po’ estremo, eppure aveva visto (e annunciato) il potenziale dei movimenti secessionisti in Europa e in Nord America. Oggi, mentre in Nord Italia la battaglia è in fase (speriamo momentanea) di stallo, in Catalogna e in Scozia i movimenti di massa chiedono l’indipendenza, e in Belgio la questione fiamminga è tutt’altro che dimenticata.&nbsp;</p>
<p>La scuola austriaca di economia raccoglie una serie incredibile di riferimenti a questo modo di vedere le cose: <b>un gruppo di intellettuali che ha criticato lo Stato fino all’età radici delegittimandone la quotidiana invasione nella vita delle persone è un faro per il mondo secessionista e federalista</b>. Ho voluto riportare questi frammenti (e mi ripropongo di raccogliere una visione più organica del rapporto tra austriaci e indipendenza) perché, prima ancora che un movimento politico, <b>federalismo e secessione sono una tendenza alla libertà</b>, contro ogni sopruso e coercizione. <b>L’autodeterminazione dei popoli è necessaria per l’autodeterminazione degli individui, un processo senza il quale rischiamo di rimanere “schiavi di Roma” fino alla fine.</b></p>


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		<title>Nuovi arresti in Catalogna per &#8220;crimini&#8221; legati al processo indipendentista.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Soccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2020 10:15:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[catalunya]]></category>
		<category><![CDATA[indipendenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un&#8217;importante operazione di polizia, svoltasi in tutta la Catalogna, gli agenti della &#8220;Guardia Civile&#8221; spagnola hanno arrestato 21 persone che, a loro avviso, avrebbero preso parte alla deviazione di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In un&#8217;importante operazione di polizia, svoltasi in tutta la <strong>Catalogna</strong>, gli agenti della <strong>&#8220;Guardia Civile&#8221;</strong> spagnola hanno arrestato 21 persone che, a loro avviso, avrebbero preso parte alla deviazione di fondi pubblici verso il Belgio per &#8220;finanziare&#8221; le attività dell&#8217;ex presidente catalano <strong>Carles Puigdemont</strong>, in un caso che si suppone sia anche collegato alla piattaforma di protesta pro-indipendenza <strong>&#8220;Tsunami Democràtic&#8221;</strong>.</p>
<p>Tra gli arrestati questo mercoledì, per presunto uso improprio di fondi pubblici, abuso d&#8217;ufficio e riciclaggio di denaro, ci sono diversi esponenti dei partiti politici catalani CDC ed ERC: David Madí, Xavier Vendrell e Oriol Soler. Un altro arrestato è stato Josep Lluís Alay, capo dell&#8217;ufficio politico di Puidemont in Belgio, che è già stato poi rilasciato.</p>
<p>Sono state effettuate 31 perquisizioni in otto distretti giudiziari in tutta la Catalogna. Oltre ai reati legati alla corruzione, <strong>il tribunale contesta presunti reati contro l&#8217;ordine pubblico, il che potrebbe implicare un collegamento dell&#8217;intera operazione con la piattaforma di protesta &#8220;Tsunami Democràtic&#8221;</strong> che ha operato alla fine del 2019. A differenza di altre operazioni di polizia, inerenti al processo di indipendenza, questa volta i reati di terrorismo non sono inclusi nelle accuse. Le denunce di tali crimini causerebbero automaticamente il trasferimento del caso al tribunale delle udienze nazionali di Madrid.</p>
<p>La presunta rete oggetto di indagine riguarda una presunta appropriazione indebita di fondi da parte dell&#8217;ente provinciale di Barcellona, ​​la <strong>Diputació</strong>, nonché l&#8217;esistenza di una rete che collegherebbe il finanziamento del processo di indipendenza tramite fondi pubblici, il gruppo Tsunami, i rapporti con la Russia e un presunta operazione di vendita di proprietà. Gli arrestati sono uomini d&#8217;affari catalani legati agli ex governi della Catalogna, ai partiti politici ERC o CDC (Convergència Democràtica, predecessore dell&#8217;attuale JxCat), o legati a leader indipendentisti, in particolare con il presidente in esilio Carles Puigdemont.</p>
<p><strong>Josep Lluís Alay</strong>, capo dell&#8217;ufficio di Puigdemont a Waterloo in Belgio, è stato rilasciato dopo essere stato accusato di abuso nell&#8217;utilizzo di fondi pubblici. Parlando alla stazione radio RAC1 dopo il suo rilascio, ha detto di essere calmo e quando gli è stato chiesto del crimine di cui era accusato, ha detto <em><strong>&#8220;il solito&#8221;</strong></em>. Alay ha denunciato l&#8217;operazione come <em><strong>&#8220;persecuzione della causa indipendentista&#8221;</strong></em>.</p>
<p>L&#8217;indagine dalla quale sono scaturite le perquisizioni e gli arresti è diretta dal tribunale numero 1 di Barcellona e ​​fa parte di un caso aperto nel 2016 e fino ad oggi mantenuto riservato. Il caso originale era relativo a presunti crimini di corruzione nell&#8217;autorità provinciale della Diputació di Barcellona.</p>
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